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Opere pubbliche

Restyling Porto Vecchio Sanremo, al via nuovi scavi archeologici. Ma i pini da abbattere sono ancora lì

Gli alberi in questione non sono a rischio crollo come altri del filare (diversi dei quali già tagliati ed uno caduto sulla strada) e quindi, in un primo momento  non era stato possibile emettere un'ordinanza urgente di abbattimento

Sanremo. L’inizio delle nuove prospezioni archeologiche funzionali al restyling del Porto Vecchio è fissato per la settimana prossima, ma i pini marittimi da tagliare sono ancora lì.

Nei piani di Palazzo Bellevue questi alberi, a dimora in via Nino Bixio partendo dall’incrocio con Corso Mombello lungo la pista ciclopedonale, sono da abbattere, al fine di permettere l’ampliamento delle prospezioni sottese alla realizzazione del tunnel stradale che, nei progetti, collegherà l’intersezione citata con il sottopasso della Croce Rossa. La galleria è considerata, dal Comune, l’opera di pubblica utilità per l’attuazione del project financing finalizzato al rifacimento del waterfront matuziano, proposto (ed accettato dall’ente) dalla Società Porto di Sanremo Srl – i cui soci sono l’imprenditore Walter Lagorio e il patron del gruppo Azimut Paolo Vitelli.

Gli scavi archeologici, già attivi in via Bixio, servono a capire “cosa c’è sotto” e se il tunnel potrà passarci, senza compromettere possibili reperti di importante valore storico. Per ora è stato scoperto quello che già si sapeva ci fosse, in particolare la pavimentazione di un palazzo del ‘600. Il completamento delle prospezioni è uno degli step necessari per realizzare il tunnel. E se non iniziano le opere non sarà possibile neppure rifare il porto.  Quindi quei pini, con buona pace degli ecologisti, lì non ci devono più stare.

Gli alberi in questione non sono a rischio crollo come altri del filare (diversi dei quali già tagliati ed uno caduto sulla strada) e quindi, in un primo momento  non era stato possibile emettere un’ordinanza urgente di abbattimento, anche se a fine settembre scorso la sovrintendenza ai Beni Archeologici aveva chiesto il loro taglio, operazione sottesa però all’autorizzazione di un’altra sovrintendenza: quella ai Beni Ambientali. Quest’ultimo “ok” sarebbe pervenuto sulle scrivanie di Palazzo Bellevue già da almeno due settimane, ma di rimozione delle piante ancora non se ne parla.

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