Pieve di teco

Bianca Rosta, capitano della nazionale di pallanuoto under 16: «Esperienza internazionale che fa crescere»

Di Pieve di Teco ha anche vinto il il titolo come miglior giocatrice assoluta

Pieve di Teco. Capitano sia della nazionale under 16 ai mondiali di pallanuoto giocati quest’anno in Grecia che della Netafim Bogliasco 1951 under 16, vincitrice del titolo come miglior giocatrice assoluta. Bianca Maria Rosta ha solo 16 anni ma è l’esempio che se i giovani trovano la propria strada e hanno il coraggio di percorrerla possono accadere cose meravigliose.

Di Pieve di Teco, entroterra di Imperia, ha iniziato a giocare da giovanissima a pallanuoto. Uno sport che come dice lei «l’ha aiutata a crescere, a formarsi il carattere e ha superare diverse “paure” tipiche della sua età».

Decisa e grintosa ma sempre sorridente (ogni volta che ritorna al suo paese natale è fermata dai suoi concittadini che le fanno i complimenti e si congratulano con lei)  ora si riposa prima dell’inizio della nuova stagione e delle gare. Ma neanche troppo con la scuola che è iniziata da pochi giorni, cerca di bilanciare allenamenti, compiti e vita sociale che proprio a quell’età non può mancare. «Si riesce a fare tutto-afferma lei- basta trovare il giusto equilibrio».

«È stata un’esperienza notevole- racconta la giovane Bianca a proposito dei Mondiali under 16- perché è il secondo anno che sono in Nazionale e sto facendo un’esperienza giovanile di un certo spessore. L’anno scorso non era andata tanto bene come quest’anno perché abbiamo preso solo una medaglia come finale giovanili, un bronzo con l’under 18 mentre invece quest’anno abbiamo centrato il podio in tutte le categorie: under 20 un argento, un oro under 18 e bronzo under 16».

«A livello internazionale un anno fa- continua- avevo partecipato agli Europei in Ungheria piazzandoci al quinto posto. Quest’anno, invece, abbiamo partecipato al mondiale in Grecia classificandoci seste. Indipendentemente dal risultato sono eventi di livello internazionale che fanno crescere. Ti confronti con tante nazionali e tante realtà diverse vedendo come lavorano e cercando di capire come poter migliorare. Quest’anno abbiamo avuto poco tempo per preparaci per i vari impegni con le prime squadre e le giovanili quindi è stato un po’ difficile incontrarsi. Addirittura siamo stati in raduno solo otto giorni prima di partire per il Mondiale perché in tre abbiamo preso il covid e quindi siamo dovute rimanere in quarantena. Una volta guarite abbiamo fatto due giorni di preparazione e siamo partite per il Mondiale».

Prima volta da capitano, qual è stato il discorso alla squadra?

«Devo dire che sono una persona che non parla molto, anzi non parla per niente. Non mi è mai piaciuto fare discorsi. Ho accettato per vedere se questa mia parte che non era molto loquace la potevo modificare un po’. Piano piano impari a comunicare magari non con le parole solamente ma con dei gesti direttamente in acqua facendo sentire alle mie compagne “ci sono per te, se hai un problema io ti copro , non preoccuparti” più di tante parole che alla fine si perdono. Poi ci sono gli allenatori che sono lì per parlare ed occuparsi della parte tecnica»

Bianca Rosta

Lo sport ti ha aiutato a far emergere una parte di te che non pensavi di avere…

«Quello sì perché ho trovato un po’ di difficoltà a passare da un gruppo all’altro. Sono passata da capitano dell’under 16 in nazionale a quella del Bogliasco, sono due gruppi diversi e bisogna conoscerli per poter tirare fuori il meglio da ognuna delle mie compagne».

Avete un rito scaramantico prima di giocare in nazionale?

«In nazionale c’è stata cosa che non ci aspettavamo. Quest’anno non si sa come mai alle partite dei quarti e delle semifinali non c’è stato l’inno nazionale e sembrandoci brutta come cosa, nello spogliatoio lo mettevamo con una cassa e lo cantavamo in cerchio per darci un po’ di carica prima della partita»

Progetti futuri?

«Per ora riposarmi perché è un mese che non lo faccio. A fine ottobre riparte il campionato di A1»

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