Al confine

Ventimiglia, sopralluogo al Parco Roja per centro migranti: sarà pronto entro l’estate per garantire identificazione degli stranieri fotogallery

All'interno della struttura, i migranti resteranno «il tempo necessario per chiedere asilo o per prendere i provvedimenti necessari alla regolarizzazione o meno delle persone che passano»

Ventimiglia. Realizzare il campo migranti provvisorio nella stessa area dove fino al 31 luglio del 2020 erano ospitati i migranti «è una delle ipotesi». L’altra è quella dell’ex caserma dei vigili del fuoco di Ventimiglia, dove nella precedente amministrazione Scullino vennero accolti i profughi tunisini, negli anni della “primavera araba”.

A confermarlo, stamani, nel corso di un sopralluogo con il sindaco Gaetano Scullino, è stato il prefetto di Imperia Armando Nanei. «Il prefetto Ferrandino (capo del dipartimento libertà civili e immigrazione del ministero dell’Interno, ndr) è molto aperta a qualsiasi tipo di soluzione, l’importante è che sia una soluzione che riesca a contemperare quelle che sono le esigenze della città, del comune, della cittadinanza, le esigenze del centro».

Come già anticipato nel corso del vertice che si è svolto giovedì a Imperia, alla presenza di una delegazione del ministero dell’Interno, il centro al Parco Roja sarà provvisorio. Lo conferma il profetto: «Stiamo ragionando per un centro assolutamente provvisorio e poi vediamo di finalizzare un centro definitivo nella speranza che non ci siano mai più problemi a Ventimiglia – ha detto Nanei -. Adesso la situazione le forze dell’ordine la stanno gestendo bene. Non abbiamo una situazione emergenziale. Un centro di questo genere ci servirà soprattutto a gestire meglio i flussi in arrivo, a distinguere chi vuole chiedere la protezione, l’asilo, in maniera tale da poter essere inserito nei progetti Cas, o qua o da altre parti nel caso in cui non ci dovessero essere posti. Oppure regolarizzare queste persone o prendere provvedimenti di natura amministrativa nel caso delle persone che non hanno diritto».

Sul tipo di centro e sulle sue funzioni. «Credo che il numero delle identificazioni e dei controlli fatti dalle forze dell’ordine e di polizia presenti sul territorio sia molto alto, quindi lo scopo è quello di impedire che circolino delle persone che non sono identificate. Lo scopo è anche quello dell’identificazione delle persone, perché l’identificazione è sinonimo di sicurezza: sappiamo con chi abbiamo a che fare. Non è una forma né vessatoria né altro, ma è una forma di rispetto della legge. Molti arrivano già identificati, quindi l’attività delle forze di polizia, lo ribadisco, è assolutamente efficace da questo punto di vista. Il centro serve anche e soprattutto per favorire questo sistema virtuoso di identificazione e di inserimento delle persone che chiedono asilo, di quelle che hanno la possibilità di essere regolarizzate, ecc. E’ chiaro che Ventimiglia, lo sappiamo bene, è un posto di transito, quindi non moltissimi vogliono poi rimanere qui. Noi non possiamo fare un processo alle intenzioni, ma ci muoviamo a seconda delle situazioni che incontriamo. Il centro potrà avere una serie di vantaggi: non è un centro di permanenza sine die, abbiamo un centro con delle caratteristiche che sono quelle previste dalla normativa vigente».

«Un centro di identificazione – specifica il prefetto – Controllo, all’interno del quale verranno tenute le persone il tempo necessario all’identificazione, alla regolarizzazione. Il tempo necessario per chiedere asilo o per prendere i provvedimenti necessari alla regolarizzazione o meno delle persone che passano».

I migranti che raggiungono Ventimiglia sono regolari o irregolari? «Le cose cambiano continuamente. C’è una rotta balcanica, una rotta da Lampedusa, ci sono poi varie situazioni. Il numero degli irregolari è alto, cambia, varia. Noi facciamo dei controlli mensili sia sul numero delle persone sia su chi c’è», risponde il prefetto.

Perché questa accelerazione per l’apertura centro? «Perché normalmente d’estate c’è un incremento delle presenze e ci prepariamo prima. Non è una cosa che cade dal cielo, ma ne parliamo da qualche tempo – spiega Nanei -. Stiamo lavorando per un’altra sede (Rio Sorba, Mortola, ndr), che ha bisogno di più tempo, perché è molto più complicato. Lavoriamo per un centro provvisorio, con moduli, sicuramente. Ci prepariamo per poter gestire al meglio, per poter evitare che ci siano situazioni di degrado, anche se questo non è un centro anti-degrado, ma di identificazione».

Fattibile il trasporto con pullman dopo respingimenti dalla Francia, come richiesto dal sindaco? «Noi ci muoviamo in un ambito di legalità e quindi possiamo fare quello che ci consente la legge – risponde il prefetto – Se un cittadino chiede asilo e non c’è possibilità di alloggiarlo nei Cas della nostra zona, è chiaro che sarà accompagnato da altre parti. Le persone che non hanno titolo a restare, possono essere accompagnate coattivamente nei Cpr, strutture finalizzate all’espulsione. Altri modi di prendere persone e portarle da un’altra parte sinceramente non mi risultano».

La scelta di collocare un campo per migranti, anche se provvisorio, al Parco Roja, non è del tutto gradita all’amministrazione comunale. «Le perplessità su questa area restano tali, anche perché abbiamo condiviso con l’allora prefetto Di Bari e con l’attuale, una che andasse bene a tutti, già identificata – dichiara il sindaco Gaetano Scullino -. Poi, purtroppo, i tempi si sono dilatati e finalmente è arrivato il nuovo rappresentante del ministero dell’interno. Tuttavia, per motivi diversi, sia tecnici che finanziari e decisionali, abbiamo perso nove mesi ed ora ci troviamo a discutere del problema o a cercare di affrontarlo in un periodo in prossimità dell’estate. Abbiamo parlato col prefetto Nanei, che ringrazio, per valutare la possibilità di collocare una struttura piccola e provvisoria in attesa che nel rio Sorba, di Mortola, si concretizzi la costruzione di un centro di identificazione, transito o accoglienza che sia, in modo definitivo».

«Il Parco Roya ha una superficie di 34 ettari, che speravamo di sviluppare con 250mila metri quadrati di possibilità edificatorie artigianali, commerciali e industriali – ha aggiunto Scullino -. Purtroppo, con le Ferrovie è ancora tutto fermo. Ma è ancora talmente grande questa struttura che sicuramente il prefetto troverà uno spazio. Nell’ultima riunione abbiamo anche parlato dei trasferimenti delle persone respinte, che adesso sono molte meno; quindi, abbiamo discusso dei trasporti dalla stazione ferroviaria a questo ipotetico centro. Il centro dovrà avere la doppia funzione di migliorare la qualità della vita all’interno della città, senza gente che dorme nei giardini, nelle spiagge nel fiume o negli androni dei palazzi, ma a queste persone bisognerà indicare dov’è il centro, bisognerà trasportarle. Già nel 2007, in occasione della Primavera Araba, quand’ero sindaco, abbiamo già organizzato un’accoglienza di questo genere. Li portavano i pullman della croce rossa dalla stazione ferroviaria». Sul fatto che la Lega si era dichiarata contraria ad aprire lo stesso centro chiuso due anni fa, Scullino afferma: «La Lega è un partito di maggioranza, sono molto rispettoso delle loro indicazioni. Hanno già dato, in qualche modo, l’assenso di realizzare il centro di accoglienza a La Mortola».

Al sopralluogo di stamane, oltre a sindaco e prefetto, hanno partecipato anche due esponenti del gruppo Cambiamo: l’assessore Cristina D’Andrea e il consigliere capogruppo Francesco Mauro.

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