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Ventimiglia, dove l'Homo Sapiens è diventato moderno. Ricercatori scavano nella grotta di Neanderthal - Riviera24
La ricerca

Ventimiglia, dove l’Homo Sapiens è diventato moderno. Ricercatori scavano nella grotta di Neanderthal

Gli scavi del professor Stefano Grimaldi e della sua equipe alla ricerca dell'abitante più antico

Ventimiglia. In una grotta a dieci metri di profondità, rispetto al livello originario di deposito, viveva tra i 70mila e gli 80anni anni fa l’uomo di Neanderthal. E’ quanto si scopre visitando il sito archeologico dei Balzi Rossi, a pochi passi dal confine italo-francese di Ventimiglia.

E’ ripresa recentemente, infatti, la campagna di scavi diretta dal professor Stefano Grimaldi, docente di archeologia preistorica all’università di Trento e presidente dell’Istituto italiano di paleontologia umana. Insieme a una equipe di giovani studiosi, Grimaldi è al lavoro in questi giorni alla ricerca delle tracce lasciate dal più antico abitante dell’area.

«I Balzi rossi sono una località riconosciuta internazionalmente per l’importanza scientifica che ha per la nostra comprensione dell’evoluzione umana, sia culturale che biologica in quanto è piena di grotte e depositi archeologici in cui sono presenti le evidenze della frequentazione del sito sia dell’uomo di Neanderthal sia successivamente dell’uomo Sapiens», spiega il professore.

Dagli anni Trenta, infatti, l’area è fonte inesauribile di scoperte scientifiche che hanno rilevanza in tutto il mondo. In particolare, il riparo Mochi (così chiamato in nome di un noto archeologo degli anni Trenta del Novecento), è «attualmente l’unico deposito archeologico che conserva ancora una stratigrafia completa di tutta l’evoluzione dell’uomo di Neanderthal e di tutta l’evoluzione culturale dell’uomo Sapiens», dichiara Grimaldi.

E’ ormai assodato, che proprio ai Balzi Rossi l’Homo Sapiens, da cui discende l’uomo di oggi, ha iniziato ad essere “moderno”. E’ ancora visibile, nella parete a fianco della caverna in cui viveva il suo predecessore, un focolare «datato dall’università di Oxford a 41.500 anni fa», spiega l’archeologo: «Attualmente è l’evidenza più antica in Italia del comportamento moderno di Homo Sapiens».

Fondamentali, per la comprensione di come sia avvenuto il passaggio tra le due specie, sono dunque gli scavi compiuti in prossimità del confine italo-francese: una località bellissima, dal punto di vista paesaggistico, ma anche ricca di storia e cultura. «Gli scavi che stiamo effettuando – dichiara Stefano Grimaldi – Ci permettono di comprendere queste dinamiche di sostituzione tra le due specie. C’è attualmente una grossa discussione nella comunità scientifica su come sia avvenuta l’estinzione del Neanderthal e sul ruolo che l’arrivo di uomo Sapiens ha avuto in questo fenomeno. Inoltre, ci permette di capire tutta l’evoluzione di homo Sapiens».

I gruppi umani che hanno vissuto in questo luogo, in cui la storia è rimasta impressa in pareti rocciose scavate dal mare, si sono dovuti adattare alle diverse condizioni climatiche, cambiando gli strumenti utilizzati e anche le strategie di caccia. Impressionante, osservando una parete mista di sabbia e pietre, scoprire che in circa quattro metri si ripercorrono trent’anni di evoluzione, dai 41mila anni fa della datazione di Oxford, ai più recenti 16mila. Fino ad arrivare, scendendo di quota, agli ottantamila anni fa, quando le grotte ospitavano l’uomo di Neanderthal.

Nonostante le difficoltà economiche legate alla mancanza di finanziamenti e la «scarsa attenzione da parte degli alti livelli delle istituzioni preposte – dichiara Grimaldi – Noi andiamo avanti, cercando di fare il nostro meglio, alla ricerca del più antico uomo di Neanderthal che ha abitato ai Balzi Rossi».

«Ho conosciuto il professor Grimaldi e la sua equipe dieci anni fa, quando con la prima amministrazione Scullino ero assessore all’Ambiente – afferma il presidente del consiglio comunale Andrea Spinosi, che stamane ha effettuato un sopralluogo nell’are archeologia -. L’amministrazione si è resa subito disponibile per trovare un luogo dove far pernottare gli archeologi che poterono così proseguire gli scavi tutt’ora in corso. Da parte della nostra amministrazione, continueremo sicuramente a dimostrare tanta vicinanza per tutto quello che si può fare».

Anche perché gli scavi contribuiranno a portare alla luce nuove aree visitabili e nuovi reperti che i visitatori potranno, in un prossimo futuro, ammirare. L’obiettivo, dunque, è quello di portare i Balzi Rossi all’onore del mondo, non solo scientifico, in modo che diventino volano per il turismo a Ventimiglia.

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