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In aula

Vigilessa di Ospedaletti accusata di peculato, ascoltati i testimoni

La discussione il prossimo 7 luglio davanti al tribunale collegiale

tribunale imperia

Imperia. «Il 26 dicembre c’era il mercato e avevamo appena terminato con i parcheggi quando mi è arrivata la telefonata di mio fratello». E’ iniziato con queste parole, stamane davanti al giudice collegiale del tribunale di Imperia, l’esame di Genoveffa “Jenny” D’Agostino, 49 anni, ex vice comandante della polizia locale di Ospedaletti e attuale comandante a Vallecrosia, finita a processo con l’accusata di peculato d’uso per un episodio avvenuto il 26 dicembre 2018 a Sanremo, quando, per raggiungere il nipote, Thomas, fermato dalla polizia provinciale, avrebbe superato di 50 metri circa il confine tra Ospedaletti e Sanremo.

«Mio fratello aveva paura che Thomas esagerasse con le risposte (agli agenti, ndr) e mi ha chiesto di controllare se potevo – ha spiegato D’Agostino -. Una volta arrivati, abbiamo visto il cartello di preavviso del controllo della velocità che era per terra. Superato Capo Nero li abbiamo visti da lontano, non c’era parcheggio e ci siamo diretti a piedi. Ho salutato cordialmente gli agenti e fatto loro gli auguri natalizi. Mio nipote era vicino all’agente Marvaldi, che mica spiegato cosa era successo. Ho ripreso mio nipote, anche pesantemente».  A quel punto, come testimoniato dalla D’Agostino, lo stesso Marvaldi avrebbe chiesto all’agente che era con lui in servizio, Giovanni Calvi: «Ma non possiamo fare niente per aiutare Jenny?». E Calvi ha risposto: «Non mi devi chiedere niente».

«Io sono andata li sono solo a controllare mio nipote e gli ho preso le chiavi. Per me era finita lì. Quando ci siamo salutati cordialmente gli ho detto: ve lo tiro su il cartello? Hanno detto sì. E sono andata via. Ma non ho chiesto niente. Abbiamo parlato della problematica di non stare senza patente e dover lavorare, ma era un discorso tra persone che si conoscono e non una imposizione. Nessuna pretesa, ma solo scambi di opinioni tra persone adulte».

Sul fatto di aver “sconfinato” con l’auto di servizio, motivo per la quale D’Agostino è accusata di peculato, la donna ha risposto: «Non ho fatto nessuna eccezione, andiamo sempre a fare controlli: abbiamo il permesso di andare a Sanremo e girare a Pian di Poma e anche verso Coldirodi. Questo per la conformazione del territorio. Abbiamo anche il distributore accreditato per il rifornimento del carburante proprio a Sanremo, davanti all’hotel Napoleon. Sono tutte cose note all’amministrazione».

Completamente diversa la testimonianza resa dall’agente Calvi, che aveva denunciato l’episodio, anche se solo due mesi dopo il fatto. Secondo Calvi, che insieme al collega Marvaldi aveva fermato il nipote della D’Agostino per eccesso di velocità (viaggiava a 97 chilometri orari contro i 50 massimi consentiti), l’imputata sarebbe arrivata «mentre compilavano gli atti, con veicolo di servizio, guidato dal soprintendente capo Bonfiglio, e ci ha chiesto se potevano “chiudere un occhio”, redigendo un verbale in modo da evitare il ritiro della patente». Calvi avrebbe risposto che «certe cose non vanno chieste» e a qual punto la D’Agostino, «decisamente adirata» avrebbe iniziato a contestare il posizionamento del cartello che preavvisava la postazione elettronica, affermando che non era regolare.

L’avvocato Marco Bosio, legale di Genoveffa D’Agostino, ha chiesto al teste per quale motivo avesse sporto denuncia contro la sua assistita il 18 febbraio, quando invece l’episodio contestato era avvenuto ben due mesi prima, il 26 dicembre. «La dottoressa (Jenny D’Agostino) ha continuato in un comportamento denigratorio. Per questo mi sono stufato e l’ho denunciata», ha risposto Calvi. Scritti e atti denigratori di cui l’imputata, però, ha detto di non essere a conoscenza, aggiungendo che Calvi l’aveva denunciata solo per una ritorsione, a seguito del ricorso vinto dal nipote a cui, la prefettura, aveva restituito la patente, revocando la sanzione emessa proprio dall’agente provinciale.

Il processo è stato rinviato al 7 luglio per la discussione. Poi la sentenza.

 

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