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La storia

Spente le fiamme sul Monte Follia, uno dei siti archeologici più affascinanti della Liguria

La stessa montagna, alta poco più di mille metri, oltre al nome inquietante possiede una forma singolare, con la vetta formata da una calotta circondata da un anello pianeggiante

riviera24 - monte follia

Pietrabruna. E’ stato spento intorno alle 16 l’incendio boschivo divampato sul Monte Follia a pochi passi da uno dei siti archeologici più affascinanti della Liguria.

La stessa montagna, alta poco più di mille metri, oltre al nome inquietante possiede una forma singolare, con la vetta formata da una calotta circondata da un anello pianeggiante. Quest’ultimo, anche se all’apparenza potrebbe sembrare, non è però quel che rimane della caldera di un vulcano spento. Sono i resti di un “castelliere” o “castellaro”. Sono chiamati così gli insediamenti montani preistorici, costituiti da mura, capanne e terrazzamenti in pietra. Il monte era occupato già dall’età del ferro ed è stato poi utilizzato durante l’età augustea con l’aggiunta di un’area attrezzata per la lavorazione del metallo. Il sito è l’oggetto di una mostra permanente presso il locale Museo Etnografico-Archeologico Giuseppina Guasco. Vi sono altri castellieri simili in provincia di Imperia, come ad esempio sul vicino Faudo o al Bignone, ma solo questo presenta la particolare forma della sommità.

Perché poi il monte si chiami così, ancora non è certo. Sicuramente, secondo i più recenti studi sull’origine dei toponimi, è da scartare il riferimento a qualche leggenda o episodio legati alla perdita di senno. Più probabilmente il termine “follia” deriverebbe dal volgare medievale “foliare”. L’area veniva infatti utilizzata per la raccolta di foglie di castagno (utili per coimbentare le stalle) e la stessa erba dei prati, della quale si faceva fieno per il bestiame.

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