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Sasso, grande magia nel giardino di Irene Brin all’insegna della raffinatezza e della cultura foto

Arti, pittura, scultura, letteratura e canto in un contesto di natura strepitosa, tra palme e fiori

Bordighera. Nell’incanto del giardino di Irene Brin a Sasso sopra Bordighera si è svolto un pomeriggio ricco di fascino e raffinatezza tutto all’insegna delle arti, dalla pittura alla scultura, alla letteratura al canto, un prezioso festival culturale in un contesto di natura strepitosa, tra palme e fiori, con Francesca Rotta Gentile ironica e colta padrona di casa che con intelligenza e leggerezza, in perfetto stile Irene Brin ha tenuto alto l’interesse con letture e domande argute a illustri relatori.

Come in famiglia, a proprio agio e con attenzione ma rilassata, è intervenuto un pubblico davvero preparato e curioso a sentire parlare di cultura, di moda, di “infischiarsene“ dal “Dizionario del successo e insuccesso di Irene Brin, o quando è il caso, di come ci si presenta al mondo ma con la consapevolezza che poi non si deve dar peso alle sconfitte o alle incomprensioni, specie se si sa di essere stati all’altezza.

Una giornata celebrativa di Irene Brin che così non si chiamava, ma alla fine fu il nome che più la rappresentò, il nome inventato da Leo Longanesi, fra successi e drammi, eleganza e bizzarria, paradossi e inventiva, capacità camaleontiche e tanta classe, abilità di gestione della popolarità e della discrezione. E fra i tanti suggerimenti anche il silenzio quando non si ha di che parlare, un silenzio non solo tattico, ma realistico, sebbene poi origini un fascino misterioso.

Numerosissime le suggestioni evocate dai diversi relatori presso il giardino che conserva la sua memoria, passando dalla presentazione del romanzo inedito “Le perle di Jutta” da parte del bravissimo curatore Tommaso Mozzati dell’Università di Perugia , che con puntualità ha saputo risalire dalla trama avvincente alla personalità dell’autrice, alla analisi del fondamentale apporto dell’eredità ebraica su di lei, come valori e vissuto, tracciata da Salvatore Vento, per proseguire quindi con la presentazione del romanzo “ Leah” dedicato a una donna ebrea e scritto da Antonella Squillace, un libro affascinante che racconta appunto dell’identità ebracia; e fa emergere una peculiare forma di tenacia, o resilienza, come è ultimamente frequente caratterizzare questa antica virtù.

Nel solco della poliedrica personalità di questa donna che precorse i tempi ottenendo stima e popolarità in una forma personalissima di emancipazione, hanno completato la rassegna gli eleganti e commoventi interventi musicali a cura di Francesca Pilade e Giovanni Peirone e infine sul calare della notte, un filmato, in perfetto spirito Irene Brin di arte multimediale, un filmato sofisticato e rigoroso dell’artista di Trieste Paola Pisani. Ma a far parte della giornata anche gli sguardi, il buffet, le chiacchierate, gli incontri fra persone motivate a non riconoscersi nel mainstream degli eventi superficiali e chiassosi: una lunga pausa per riscoprirsi umani insieme, godendo della bellezza del luogo e delle suggestioni evocate e condividendo una riscoperta forse di rapporti umani non frenetici bensì intensi e stimolanti.