Il caso

Costarainera, pratica Rivieracqua. Sigismondi: «si può efficientare la gestione pubblica senza cedere quote al privato»

«Abbiamo dovuto invalidare il consiglio comunale per bloccare la delibera in approvazione»

Riviera24- rubinetto generica

Costarainera. Problemi durante l’ultimo consiglio comunale di Costarainera, in cui la minoranza ha abbondato l’aula sulla pratica Rivieracqua. Il consigliere Salvio Sigismondi puntualizza la sua posizione.

«E’ diffusamente noto il fatto che il prossimo 10 agosto si riunirà la conferenza dei sindaci sotto la presidenza del commissario ad acta di Rivieracqua dott.sa Gaia Checcucci per la approvazione del nuovo statuto della società che verrebbe trasformata in società per azioni con la previsione di cessione di azioni ad un socio privato da individuare successivamente. In altre parole si tratterebbe di una parziale privatizzazione dell’acqua pubblica con possibile conflitto col referendum a suo tempo determinato al mantenimento dell’acqua pubblica. Personalmente non ho pregiudizio alcuno alle società miste laddove ci trovassimo in uno stato nordico dove il pubblico mantiene uno scrupoloso controllo sulla componente privata. Purtroppo il nostro sistema burocratico non ha questi requisiti per cui l’ingresso di un socio privato nell’acqua pubblica temo finirebbe per aggravare i costi delle bollette (è sacrosanto il diritto dell’investimento privato di trarre profitto) senza migliorare la qualità del servizio.

L’ultima scelta che passa attraverso l’approvazione dei vari consigli comunali interessati vedo che sta creando più di un acceso dibattito. Ecco perché in qualità di rappresentante di uno dei gruppi di minoranza del comune di Costarainera (Costarainera condivisa) mi sono opposto insieme all’altro gruppo di minoranza all’approvazione della delibera che avrebbe espresso parere favorevole al nuovo statuto di Rivieracqua. Società che, tra l’altro, in questo ultimo anno ha presentato in approvazione un bilancio con un significativo avanzo di gestione. Abbiamo dovuto invalidare il consiglio comunale per bloccare la delibera in approvazione. Probabilmente non servirà a nulla ma saremo là a testimoniare che si può e si deve efficientare la gestione pubblica senza cedere quote societarie al privato. Mi sono permesso scrivere alcune riflessioni che allego tra l’ironico ed il graffiante perché non posso tollerare l’ipocrisia di chi da un lato si professa paladino dell’acqua pubblica e dall’altra propone delibere esattamente antitetiche» conclude Sigismondi.

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