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Il piano regionale

Peste suina, in Liguria via libera all’outdoor da escursionismo a mountain bike

Toti e Piana: «Ridefinizione dell'attività di base al rischio epidemiologico, aperture fondamentali anche in vista di Pasqua e della primavera»

Cinghiale

Genova. Dopo oltre 2 mesi di stop, torna il via libera all’outdoor nei boschi dell’entroterra della città metropolitana di Genova e del savonese, dove, a causa delle restrizioni imposte dall’emergenza peste suina, un’ampia parte del territorio era stata completamente interdetta per evitare la diffusione della malattia. La ripresa delle attività all’aria aperta è la principale novità del nuovo Piano regionale di interventi urgenti per la gestione, il controllo e l’eradicazione della Psa nei suini di allevamento e nei cinghiali, approvato oggi dalla Giunta regionale ed immediatamente vigente, nelle more degli esiti della valutazione da parte dell’Ispra e del Centro di referenza nazionale per la peste suina (Cerep).

«La giornata di oggi segna l’uscita del Paese dalla fase emergenziale legata alla pandemia da Covid-19 – dichiara il presidente della Regione e assessore alla Sanità Giovanni Toti – e segna anche, con l’adozione di questo piano, la riapertura dei boschi del nostro entroterra a migliaia di escursionisti, realtà del mondo sportivo e del tempo libero che per mesi hanno dovuto sospendere le loro attività in alcune zone maggiormente interessate dalla diffusione di questo virus, purtroppo molto resistente e letale per i suini colpiti. Questo Piano, adottato in base alle valutazioni sul rischio epidemiologico reale, è frutto di un lavoro molto intenso di monitoraggio del territorio e di studio da parte del commissario e dei nostri uffici oltre che di un confronto serrato con i sindaci e le associazioni, che ringraziamo. Certamente chi frequenterà i nostri sentieri dovrà mantenere alta l’attenzione adottando una serie di comportamenti indispensabili ma in vista delle festività pasquali e della primavera credo sia un cambio di passo significativo, nella direzione del superamento anche di questa emergenza».

Il nuovo piano regionale, frutto del lavoro congiunto degli uffici regionali e dei ripetuti tavoli di confronto col territorio, dispone una nuova zonizzazione in base alla nuova normativa europea che individua una ‘zona infetta’, suddivisa tra area di circolazione attiva virale e area ad alto rischio, un’area di sorveglianza e un’area indenne. Fra le strategie di contenimento ad ampio raggio individuate dal documento, è prevista la realizzazione di sbarramenti lungo le strade statali n.35 “Giovi” e n.456 “Turchino” e di una delimitazione a basso impatto della zona cuscinetto tra l’area di circolazione attiva del virus e l’area infetta. Continuano le misure sui suini domestici per concludere gli interventi di depopolamento, permane il divieto di movimentazione di partite di carni fresche e di sottoprodotti nella zona infetta oltre al mantenimento di condizioni di biosicurezza adeguate in tutta la Liguria.

«La maggiore novità del piano – spiega il vice presidente della Regione Liguria Alessandro Piana su cui abbiamo lavorato alacremente, è il via libera all’outdoor. Una riapertura arrivata a coronamento dell’impegno e dei sacrifici portati avanti per ottenere le condizioni di sicurezza che questa situazione richiede necessariamente. Restituire ai liguri la fruizione dell’entroterra, ci permetterà di assaporare i nostri itinerari in una mobilità rispettosa dell’ambiente, ma maggiormente improntata alla responsabilità. Per questo viene attivata, al contempo, una campagna di informazione e formazione per i vari stakeholders, su tutti i punti del provvedimento regionale. Consentite quindi nella zona infetta le operazioni selvicolturali e quelle all’area aperta come escursionismo e mountain biking, attività equestre, arrampicata, torrentismo, parapendio e pesca in acque interne. Sono richiesti particolari protocolli come il cambio di calzature alla partenza e all’arrivo delle escursioni, la disinfezione di suole e gomme oltre al parcheggio degli automezzi esclusivamente in prossimità delle strade asfaltate, eccetto quelli necessari allo svolgimento di attività agropastorali. Una ripartenza doverosa per il nostro entroterra e per salvaguardare le attività sportive, ludico-ricreative e di aggregazione, ancora più importanti dopo i lockdown da covid. Ricordo che il Piano, pur nell’attesa della valutazione prevista di Ispra e del Centro di referenza per la peste suina (Cerep), nelle more entra comunque in vigore fin da subito per la regolamentazione delle attività».

Rimangono interdette le aree al di fuori dei tracciati o vietate in quanto nell’area di circolazione attiva del virus, le manifestazioni e i raduni campestri in zone non delimitate e recintate o prossime alle strade asfaltate. Viene attivata, al contempo, una campagna di informazione e formazione per i diversi stakeholders. «Oggi è una buona giornata. Ho emesso la prima ordinanza da commissario – aggiunge Angelo Ferrari, commissario straordinario per l’emergenza peste suina e direttore dell’Istituto Zooprofilattico di Liguria Piemonte e Valle d’Aosta – necessaria per l’attuazione dei piani regionali. La Liguria ha approvato oggi il proprio Piano. L’emergenza non è finita, il problema permane ma siamo sulla buona strada, con un senso di libertà che ci aiuterà anche con un po’ di sano ottimismo a proiettarci nei prossimi mesi. Le cose da fare sono tante, ma quello che è importante è l’aiuto e il contributo dei cittadini in questa fase. La conversione in legge del decreto consentirà al commissario di attuare in modo più incisivo e tempestivo determinate attività fondamentali per arrivare all’eradicazione del virus. Ci stiamo già proiettando verso un ulteriore piano di eradicazione che dovrebbe consentirci di ottenere un cofinanziamento europeo».

«La Regione ha fatto molto perché ci è stata vicina – afferma il direttore generale di Anci Liguria Pierluigi Vinaiè riuscita ad accompagnarci in questo nostro percorso in cui c’è stata anche un po’ di reazione forte da parte dei Sindaci alle restrizioni imposte in malo modo a livello governativo. Bene le riaperture, bene gli emendamenti voluti da Anci e Regione al decreto Psa che faciliteranno gli abbattimenti, ma non basta. È giunto il momento della solidarietà: abbiamo fatto un sacrificio per taluni che ora possono darci una mano a rilanciare il nostro turismo, e mi riferisco agli emiliani, ai toscani, piemontesi e lombardi, proprietari di grandi allevamenti di suini, che hanno le aziende di trasformazione in tutta la filiera dei salumi».

«Il via libera alle attività outdoor nel territorio comunale, seppur con alcune prescrizioni e limitazioni, è un’ottima notizia e un grande risultato ottenuto grazie agli sforzi congiunti delle istituzioni territoriali a tutti i livelli – commenta l’assessore all’Ambiente del Comune di Genova Matteo Camporasarà possibile praticare escursioni e sport all’aria aperta sulla sentieristica bianca tracciata. da questo fine settimana, un fatto particolarmente importante visto l’approssimarsi della buona stagione, temperature miti e delle festività pasquali che sono il periodo tradizionalmente preferito dai genovesi per frequentare il nostro straordinario entroterra, a due passi dalla città e dalla costa. Come Comune stiamo facendo un attento monitoraggio con la Polizia Locale, stiamo installando cartellonistica specifica che ricorda il divieto di somministrazione cibo alla fauna selvatica, come già stabilito da apposite ordinanze. Siamo in contatto quotidiano con il dipartimento Agricoltura di Regione Liguria. È importante che tutti i fruitori delle nostre vallate e percorsi delle fortificazioni storiche, appassionati e sportivi, seguano con attenzione le prescrizioni finalizzate a evitare la diffusione della peste suina. Contestualmente gli enti competenti provvederanno a installare un sistema di palizzate che affianchi le strade, mentre è già in corso il rinforzo delle barriere autostradali».

Nel Piano restano sostanzialmente invariate la ‘zona infetta’ e la ‘zona di sorveglianza’ (area buffer) ridenominate dal regolamento europeo della scorsa settimana ma viene ridefinita la regolamentazione delle attività sulla base del rischio epidemiologico, in relazione alle carcasse di cinghiali infetti ritrovate ad oggi. In particolare, sono state analizzate 167 carcasse di cinghiali di cui 32 sono risultate positive (rinvenute in una porzione limitata della ‘zona infetta’). A coadiuvare nelle attività di ricerca e monitoraggio sono stati 1.618 operatori volontari, individuati e coordinati dagli Ambiti territoriali di caccia in prevalenza tra i cacciatori ma anche tra le associazioni escursionistiche e sportive outdoor coordinate dallo Sportello della Montagna. Al 25 marzo erano state effettuate 1.220 uscite di monitoraggio, con 3.268 presenze di operatori volontari.

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