Il conflitto

Crisi Ucraina-Russia, le testimonianze da Sanremo: «Ho ricevuto la chiamata alle armi»

Oksana, ex poliziotta di Kremenčuk. Victoria e Vadim del Donbass

Sanremo. «Se vivessi ancora nella mia Kremenčuk mi ritroverei ora con un Kalashnikov tra le mani». E’ agghiacciante la prima testimonianza raccolta all’interno della comunità ucraina residente nella Città dei Fiori, attonita di fronte all’escalation della crisi tra Russia e Ucraina e preoccupata per i parenti e gli amici che si trovano ancora in patria. La prima a parlare è Oksa Rainisio, nome ucraino, cognome italiano al cento per cento. “Oksa”, giovane ex poliziotta della regione centrale del Paese stretto tra Russia e Unione Europea, vive a Sanremo dal 2004 insieme alla madre.

«Da stamattina stiamo piangendo tutti. Riceviamo telefonate dagli amici in Ucraina in ogni momento. Vicino alla mia città d’origine si trova una base militare che è stata bombardata. Le informazioni viaggiano a singhiozzo ma sappiamo per certo che tante persone stanno cercando un rifugio fuori dai centri abitati, i negozi sono presi d’assalto, così le farmacie, i bancomat e le pompe di benzina. A Kremenčuk esiste il ponte più lungo d’Ucraina. Un ponte ammalorato da tempo, che ora si teme possa crollare come il Morandi a Genova, sotto il peso delle auto in fuga. Questa mattina mi è arrivato l’invito per arruolarmi nell’esercito. L’ho ricevuto in quanto ex poliziotta. Non andrò. Proviamo ad aiutare gli amici che vogliono attraversare le frontiere con la Polonia e l’Ungheria».

oksana

Poche, pochissime parole interrotte dalle lacrime da parte di Victoria che ha madre e nonne a Donestsk, nel Donbass, la regione a maggioranza russa dove il conflitto è cominciato: «Da questa mattina alle 5 ci chiamano dappertutto. Sono stravolta e preoccupata per i nostri cari in Ucraina. La situazione è davvero complicata». Sempre originario dal Donbass, a testimoniare quanto sta accadendo è un altro giovane sanremese d’adozione, Vadim, operaio quarantenne. «Mia suocera abita ancora in Ucraina, nella regione chiamata impropriamente filo russa. Quello che non si dice è che nel Donbass sono otto anni che ci sono conflitti e nessuno ha mai provato a risolvere la situazione. Io sono contro la guerra, ma da ucraino mi sento di appoggiare l’azione russa. Mio padre è ucraino, mia madre russa. Nella comunità locale le distinzioni non hanno mai contato. Siamo stati sempre tutti fratelli. Purtroppo da quando è arrivato al potere il presidente Zelensky c’è stata una forte spinta nazionalista, iniziata con le promesse di limitare la diffusione della lingua russa sul territorio ucraino. Un territorio dove il 60percento delle persone parlano russo. Credo che l’intervento della Russia, a cui siamo legati storicamente ed economicamente, sia di tipo difensivo e mirato su obiettivi precisi non civili. Nessuno dei due popoli vuole la guerra. Mi auguro possa tornare a prevalere la diplomazia».

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