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L'analisi

Rivieracqua, prospettive infrastrutturali e politiche provinciali: il punto del manager Tommasini

«Nella nostra provincia vi è stato un sistema di potere che ha preferito stringere accordi col privato senza assumersi la responsabilità di assicurare una corretta gestione delle società pubbliche»

Riviera24- Sergio Tommasini

Sanremo. Sergio Tommasini, manager di caratura internazionale, già candidato sindaco al Comune di Sanremo, traendo spunto dalle recenti notizie di cronaca che hanno interessato le sorti della società Rivieracqua, gestore unico per il servizio idrico integrato, fa il punto sull’acqua pubblica e sulle prospettive infrastrutturali e politiche provinciali.

Dice Tommasini: «Da subito in Consiglio Comunale a Sanremo ho posto il focus sull’evidente squilibrio tra il prezzo pagato da Amat di Imperia a Amaie di Sanremo per l’acquisto dell’acqua: 12 centesimi di euro a metro cubo. Mentre quello praticato da Amat per la vendita della stessa acqua a Rivieracqua per la fornitura ai comuni del Golfo Dianese è pari a 55 centesimi di euro a metro cubo. Questo ricarico del 400%, avallato da un contratto figlio di scelte inopportune o basate su autorevoli pareri che verranno, spero, giudicati dopo la votazione sull’azione di responsabilità, ha determinato un danno a Rivieracqua e un vantaggio a Amat».

«Solo l’intervento del Commissario Straordinario Gaia Checcucci, di nomina regionale, ha evitato che si giungesse al tracollo e al fallimento della società Rivieracqua – aggiunge Tommasini – Evitando così che il suo asset principale, la fornitura di acqua potabile, divenisse facile preda di appetiti speculativi. Va ricordato infatti che la gestione provinciale dell’acqua vale, in prospettiva, circa 50 milioni l’anno, che in soli 20 anni sono un miliardo di euro, e che gli investimenti per il rinnovo delle infrastrutture, acquedotti e impianti, sono a costo zero perché vengono poi ricaricati nelle bollette».

E ancora: «Per il privato è un investimento quindi senza rischio essendo l’acqua un bene primario ed essenziale. Infatti il popolo italiano si era espresso con un referendum sull’acqua pubblica proprio per evitare speculazioni. Gli esiti referendari hanno evitato che il privato, che in provincia di Imperia è la società Iren, oggi Ireti, socio al 48% di Amat di Imperia, acquisisse il controllo diretto delle reti di distribuzione dell’acqua».

«Non bisogna dimenticare, infatti – spiega – Che è stata proprio Amat, che da un lato percepiva un utile non dovuto dalla cessione maggiorata del 400% dell’acqua che vendeva a Rivieracqua, ha chiedere in Tribunale il fallimento della stessa società Rivieracqua, con decisione assunta e votata anche dal suo socio privato Iren, unico soggetto che ne avrebbe tratto vantaggio. E’ per questo allora che bisogna assicurare il mantenimento in mano pubblica e esclusiva della proprietà dell’acqua e della rete idrica. Eppure nella nostra provincia vi è stato un sistema di potere che ha preferito stringere accordi col privato senza assumersi la responsabilità di assicurare una corretta gestione delle società pubbliche nell’interesse dell’utenza».

«L’attuale assetto provinciale ha ben lavorato portando a termine importanti traguardi – conclude -. Ma ritengo fondamentale, riferendomi alla prossima presidenza, che ci debba essere una discontinuità che deve passare in primis dalle persone. Nuove, giovani e competenti. Sanremo, città più importante della Provincia e non solo, può dare un contributo fondamentale e riprendersi la scena che merita nel panorama politico. Battersi per opere come l’Aurelia Bis senza lasciare il palco a timide passerelle politiche create ad hoc per auto-lanciare candidature di peso, orientare l’assetto politico di domani senza ripiombare nella gestione degli anni passati dove pochissimi decidevano per tutti ma nessuno ha mai avuto il coraggio di alzare la testa.
Oggi più di prima c’è bisogno di competenze professionali maturate sul campo e meno politicanti che pensano “egoisticamente” di tutelare l’interesse generale».

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