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Il vertice

Crisi RT, sospeso incontro in prefettura in attesa di parere legale: «Non abbiamo più tempo» fotogallery

I sindacati: «Vogliamo una risposta entro oggi, positiva o negativa che sia»

Imperia. Vizio di forma per impignorabilità delle somme publiche, che servono a garantire un servizio pubblico, ma anche possibilità di sbloccare le somme che Rt riceve dalla Provincia, senza dover attendere necessariamente l’inizio della procedura di concordato. Sono queste le strade discusse stamane, in un vertice in Prefettura, per salvare l’azienda locale di trasporto pubblico. Un vertice che è stato sospeso intorno a mezzogiorno, dopo circa un’ora e mezza di discussione, in attesa di un parere che la Provincia chiederà ai suoi legali per sapere se sarà possibile liquidare la società, permettendole di restare a galla nel periodo che intercorre tra l’inizio e la fine della procedura di concordato. In attesa, poi, della decisione del giudice per le esecuzioni sull’istanza di sblocco delle somme pignorate che ieri ha rinviato l’udienza al prossimo 24 novembre per un difetto di notifica.

Da parte dei sindacati, però, è stato imposto un aut aut categorico: «Se la risposta non arriverà entro oggi, saremo costretti a fermarci».

«Abbiamo ipotizzato due strade – ha affermato il presidente di Rt, Giovanni Barbagallo – Una è quella del vizio di forma, che riguarda la impignorabilità di somme pubbliche che servono per un servizio pubblico essenziale. Un’altra strada che sta emergendo, riguarda le somme che Rt deve ricevere dalla Provincia, da dopo l’inizio della procedura di concordato. La Provincia sta valutando, se questa procedura basata sulla legge fallimentare, può sbloccare le somme successive all’inizio dell’iter di concordato, anche perché è ovvio che il tribunale, non può da una parte autorizzarti a presentare un piano in 4-6 mesi e dall’altra non consentire il proseguo della attività dell’azienda, bloccando le somme mirate solo a svolgere il servizio pubblico essenziale. Siamo in attesa attesa di sbloccare questa situazione, queste ore serviranno per approfondire questo aspetto giuridico».

«Le parti hanno deciso di aggiornarci nel pomeriggio – ha dichiarato il prefetto di Imperia, Armando Nanei – Perché aspettiamo delle informazioni. Il clima è serio, ma penso ci possa essere uno sbocco positivo. Anche se la sentenza ha rinviato la decisione, potrebbero esserci altre possibilità per andare incontro alle esigenze delle maestranze. La parola ottimismo non deve mai mancare».

Più preoccupati i sindacati. «Attendiamo un parere che potrebbe permettere alla Provincia di sbloccare i pagamenti – dice Fabrizio Ioanna (Fit-Cgil) -. Si sono presi quarantotto ore, ma noi abbiamo detto che la risposta la vogliamo assolutamente oggi e da qui non usciamo senza garanzie. Ci devono dire se da qui al 24 novembre, senza queste somme, l’azienda sta in piedi. Ho fatto questa precisa domanda alla Provincia e non ho ottenuto risposte, vorrei averla entro oggi. Mi auguro che sia positiva, ma ho il pensiero che se sia negativa l’azienda non può stare fino al 24 aperta».

Per Marco Ghersi (Fit-Cisl): «I dipendenti hanno preso mille euro in settanta giorni e se ne attendiamo ancora trenta, diventano mille euro in cento giorni. Sfido chiunque a vivere con mille euro in cento giorni. Oggi vogliamo una risposta, altrimenti non c’è servizio. L’azienda non ha neppure i soldi per il gasolio o i ricambi. A questo punto conviene che fallisca l’azienda, almeno prendiamo la disoccupazione, ma lavorare senza soldi non va bene. Avere dei colleghi, che poi vanno a fare dei prestiti e si mettono ancora nei guai, io non ci sto». Gli fa eco il collega Enrico Parodi (Uil): «Abbiamo cercato di fare capire che oggi vogliamo una risposta. Lo stress accumulato noi, non è paragonabile a quello dei nostri colleghi. Hanno chiesto quarantotto ore, ma non abbiamo più potuto darle. Non diamo colpa a nessuno, ma devono prendersi la responsabilità di pagare».

«Basta promesse o finte garanzie – conclude Bruno Zumbo (Faisa-Cisal) – Vogliamo una risposta, perché non riusciamo più a stare senza stipendio».

Nel tardo pomeriggio le parti si incontreranno nuovamente in Prefettura, per giocare l’ultima carta utile a salvare il servizio di trasporto pubblico e gli oltre 300 lavoratori che fino ad oggi, pur senza stipendio, lo hanno garantito.

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