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Coesione territoriale, Toti: «Per competere Italia ha bisogno di mettere a fattor comune tutte energie e risorse a disposizione» - Riviera24
L'opinione

Coesione territoriale, Toti: «Per competere Italia ha bisogno di mettere a fattor comune tutte energie e risorse a disposizione»

«Il PNRR deve essere un grande piano che cambia la testa delle persone, che cambia il nostro modello di formazione, la capacità di incrocio tra domanda e offerta nel mondo del lavoro: questo aspetto è principale, addirittura più importante rispetto alle infrastrutture»

Giovanni Toti

Genova. «L’Italia è un paese con 59 milioni di abitanti, che sta all’interno del G20 e compete con realtà gigantesche che hanno capacità energetiche assolutamente superiori alle nostre. Abbiamo bisogno di mettere a fattor comune tutte le energie e le risorse che abbiamo, quelle tecnologiche, quelle di ricerca, quelle umane, la forza lavoro che ancora scarseggia nel nostro Paese. Non è possibile che un Paese che riparte oggi dopo due anni di gelo sia già in affanno su determinate tipologie di forza lavoro, penso al settore turistico e terziario che in estate ha già sentito il freno della mancanza di manodopera specializzata, e ancor più penso a tutte le professionalità del futuro, nella filiera energetica, nella ricerca e nella digitalizzazione del Paese». Così dice il presidente di Regione Liguria Giovanni Toti a margine del convegno “Sud e nord insieme verso l’Europa – Coesione territoriale 2021/2030: Cambiamenti strutturali e strategici per lo sviluppo e la convergenza socioeconomica del Paese”.

«Il PNRR troppo spesso si risolve solamente in un dibattito su dove faremo una ferrovia o un parcheggio di interscambio – aggiunge Toti – Il PNRR deve essere un grande piano che cambia la testa delle persone, che cambia il nostro modello di formazione, la capacità di incrocio tra domanda e offerta nel mondo del lavoro: questo aspetto è principale, addirittura più importante rispetto alle infrastrutture».

«Il modello Genova non è fatto solamente da regole e leggi, anche se certamente più semplifichiamo e meglio è – conclude – È fatto anche da capacità di sintesi istituzionale, armonia tra i livelli di governo, condivisione degli obiettivi con le parti sociali e le associazioni datoriali del territorio e da una classe dirigente capace di grande praticità e pragmatismo».

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