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Adolfo Siffredi, primo sindaco di Sanremo dopo la Liberazione: il racconto dello storico Andrea Gandolfo - Riviera24
Appuntamento con la storia

Adolfo Siffredi, primo sindaco di Sanremo dopo la Liberazione: il racconto dello storico Andrea Gandolfo

Dalla lotta partigiana alla riapertura del Casinò

palazzo bellevue

Sanremo. Il primo sindaco di Sanremo dopo la Liberazione fu Adolfo Siffredi. A lui fu affidato un compito particolarmente delicato, quello di gestire il passaggio dalla fase insurrezionale alla normale vita democratica e civile. A ricordare l’importante figura umana e istituzionale è lo storico matuziano Andrea Gandolfo. Si seguito il suo scritto:

Adolfo Siffredi nacque a Pompeiana il 27 novembre 1891 da Sebastiano e da Tommasa Clerici. Nel 1906 aderì al Psi, iniziando a svolgere un’intensa attività politica. Dopo l’annuncio dell’armistizio con gli Alleati nel settembre 1943, entrò nelle file della Resistenza con il nome di battaglia di “Fifo”. Cominciò a collaborare con il Cln di Sanremo organizzando i primi gruppi di azione patriottica cittadini a partire dal maggio 1944. Insieme a Giuseppe Anselmi e attraverso contatti con il Cln di Ospedaletti, promosse la costituzione di una squadra di azione patriottica che operò nell’entroterra sanremese agli ordini di Aldo Baggioli e Adriano Siffredi. Ai primi di ottobre del 1944 partecipò ai preparativi dell’attacco alla caserma di via Privata (l’odierna via Escoffier), durante il quale sarebbero stati liberati alcuni prigionieri antifascisti. Il 12 novembre 1944 il Cln sanremese gli affidò il comando della Brigata Gap “Giuseppe Anselmi”.

Dopo la costituzione della Sezione cittadina del Partito socialista italiano di unità proletaria, ne assunse la segreteria provvisoria in attesa delle deliberazioni dell’assemblea degli iscritti. Dal febbraio 1945 collaborò con l’organo ufficiale del Cln matuziano “La Voce della Democrazia”. Nel gennaio 1945 era stato intanto cooptato in seno al Cln di Sanremo come membro aggiunto del Psiup e sindaco designato della città. Due giorni dopo la Liberazione, il 27 aprile 1945 il Cln sanremese lo nominò sindaco alla guida di una giunta composta da Marco Donzella, Paolo Manuel Gismondi, Alfredo Crémieux, Pietro Zappa, Giovanni Pigati e Antonio Canessa, coadiuvati da una “giunta popolare di amministrazione” formata da ventisei cittadini scelti tra i rappresentanti dei principali partiti democratici e le varie categorie professionali. Lo stesso giorno venne diffuso un proclama alla cittadinanza, da lui redatto, in cui invitava la popolazione a collaborare con il Cln per la ricostruzione morale e materiale del paese, impegnandosi concretamente per la resurrezione della patria. Successivamente nominò una commissione consultiva per decidere la forma di conduzione del Casinò, chiuso dal giugno 1940, che si insediò nel novembre 1945.

Alla riunione conclusiva della commissione, che si svolse sotto la sua presidenza, venne approvato un elenco di varie manifestazioni, che comprendeva un torneo internazionale di bridge e una rassegna di moda, ma escludeva un festival del cinema (che si sarebbe tenuto per la prima volta l’anno dopo a Cannes), e un festival della canzone, che sarebbe decollato invece solo sei anni dopo grazie all’interessamento dei nuovi gestori del Casinò. Frattanto, in vista dell’imminente riapertura della casa da gioco, prevista per il 31 dicembre 1945, venne indetta un’asta d’appalto per la gestione del Casinò, che vide la partecipazione di nove società e la vittoria di quella del ragioniere imperiese Gandini. Non avendo però potuto il ragionier Gandini ottemperare ai suoi impegni contrattuali, e dovendo riaprire la casa da gioco entro i tempi stabiliti, la sera del 28 dicembre la giunta da lui presieduta dichiarò rescisso il contratto con la società imperiese e affidò la gestione del Casinò alla Società Cirt (Compagnia Italiana di Ricostruzione Turismo). La notte di San Silvestro del 1945, dopo oltre cinque di chiusura forzata, la casa da gioco poté quindi riaprire i battenti sotto la nuova gestione. Siffredi rimase poi in carica fino al marzo del 1946, quando, dopo le prime elezioni amministrative del dopoguerra, sarebbe salito sulla poltrona di Palazzo Nota l’ingegner Eugenio Bottini. Morì a Sanremo il 29 ottobre 1975.

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