Il bilancio

Sanremo, la musica batte il ritmo ai saldi ma il clima è dominato dall’incertezza fotogallery

Periodo delle feste positivo per il commercio. Maltempo e emergenza Covid lasciano il segno sulla ristorazione

Sanremo. E’ stata la musica dei Dixi Frixi di San Severo ad animare il primo pomeriggio di saldi nella Città dei Fiori. Vie del centro ricche di gente per le prime ore di caccia all’affare nei negozi sotto casa. Un momento perfetto per trarre un bilancio delle feste e ragionare sulle prospettive del prossimo futuro, sul quale pende la spada di Damocle della zona arancione in Liguria a meno di un mese dal Festival.

Diversi i punti di vista dei negozianti e dei ristoratori, con i primi contenti per il buon andamento delle vendite di Natale (l’anno scorso la zona Rossa anticipata a Ponente aveva mandato in fumo la fetta di mercato dei regali last minute), mentre per i ristoratori la preoccupazione è altissima, dopo un Natale e un Capodanno sotto tono, con perdite che hanno raggiunto anche il 50% di un incasso relativamente normale.

«Il Natale è andato abbastanza bene, abbiamo lavorato credo tutti, – commenta Walter Verdecchia, commerciante di via Matteotti iscritto alla rete d’impresa Sanremo On -. Ci aspettavamo una maggiore presenza di stranieri ma la stagione si è comunque salvata con buoni risultati. C’è stato sicuramente un incremento rispetto all’anno scorso visto che, grazie al cielo, siamo rimasti aperti tutti i giorni, recuperando quanto perso nel 2020. Per i saldi siamo moderatamente ottimisti. Il punto di domanda sono i francesi, che a noi danno il valore aggiunto e che non si vedono più molto per via dell’andamento della pandemia».

Festival a marzo? «Come Sanremo On abbiamo sempre detto che bisognerebbe slittare il Festival in avanti e non indietro. L’ideale sarebbe averlo a maggio, quando il clima è dei migliori. In questo periodo va bene alla Rai ma non va bene per Sanremo».

Fronte ristorazione. La parola a Raffele Martino del ristorante da Nicò di piazza Bresca: «Il bilancio è semplice: siamo sempre al punto di prima. Se non ci aiutiamo da soli non ci aiuta nessuno, a partire dallo Stato. Il lavoro di Natale ha scarseggiato parecchio. Si è fatto qualcosina di più a Capodanno. Speriamo di poter lavorare per il Festival perché per la città è un evento troppo importante. Spostarlo a marzo? Non penso che l’idea verrà presa in considerazione. Purtroppo».

Anche Federmoda, per bocca del referente Antonio Fontanelli, sposa a spada tratta la proposta lanciata da Confcommercio, ieri, di spostare il Festival a marzo. «Per quanto riguarda il bilancio delle feste – spiega il titolare dell’omonimo negozio di abbigliamento – abbiamo visto meno lombardi tra i nostri clienti abituali e più piemontesi. Il bilancio è comunque buono grazie allo zoccolo duro dei nostri concittadini di Sanremo che decidono di comprare nei negozi sotto casa. Ora si apre l’incognita del Festival, che per noi coincide anche con i saldi di gioia nel weekend finale della kermesse. Se dovessimo essere costretti a chiudere come l’anno scorso per via del Covid sarebbe un vero disastro».

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