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Covid, Tosi (M5s): «In Liguria alle donne in dolce attesa ma positive non vengono garantiti percorsi ad hoc» - Riviera24
Il commento

Covid, Tosi (M5s): «In Liguria alle donne in dolce attesa ma positive non vengono garantiti percorsi ad hoc»

«Spero che l’assessore regionale alla Sanità e gli uffici di A.Li.Sa trovino una soluzione»

gravidanza

Genova. «Poniamo il caso di una donna al terzo mese di gravidanza. E poniamo che la futura mamma sfortunatamente si infetti: tampone positivo al Sars-Cov2. Quarantena immediata. A questo punto però, come ulteriore carico, aggiungiamoci che era stata anche programmata una villocentesi. Panico? Ma no dai, tranquilli: si avvisano il proprio medico curante o il ginecologo, che a loro volta segnalano il caso al consultorio e contestualmente all’Asl di riferimento. In caso di esami improrogabili o a rischio scadenza, viene predisposto un percorso dedicato in ambulatori ad hoc, in totale sicurezza. Facile, vero? Già… peccato però che tutto questo succeda nella vicina Emilia-Romagna (e magari anche in qualche altra regione, ma noi ci siamo fermati qui). In Liguria, invece, la stessa futura mamma viene abbandonata a sé stessa. Letteralmente!».

Lo dichiara il capogruppo regionale del M5S Fabio Tosi, che poi svela: «Non mi invento nulla: la storia della mamma in dolce attesa, positiva al Covid mi tocca da vicino. Molto vicino: è successo infatti alla mia compagna. Addirittura, ci siamo sentiti dire che il nostro è un caso unico. Cioè, vediamo se ho capito bene: una donna al terzo mese di gravidanza positiva al Covid è un unicum in tutta la Liguria? Fosse anche vero, è motivo sufficiente per negarle i controlli e gli esami? È giusto farle vivere settimane di angoscia? Al netto della villocentesi mancata, la sua ultima ecografia risale al 26 ottobre: in queste settimane, la sanità territoriale non ha potuto effettuare nessun tipo di accertamento domiciliare perché non esiste un protocollo specifico. A chi potrebbe obiettare che sarebbe bastato un accesso al Pronto Soccorso, domando: voi lo fareste? Portereste una donna incinta, con bassissime difese immunitarie, in un PS ora che il Covid ha rialzato la testa? Perché non attivare invece dei percorsi ad hoc, riservati a loro?».

«Sfumata la rabbia dei primi giorni, è subentrata l’amarezza. Sostituita poi a sua volta dalla volontà di fare qualcosa, di dare il mio diretto contributo perché quanto abbiamo patito noi non venga vissuto e provato da nessuna altra famiglia: oggi, infatti, ho incontrato gli uffici di A.Li.Sa, attenzionandoli su questo delicatissimo tema. Auspico che questo vuoto venga colmato al più presto. E aggiungo che non serve inventarsi nulla di nuovo: basta copiare quanto di buono ha fatto e sta facendo la vicina Emilia-Romagna. In un paese civile, con regole civili, prima vengono le donne e i bambini. Giusto? Così mi hanno sempre detto e insegnato: spero che l’assessore regionale alla Sanità e gli uffici di A.Li.Sa trovino una soluzione alla problematica che ho posto alla loro attenzione rispettivamente in una recente capigruppo e nell’incontro di oggi. Ritengo che a due anni dall’inizio della pandemia, una simile situazione non sia giustificabile», conclude Tosi.

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