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Il pensiero

Circolare parlamento UE “vieta” gli auguri di Natale, vescovo Suetta: «Segnale incontrovertibile di decadenza»

«Il pluralismo non vuol dire cancellare la propria identità, ma vivere in pace nel rispetto reciproco»

Consoli del mare sanremo 2021 vescovo suetta madonna costa

Sanremo. Fa discutere il documento redatto da Helena Dalli, commissaria maltese per l’Uguaglianza nel parlamento Europeo, che in trentadue pagine di circolare interna dal titolo “Union of Equality” destinata alle aule dell’Europarlamento, consiglia di non utilizzare alcune espressioni quali “Buon Natale”, preferendo il più neutrale “Buone feste”, evitando «di considerare che chiunque sia cristiano», perché serve «essere sensibili al fatto che le persone abbiano differenti tradizioni religiose». «Dobbiamo sempre offrire una comunicazione inclusiva – dichiara la commissaria maltese – garantendo così che tutti siano apprezzati e riconosciuti indipendentemente dal sesso, dalla religione o dall’origine etnica».

«Non so bene quale valore normativo abbia questa circolare – dice il vescovo della diocesi di Ventimiglia-Sanremo, monsignor Antonio Suetta – Ma indipendentemente da questo, che secondo me è l’aspetto meno rilevante, quello che realmente preoccupa molto e deve essere seriamente attenzionato e valutato è il fatto che questo tipo di intervento, qualunque valore esso abbia dal punto di vista normativo, è espressione evidente di quella che oggi si chiama “culture cancel”: la tendenza in nome dell’inclusività o di un nuovo umanesimo a cancellare le radici, della nostra tradizione giudaico-cristiana».

Un’operazione, quella “mascherata” e giustificata dalla logica del politically correct, che, al vescovo Suetta sembra «ingiusta e assolutamente pericolosa, perché noi lo sappiamo benissimo, dal punto di vista botanico, che tagliare le radici a una pianta equivale a farla morire».

«Tutti questi segnali, dal mio punto di vista molto preoccupanti – aggiunge il vescovo – A mio parere vanno sotto un nome che è “decadenza”. Quello che noi stiamo vivendo, nel nostro contesto culturale sociale e istituzionale europeo, è né più e né meno che un insieme di segnali incontrovertibili di decadenza.
Questa decadenza spesso viene camuffata o propagandata come acquisizione di diritti in realtà, a mio parere, si tratta di un terribile segno di patologia in corso e che, secondo me, deve risuonare alle orecchie e soprattutto alla coscienza delle persone più serie come un urgente campanello di allarme».

«Il pluralismo – conclude monsignor Suetta – Non vuol dire cancellare la propria identità, ma vivere in pace nel rispetto reciproco».

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