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Quando a Sanremo il sindaco era il banchiere Augusto Mombello che inaugurò il Casinò municipale - Riviera24
Appuntamento con la storia

Quando a Sanremo il sindaco era il banchiere Augusto Mombello che inaugurò il Casinò municipale

Il resoconto di due mandati da primo cittadino dello storico matuziano Andrea Gandolfo

augusto Mombello

Sanremo. Prosegue l’appuntamento con la storia che Riviera24.it, grazie ai contributi scritti dallo storico matuziano Andrea Gandolfo, offre ai suoi lettori ogni fine settimana. Per questa occasione, proponiamo un approfondimento dedicato al banchiere Augusto Mombello che fu per due volte sindaco di Sanremo, rispettivamente dal 1896 al 1898 e dal 1902 al 1906. Sotto Mombello, tra l’altro, Sanremo passò alla storia per essere il primo comune in Italia ad avere una refezione scolastica in Italia e venne inaugurato il Casinò Municipale.

Il 3 novembre 1896 venne eletto sindaco di Sanremo Augusto Mombello, un banchiere socialista originario di Varazze, che aveva anche militato nelle file dell’esercito garibaldino; quattro giorni dopo il nuovo Consiglio Comunale si insediò ufficialmente ed elesse in Giunta il sindaco Mombello e i consiglieri Giacomo Cassini, Rubino, Bagliani, Arnaldi, Gio Batta Vigo e Carlo Antonio, quest’ultimo in qualità di rappresentante della frazione di Verezzo.

I primi provvedimenti assunti dalla nuova Amministrazione riguardarono la riduzione fino ad un massimo di 60 lire del focatico per i cittadini meno abbienti, la distribuzione gratuita di medicinali ai poveri e bisognosi e l’approvazione della refezione scolastica, che sarebbe diventata operativa a partire dal 1897. Quest’ultimo provvedimento prevedeva in dettaglio la suddivisione degli scolari in tre fasce, a seconda del reddito e della condizione sociale delle loro famiglie: quella dei bisognosi con diritto alla refezione gratuita, quella di coloro in grado di pagare due centesimi al giorno e l’ultima costituita da quelli che potevano pagarne dieci. La refezione scolastica sanremese, la prima nel suo genere in Italia, partì, in via sperimentale, nel febbraio 1897 per 250 ragazzi delle elementari con somministrazione di minestra, carne e un panetto di cento grammi. L’iniziativa, decisamente rivoluzionaria per i tempi, non mancò tuttavia di suscitare accese discussioni all’interno dello schieramento politico cittadino, la cui ala conservatrice non nascose la sua netta ostilità al provvedimento adottato dal sindaco socialista.

Nel corso dell’Amministrazione Mombello furono anche deliberati l’allargamento della via Arenella, poi eseguito sotto l’Amministrazione Balestreri; il taglio di via Palma, portato a termine dai successori; il giardino pubblico nella parte alta della città (giardino ex regina Elena); e l’avviamento di trattative con il ministero della Guerra per il trasloco della caserma da piazza Colombo a San Martino, eseguite poi dal commissario Rebucci e interrotte sotto l’Amministrazione Gismondi.

Mombello riuscì inoltre a risolvere il problema dell’illuminazione pubblica e privata cittadina ottenendo una riduzione sui prezzi del gas sia per il Comune che per i privati cittadini, mentre, obbligando la società Tuscan Gaz Company ad applicare il becco Auer a tutti i fanali pubblici, si ottenne un’ulteriore economia di qualche migliaio di lire.

In seguito ad una lite, l’Amministrazione socialista liberò inoltre il Comune dal monopolio della Tuscan Gaz Company, poiché con sentenza definitiva venne stabilito che il Comune non aveva altro obbligo verso questa società che quello di corrispondere il canone annuale per i fanali previsti dal contratto, salvo il pagamento di adeguato indennizzo nel caso venisse riconosciuto ad un’altra impresa il diritto di poter stabilire un diverso impianto di illuminazione sia per l’amministrazione pubblica che per i privati cittadini; con un’altra lite il sindaco Mombello ottenne anche il riconoscimento del diritto contrattuale a favore degli agricoltori di pagare annualmente l’acqua d’irrigazione 36,50 lire invece di 100 lire al metro cubo.

L’Amministrazione socialista approvò inoltre in prima lettura il nuovo piano regolatore della città, che venne poi maggiormente ampliato dall’Amministrazione Gismondi, un nuovo regolamento edilizio, anch’esso modificato dalla Giunta Gismondi, e il progetto per il macello pubblico da costruirsi alla foce del torrente Armea, realizzò il rettilineo di corso Mazzini, modificando il progetto originario concordato con la provincia, compilò un nuovo organico degli uffici, delle scuole e dei servizi comunali, ratificato in seguito, con lievi modifiche, dalla successiva amministrazione, riformò il regolamento dei facchini pubblici redigendone contemporaneamente uno nuovo per le pubbliche vetture, e riordinò infine la normativa relativa all’esazione delle tasse sugli animali domestici, esonerando dall’imposta le bestie da soma.

Durante l’Amministrazione Mombello venne anche stipulato il contratto per la costruzione di un Casinò nella città matuziana. Dell’opportunità di dotare la cittadina di una Casa da Gioco si era peraltro già iniziato a parlare nel 1875, quando una società inglese aveva proposto al Comune di erigere un palazzo di cristallo per le grandi esposizioni, rappresentazioni e manifestazioni, che avrebbe dovuto comprendere sale da gioco e di lettura, sale per concerti ed esercizi commerciali. Il Consiglio Comunale non approvò però la costruzione del palazzo di cristallo e, sei anni dopo, nell’autunno del 1881, disse anche di no al progetto presentato dalla società viennese Meyer, che si era offerta di costruire un Casinò nell’area del giardino Maria Vittoria impegnando un capitale di un milione di lire. La motivazione principale del rifiuto dell’Amministrazione Comunale sanremese a costruire una Casa da Gioco era costituita dalla ferma opposizione di molti consiglieri alla creazione di un salone per i «giochi d’azzardo»; secondo le autorità e gli organi di stampa sanremesi, il Casinò non avrebbe dovuto inoltre nascere come bisca, ma esclusivamente come luogo di ritrovo destinato ad ospitare le iniziative rivolte all’intrattenimento della colonia straniera.

Nei primi anni Novanta dell’Ottocento, anche per rispondere alle continue richieste avanzate dall’opinione pubblica, il Consiglio Comunale deliberò alla fine la costruzione del Casinò, che avrebbe dovuto sorgere nell’area occupata dai giardini Maria Vittoria. Gli amministratori speravano così con questa decisione di troncare tutte le discussioni sorte nel frattempo tra gli esponenti politici locali in merito all’ubicazione della nuova Casa da Gioco, che alcuni avrebbero voluto nell’area sovrastante il giardino pubblico, altri in via Vittorio Emanuele, e altri ancora sotto il corso Imperatrice sul modello di quello nizzardo, mentre c’era anche chi lo avrebbe voluto in forma dimessa, considerandolo una spesa voluttuaria, e chi non lo voleva affatto, preferendogli la costruzione della fognatura generale, che sarebbe venuta a costare la stessa cifra. Dopo che era sfumato l’accordo Villiers a causa della morte dell’imprenditore, l’Amministrazione Mombello si accordò con l’impresario francese Foisnon, che iniziò i lavori di costruzione del nuovo Casinò nei giardini Maria Vittoria impegnandovi più di un milione di lire, ma in seguito rinunciò all’impresa perdendo tra l’altro l’ingente somma di centomila franchi per essere venuto meno ai patti contrattuali stipulati con il Comune.

Nel gennaio 1897 il presidente del Consiglio marchese Di Rudinì, impossibilitato a governare per la ferma opposizione dell’estrema sinistra, sciolse la Camera e convocò i comizi elettorali. I socialisti sanremesi decisero allora di presentare un proprio candidato che potesse consentire una grande affermazione del Partito nell’estremo Ponente ligure. I maggiori ostacoli che si frapponevano ad una simile affermazione erano costituiti, oltreché dalla cronica difficoltà di attuare un’efficace propaganda elettorale, anche dal fatto che il collegio sanremese era un feudo dell’avvocato Giuseppe Biancheri, deputato da oltre quarant’anni, presidente della Camera dei deputati e collare dell’Annunziata, che forniva a molta gente maggiore affidamento che non un oscuro candidato dell’opposizione.

Il 20 febbraio il Circolo socialista di Sanremo riunì quindi l’assemblea collegiale per deliberare sulla scelta del candidato e sull’organizzazione della relativa campagna elettorale. Alla riunione presero parte 58 delegati del Partito provenienti da tutte le località del circondario e il membro del Comitato centrale del Partito socialdemocratico tedesco Clara Zetkin. Essendo il sindaco Mombello già candidato nel collegio di Savona, i delegati si accordarono immediatamente sul nome dell’avvocato Giacomo Cassini come candidato nel collegio sanremese, deliberando inoltre la costituzione di un comitato elettorale a Sanremo e di tre sottocomitati a Ventimiglia, Bordighera e Dolceacqua per organizzare e dirigere l’attività propagandistica.

Nel corso della successiva campagna elettorale il clero, la prefettura e la polizia si schierarono apertamente con Biancheri, che, evidentemente sicuro della vittoria, non partecipò nemmeno personalmente ai vari comizi e riunioni, delegando suoi rappresentanti. L’avvocato Cassini svolse invece un’intensa propaganda, parlando in diversi paesi dell’entroterra, tra cui Isolabona, Pigna e Perinaldo.

Il 20 marzo 1897 Cassini tenne il comizio conclusivo a Sanremo in piazza Santo Stefano alla presenza di cinquemila persone. Il giorno successivo si tennero le elezioni, che, come era stato ampiamente previsto, sancirono la vittoria di Biancheri, che ottenne complessivamente 2.598 voti, mentre l’avvocato Cassini ebbe 1.208 suffragi. Il Partito socialista ottenne comunque una notevole affermazione ottenendo più del doppio dei voti conseguiti nelle elezioni del 1895 e attestandosi sulla considerevole percentuale del 32% dei suffragi espressi dal corpo elettorale. Nel dicembre 1897 il sindaco Mombello rassegnò le dimissioni e nel maggio dell’anno successivo il prefetto sciolse il Consiglio Comunale, nominando commissario Mario Rebucci, che resse l’Amministrazione civica fino al mese di settembre, quando si tennero le elezioni amministrative.

Le elezioni del maggio 1902 videro la netta affermazione dei socialisti, che riportarono al vertice dell’Amministrazione Comunale il banchiere Augusto Mombello. Il nuovo sindaco presentò un programma estremamente ricco e articolato, che prevedeva il sostegno allo sviluppo delle attività commerciali, agricole e floricole grazie al potenziamento delle strutture portuali; incentivi al settore turistico attraverso opere di abbellimento della città, di ampliamento delle sedi stradali, di aumento dei collegamenti ferroviari, e della costruzione del Casinò per fornire alla numerosa colonia straniera un luogo di ritrovo e di svago come quelli già esistenti nella città francesi di Cannes e Nizza; e infine un piano di iniziative in campo sociale destinate ai meno abbienti, quali scuole serali, refezione scolastica e case operaie. Nel campo dei servizi comunali l’Amministrazione Mombello puntò inoltre alla municipalizzazione di alcuni servizi primari, tra cui in particolare l’acquedotto e l’illuminazione a gas, per ottenerne una gestione più oculata e una riduzione dei costi per la popolazione.

Già nel 1902 la Giunta socialista assunse una serie di importanti iniziative, quali l’allargamento di corso Cavallotti, già predisposto dalle precedenti amministrazioni ed effettuato con una spesa inferiore a quella preventivata; la firma del contratto con la ditta Woodhouse e Baillie per la costruzione del primo tratto, da Sanremo a Bordighera, della linea di tram elettrici per collegare la città matuziana a Ventimiglia e al confine con la Francia; e il progetto dell’allargamento delle sedi stradali fino a corso Mazzini, dell’ampliamento del cimitero della Foce e del reperimento di un’area libera per costruirvi il nuovo cimitero cittadino.

L’Amministrazione Mombello condusse anche in porto le trattative per la costruzione del nuovo Casinò Municipale, che erano rimaste interrotte nel 1900 dopo la rinuncia dell’impresario Foisnon. Il sindaco socialista si accordò infatti con l’architetto francese Eugenio Ferret, che avviò subito il progetto per la costruzione della Casa da Gioco sanremese. Nel 1902, però, anche Ferret stava per fallire per mancanza di finanziamenti quando intervenne provvidenzialmente l’ex sindaco Bartolomeo Asquasciati, titolare della Asquasciati Frères English Bank, che elargì all’imprenditore francese un finanziamento di 1.200.000 lire per la prosecuzione dei lavori.

Il 5 novembre 1903 venne quindi firmato ufficialmente il contratto per la costruzione e l’esercizio del Casinò tra il sindaco Mombello e lo stesso Ferret, che si impegnava ad erigere a suo rischio e pericolo sul terreno comunale del giardino Maria Vittoria un Casinò, che avrebbe dovuto comprendere una sala per spettacoli con circa seicentoventicinque posti a sedere, un giardino d’inverno, una sala delle feste, un salone da conversazione, un salone di lettura e corrispondenza, un circolo con annessa sala da gioco, un ristorante e un caffè con tutti i relativi servizi. L’impresario francese si impegnava inoltre per contratto a terminare tutti i suddetti lavori entro il termine massimo di sedici mesi dalla data di accettazione dell’atto da parte dell’Amministrazione Comunale. Per quanto concerneva invece il periodo di esercizio della Casinò, venne stabilito che esso sarebbe durato dal 15 dicembre al 15 aprile di ogni anno, nel corso del quale si sarebbero tenuti dei concerti nel pomeriggio o alla sera e delle rappresentazioni teatrali in numero non minore di tre per settimana.

Il contratto fissò inoltre in trent’anni la durata della concessione a partire dall’apertura della nuova Casa da Gioco. L’atto, redatto dal notaio di Perinaldo Mario Raimondo, venne ratificato dal prefetto di Porto Maurizio De Rossi il 16 aprile 1904. Il contratto del 1903 venne infine perfezionato da una successiva Convenzione addizionale, siglata il 17 giugno 1904 tra il Comune di Sanremo e Ferret, intesa a chiarire alcune questioni sorte nel frattempo tra l’Amministrazione Comunale e l’impresario francese in merito alla gestione finanziaria del nuovo Casinò.

Portati a termine i lavori di costruzione, la Casa da Gioco sanremese venne quindi ufficialmente inaugurata la sera del 12 gennaio 1905 con una festa posta sotto l’alto patronato del prefetto di Porto Maurizio e del sottoprefetto di Sanremo a profitto degli istituti di beneficenza della città, seguita da un concerto di musica classica diretto dal maestro Giannini. All’architetto Ferret, che gestì il Casinò per due anni e tredici giorni, subentrò nel gennaio 1907 Augusto Lurati, che avrebbe retto la Casa da Gioco sanremese fino al settembre 1919. Nel corso dell’Amministrazione Mombello venne anche rivolta particolare attenzione alla promozione delle attività culturali, come dimostra la fondazione dell’Università Popolare Sanremese, sorta su iniziativa dell’Associazione della Stampa Sanremese e Ligure, e inaugurata l’8 novembre 1903 nei locali delle Scuole Tecniche alla presenza delle massime autorità civili e militari della città e di un folto pubblico. Negli anni successivi il nuovo istituto scolastico avrebbe quindi svolto un’intensa attività didattica che vide la partecipazione di numerosi cittadini frequentanti i vari corsi previsti dallo Statuto dell’Università e tenuti da docenti particolarmente illustri e qualificati.

[Foto Sanremostoria]

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