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Paragone a Imperia con “Italexit per l’Italia”. Su Scajola: «Costruire presupposto perché i cittadini se ne liberino» fotogallery

Green pass, guerra in Ucraina e politica: il senatore ha parlato in piazza della Vittoria

Imperia. Circa duecento persone hanno partecipato alla manifestazione “Italexit per l’Italia“, organizzata in piazza della Vittoria, a Imperia, dal coordinatore imperiese di Italexit Simona Marazzi e da Francesca Riccobono. Presente l’ex grillino e attuale leader di Italexit, il senatore Gianluigi Paragone, che per quanto riguarda il green pass ha subito messo le cose in chiaro: a suo dire non sparirà: «Secondo me loro continuano sulla precedente matrice – ha detto – Cioè tentano di aprire e poi dall’altra parte non hanno il coraggio di mollare tutto. Penso che questa ormai sia la dimostrazione di come siano prigionieri delle loro politiche. Anche il green pass. Non è vero che lo molleranno il primo di maggio: la matrice del green pass resta e il protocollo resta. Quindi le nuove disposizioni non sono nient’altro che la prosecuzione diversa e aggiornata rispetto alla politica precedente».

Alla domanda su cosa pensi del sindaco di Imperia, Claudio Scajola, Paragone ha risposto: «Penso che dovevamo costruire un presupposto perché i cittadini possano liberarsi di Scajola e degli Scajola».

Quali sono gli obiettivi di Italexit? «La battaglia principale è quella di arrivare ad una Italia che sia sovrana e fuori dall’Unione Europea. Un’Unione Europea che presto dovrà raccontare ai cittadini perché non ha mai dato i soldi – ha detto il senatore -. Io sento sempre parlare di soldi che arrivano, che stanno arrivando e poi non arrivano mai. Non arriveranno neanche i soldi del Pnrr. La verità è che ci sono caro bollette, caro benzina… un rincaro complessivo della vita e i soldi da parte né dell’Europa né del Governo che dovrebbe interfacciarsi con l’Europa, (nessuno li) caccia. Draghi aveva la possibilità di chiedere lo scostamento di Bilancio per far fronte al tema dei rincari, non lo ha fatto, perché? Perché evidentemente ha paura di sfidare l’Europa. Allora mi domando: l’uomo del “whatever it takes”, del “faremo tutto il possibile per salvare la moneta”, non riesce a fare tutto il possibile per salvare le famiglie».

Alcuni dicono che l’Europa si sia ricompattata per la guerra. Come valuta questa affermazione? «Con una risata – replica ridendo – Perché erano le stesse cose che sentivo dire durante l’emergenza Covid, quando sentivo dire: “Mai come in questo momento l’Europa è così compatta”, invece ognuno si approvvigionava come meglio poteva per i fatti propri. L’Unione Europea è una farsa, non esiste una solidarietà europea e non esiste neanche adesso rispetto alla questione dell’Ucraina, basti pensare che noi ogni giorno, al di là della propaganda e dell’ipocrisia, paghiamo la russia di Putin perché da lì compriamo il 40 per cento del nostro gas. E quindi noi ogni giorno diamo loro i soldi, che poi lui li mette per finanziare la guerra. Se a Roma non fossero ipocriti direbbero: “Noi da adesso facciamo a meno del gas russo”, ma non lo possiamo fare perché noi per decenni abbiamo fatto affari con Putin».

Al comizio ha preso parte anche l’avvocato Marco Mori, noto per essersi offerto di seguire le istanze di numerose persone contrarie a lockdown, vaccini e green pass. Proprio sulle azioni legali intraprese, il legale genovese ha detto: «Le azioni sono state fatte sia in sede civile che in sede penale. L’azione penale ha avuto veramente un grande successo, ho visto io stesso le code che si sono create nelle varie procure della Repubblica per il deposito. La contestazione che viene fatta al Governo è quella del delitto di violenza privata, cioè attraverso un intervento legislativo ha introdotto di fatto un ricatto che era quello del divieto di poter svolgere la propria professione a chi non voleva vaccinarsi, e attraverso questo ricatto si voleva imporre un trattamento che un trattamento non voleva fare. Questo a tutti gli effetti è completamente al di fuori dell’ordinamento, perché prima di tutto un trattamento sanitario obbligatorio può essere imposto soltanto a determinate condizioni e questo trattamento non le rispetta». 

«Tra l’altro – ha aggiunto Mori – Da pochi giorni il Consiglio di Giustizia amministrativa per la Sicilia su questo ci ha dato ragione, trasmettendo proprio gli atti alla Corte Costituzionale, evidenziando come questo trattamento ha effetti avversi, che non sono minimamente paragonabili a quelli  di altri trattamenti resi obbligatori in passato. Qui, purtroppo, ci sono eventi avversi gravi, tra cui invalidità e via dicendo; sono diciassette ogni centomila inoculazioni e l’Aifa conta già ventidue morti. In questo contesto siamo fuori dai paletti della Corte Costituzionale che non consentiva il sacrificio della vita nemmeno di un singolo individuo, neanche per la tutela di tutti gli altri. Quindi il presupposto dell’illegittimità dell’intervento normativo c’è». E ancora: «La cosa che poi si contesta è aver allegato questo tipo scelto al ricatto su qualcosa da cui dipende la sopravvivenza del cittadino. Perché per un over 50, che fino ad oggi non poteva più fare alcun tipo di lavoro, una sanzione di questo tipo, in virtù di un non rispetto di non obbligo, equivaleva alla pena di morte: o hai risparmi oppure sei obbligato a fare qualcosa che non volevi fare. Questo dal punto di vista penale è effettivamente punito. Nel momento in cui verrà dichiarata incostituzionale la norma, secondo me il problema per l’Esecutivo si pone. Ad oggi sono già arrivate un po’ di archiviazioni in giro per l’Italia. Abbiamo già fatto alcune opposizioni ad archiviazioni, continueremo a farne. Ne abbiamo fatte, ad esempio su Genova, in Sicilia; su Imperia, se non vado errato non mi è ancora arrivato niente, ma sicuramente andremo avanti e nelle prossime opposizioni con ancora più forza. E’ una partita su cui non intendiamo mollare, perché si è superata la soglia di ciò che poteva essere tollerato. Non puoi toccare il lavoro delle persone».

Tempistiche per arrivare a una conclusione, in positivo o in negativo, di questa vicenda? «Allora, l’ambito civile verrà deciso dalla Corte Costituzionale e la questione è già stata trasmessa alla Corte. Si pronuncerà sull’obbligo per i sanitari, ma di riflesso vale anche per tutte le altre categoria coinvolte. In ambito penale, invece, i tempi sono completa ente diversi e poi c’è un altro aspetto: essendo un reato ipotizzato a carico di un esponente del governo, un ministro nell’esercizio delle sue funzioni, a quel punto passa per forza di cose dall’autorizzazione a procedere del Parlamento – ha concluso l’avvocato -. Oggi sappiamo benissimo che non ci sono le condizioni, non c’è una maggioranza che autorizzerebbe. A noi interessa che questi atti vengano trasmessi al tribunale dei  ministri, almeno da qualche parte d’Italia e che i fascicoli siano lì. Un domani che cambierà la maggioranza, questa possibilità di avere le autorizzazioni a procedere ci sarà».

Simona Marazzi, coordinatrice di Imperia per Italexit con Paragone sottolinea come ci si stia già preparando per le elezioni amministrative del 2023: «Stiamo ingrandendo il progetto di Italexit per l’Italia sul territorio imperiese. Ci stiamo organizzando per quanto riguarda le prossime elezioni amministrative. Italexit per l’Italia – Imperia, non è propensa a fare alleanze nè con il centro destra, nè con il centro sinistra»

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