Caso Festival, respinti tutti gli appelli. Il Comune perde il ricorso ma canta vittoria
Il Consiglio di Stato ha deciso. La manifestazione d’interesse resta in piedi
Sanremo. Il Consiglio di Stato ha messo un punto fermo nel contenzioso sull’organizzazione del Festival della Canzone Italiana per il triennio 2026-2028 (con eventuale proroga biennale): tutti gli appelli, compresi quelli presentati dalla Rai e dal Comune di Sanremo, sono stati respinti. Eppure, paradossalmente, proprio da questo rigetto la giunta del sindaco Alessandro Mager ne esce cantando vittoria, perché conferma la bontà della manifestazione d’interesse che ha visto come unico partecipante Viale Mazzini.
In attesa del deposito delle motivazioni, nel dispositivo di sentenza n. 4706/2025, pubblicato oggi, il massimo organo della giustizia amministrativa ha dichiarato inammissibile l’intervento delle associazioni dei consumatori e rigettato integralmente gli appelli presentati da Rai, Rai Pubblicità e dallo stesso Comune di Sanremo contro la sentenza n. 843/2024 del Tar Liguria. Il tribunale amministrativo regionale aveva imposto la gara pubblica per l’assegnazione dei marchi connessi al Festival di proprietà dell’ente locale, giudicando illegittimo l’affidamento diretto alla Rai per le edizioni 2024-2025. A sollevare la questione erano stati i discografici.
Per il Comune di Sanremo, quella che a prima vista può sembrare una sconfitta legale si traduce invece in una vittoria politica. L’obbligo di procedere con una manifestazione d’interesse pubblica ha infatti costretto la Rai a rientrare nella partita del Festival partendo da condizioni economiche molto più vantaggiose per l’amministrazione comunale rispetto agli accordi precedenti, basati sulle convenzioni a trattativa diretta. La manifestazione d’interesse pubblicata il 9 aprile scorso – frutto del gruppo di lavoro voluto dal sindaco Mager, che comprendeva l’assessore al Turismo Alessandro Sindoni, il capo di gabinetto Giulio Camillino, il segretario generale Monica Di Marco e i dirigenti -, e che resta pienamente valida, richiedeva agli operatori partecipanti un corrispettivo minimo annuo di 6,5 milioni di euro, oltre a una percentuale dell’1% sugli introiti pubblicitari e sullo sfruttamento dei marchi concessi. Al bando era inoltre legata una serie di obblighi accessori: la trasmissione di eventi cittadini come “Sanremoinfiore”, la partecipazione al Festival dei vincitori di “Area Sanremo” e dell’Orchestra Sinfonica, nonché la realizzazione e messa in onda di ulteriori manifestazioni durante l’anno, una delle quali obbligatoriamente in estate.
Con la decisione del Consiglio di Stato, si apre ora la fase negoziale con la Rai, unica realtà ad aver presentato un’offerta formale entro la scadenza dello scorso 19 maggio. La trattativa dovrà necessariamente basarsi sui criteri stabiliti dalla manifestazione d’interesse, compresi gli obblighi economici e organizzativi. Il fatto che sia presente un solo offerente non implica un’accettazione automatica delle condizioni proposte. Il Comune potrebbe cercare di ottenere condizioni ancora più favorevoli, sfruttando il vantaggio negoziale derivante dalla legittimità confermata della procedura a evidenza pubblica. Al contrario, la Rai potrebbe tentare di ridimensionare le pretese dell’Amministrazione, invocando elementi di sostenibilità economica o limiti contrattuali.
La vicenda, iniziata con una sentenza del Tar che rischiava di mettere in crisi l’assetto tradizionale del Festival, potrebbe ora rappresentare una svolta. Per la prima volta dopo anni, il Comune di Sanremo si ritrova in una posizione contrattuale più solida nei confronti della Rai. La trattativa che si apre nei prossimi giorni sarà cruciale per definire non solo i contenuti delle edizioni future del Festival, ma anche il peso economico e istituzionale della città all’interno della più importante kermesse musicale italiana.













