Servizio idrico

Rivieracqua, entro l’anno la tariffa unica. Chiappori: «La società può rimanere pubblica»

«Mi fa piacere che il sindaco di Sanremo Alberto Biancheri abbia chiesto di valutare l'opportunità di non cedere quote ai privati»

Chiappori mangiante

Sanremo. Sarà definita entro la fine dell’anno la nuova tariffa unica provinciale delle bollette dell’acqua. A confermarlo sono stati il presidente di Rivieracqua Gian Alberto Mangiante e il consigliere di amministrazione Giacomo Chiappori, intervenuti oggi in conferenza stampa per fare il punto della situazione a seguito della revoca del concordato, decisa venerdì scorso dal giudice del tribunale di Imperia (vedi correlato).

Sono destinati a finire entro l’inizio del 2022 i vari regimi di tariffe sparsi sul territorio provinciale, dove in alcuni comuni si paga l’acqua carissima (oltre i 2 euro al metro cubo, vedi nel Golfo Dianese) e in altri pochissimo, come a Bordighera (ultimo dei comuni costretto cedere i propri impianti al gestore unico provinciale), vicina ai 30 centesimi al metro cubo. La nuova tariffa unica provinciale sarà di circa 0,60-0,70 centesimi per tutti, almeno secondo le stime calcolate dall’ex sindaco Chiappori. A “guadagnarci”, quindi, saranno i residenti del Dianese, mentre le bollette arriveranno maggiorate – di qualche decina di centesimi al metro cubo, non un’esagerazione – nel resto della provincia. A definire il giusto conteggio dovrà essere il commissario ad acta dell’ex Ato idrico Gaia Checcucci, in accordo con Arera che è l’agenzia nazionale per l’energia, le reti e l’ambiente.

I numeri. Con un buco di 30 milioni di euro di debiti creato in 10 anni di attività, Rivieracqua si è appena vista riconoscere dal tribunale una svolta. Secondo le cifre rese da Mangiante questa mattina, la società naviga verso un fatturato annuo vicino ai 40 milioni di euro che, al netto dei costi, produce un utile di oltre due milioni a periodo. La svolta è arrivata dall’integrazione portata avanti dal commissario Checcucci che in circa un paio d’anni ha annesso a Rivieracqua le gestioni cessate di Imperia (Amat), Sanremo (Amaie) e Ventimiglia (Aiga).

Nell’ultimo piano a disposizione del consorzio pubblico (risalente a un decennio fa) erano previsti 450 milioni di investimenti in 20 anni. Di questi – sempre secondo il presidente del Cda – ne sono stati realizzati meno dell’1%. Ma la musica si appresta a cambiare: dal governo sono attesi 27 milioni di euro del Recovery plan, tutti da destinare alle condotte colabrodo dell’Imperiese. Sei di questi, messi come anticipo dalla Regione Liguria, sono già nella disponibilità di Rivieracqua che conta, entro marzo 2022, di terminare i lavori del nuovo “tubane” che collegherà Borgo Primo (Imperia) a Diano Marina. Opera fondamentale per scongiurare la crisi idrica che puntualmente, ogni estate, affligge il Golfo Dianese.

Personale. Con l’annessione delle gestioni cessate, Rivieracqua può contare su una forza lavoro di 190 dipendenti. «Un numero destinato a crescere con nuove assunzioni, spiegano Mangiante e Chiappori del Cda. Ci siamo impegnati per non lasciare a casa nessuno. Anzi, i dati odierni ci dicono che abbiamo bisogno di nuova manodopera specializzata, in particolare tecnici, che dovremo andare ad assumere prossimamente». A salvarsi da una possibile scure sono stati anche i dirigenti delle vecchie società locali, i quali hanno avuto tutti una nuova posizione organizzativa all’interno del consorzio imperiese.

Pubblico – privato. Per Chiappori Rivieracqua non solo può ma deve rimanere pubblica: «Oggi Rivieracqua rispecchia la volontà popolare espressa dal referendum del 2011. E’ chiaro anche dalle parole del tribunale che per la società l’agonia è finita. Abbiamo messo dentro tutte le gestioni cessate, creando il pacchetto per poter funzionare alla grande. Arriveranno risorse importanti dal ministero dell’Ambiente e sia chiaro che i soldi li ha chiesti Rivieracqua e solo Rivieracqua dovrà gestirli. Non come accaduto in passato.

Mi fa piacere – continua Chiappori –  che il sindaco di Sanremo Alberto Biancheri abbia chiesto alla società di valutare l’opportunità di non lasciare quote ai privati. Io sono uno di quelli che crede che sia necessario riportare in conferenza dei sindaci la decisione di cedere il 49% di Rivieracqua sul mercato. Gli investimenti necessari e il saldo dei debiti possono essere fatti con i fondi dello Stato o con l’accesso al credito bancario, senza bisogno di vendere».

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