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Appuntamento con la storia di Sanremo, il sindaco Orazio Raimondo

Ce ne parla lo storico Andrea Gandolfo

riviera24 orazio raimondo

Sanremo. Orazio Raimondo: è questo il personaggio che lo storico Andrea Gandolfo ci propone per il consueto appuntamento del fine settimana con la storia della Città dei Fiori.

Orazio Raimondo nacque a Sanremo il 5 giugno 1875 dal noto avvocato originario di Rocchetta Nervina Stefano, e da Luigia Corradi, nipote del presidente della Camera Giuseppe Biancheri, protagonista della scena politica postunitaria. La famiglia paterna e materna furono drammaticamente colpite dal suicidio di Giuseppe Corradi, banchiere e membro della Camera di Commercio di Porto Maurizio, coinvolto nel crack della Banca depositi e sconti del 1887, e poi, nel 1896, dal ritiro dalla vita pubblica di Secondo Biancheri, per via di un contributo versatogli dall’Ordine mauriziano, di cui il fratello Giuseppe era un alto funzionario.

Dopo aver terminato a soli sei anni le scuole elementari, Orazio Raimondo, a quattordici, si diplomava al Liceo Classico “Gian Domenico Cassini”, e a diciotto, nel 1893, si laureava in giurisprudenza all’Università di Genova. Nello stesso anno i socialisti sanremesi costituivano ufficialmente la sezione cittadina del Partito socialista dei lavoratori italiani (Psli), che si sarebbe unita all’ondata di proteste per la repressione crispina dei fasci siciliani. Negli anni in cui frequentava ancora l’ateneo genovese, Raimondo aderì con entusiasmo al nascente movimento socialista, convinto in particolare dalla fervente predicazione di Filippo Turati. Tornato a Sanremo per intraprendere la professione forense, entrò nella redazione del giornale Il Pensiero di Sanremo, a cui collaboravano vari esponenti socialisti sanremesi come Augusto Mombello, Giovanni Battista Rubino e Francesco Rossi, e da cui sarebbe uscito alla fine del 1893, insieme a un gruppo di altri “dissidenti”, tra cui Mombello, Rubino e Rossi, per fondare il nuovo giornale La parola dei socialisti sanremesi, che avrebbe iniziato le pubblicazioni nel maggio 1896.

Il 10 novembre 1893, intanto, Raimondo veniva fermato dalla polizia, e quindi processato insieme ad altri dodici “sovversivi”, tra cui Mombello e gli anarchici Luigi Galleani ed Eugenio Pellaco, con l’accusa di aver aderito alla Lega socialista, affiliata al Partito dei lavoratori italiani. Grazie anche alla sua giovane età, venne condannato soltanto ad alcuni mesi di domicilio coatto a Tortona, dove avrebbe fondato il foglio Il lavoratore tortonese. Nel 1894 partecipò come delegato al Congresso socialista ligure a Sampierdarena e nel dicembre 1895 sarebbe stato nuovamente denunciato alla commissione provinciale speciale di Porto Maurizio per propaganda sediziosa, ma, sempre grazie alla minore età, avrebbe evitato la condanna al domicilio coatto proposta dalla pubblica accusa. Nel novembre 1896 subentrò quindi a Mombello come redattore del foglio La parola dei socialisti sanremesi.

Dopo aver tentato invano di conquistare il collegio elettorale di Giuseppe Biancheri alle consultazioni politiche del marzo 1897 attraverso la candidatura dell’avvocato Giacomo Cassini, suo collega e amico, l’anno successivo si candidò alle elezioni comunali di Sanremo, venendo eletto consigliere di minoranza, e poi assessore nella giunta guidata da Mombello, vincitore delle consultazioni del maggio 1902. L’8 dicembre 1900 era stato intanto iniziato alla massoneria presso la loggia “Giuseppe Mazzini” di Sanremo, fondata da Giovanni Bernardo Calvino (nonno di Italo) e dal pastore valdese Ugo Janni, cui aderivano radicali, socialisti e liberali democratici. Il 3 febbraio 1905 sarebbe diventato maestro venerabile, mentre, dopo la vittoria dei socialisti alle elezioni amministrative del luglio 1906, nello stesso mese succedeva a Mombello come nuovo sindaco di Sanremo.

Tra i punti qualificanti del programma della sua amministrazione vi era la prosecuzione delle opere messe già in cantiere dalla giunta Mombello tra il 1902 e il 1906, tra le quali l’ampliamento dei corsi a levante e a ponente della città, il recupero della caserma Umberto I, la costruzione della nuova caserma a San Martino e la realizzazione della strada carrozzabile per San Romolo al fine di incentivare lo sviluppo delle attività agricole. Altri obiettivi del suo programma erano rappresentati dalla municipalizzazione dell’acquedotto, dall’affidamento della nuova gestione del Casinò e dal completamento della linea dei tram tra Sanremo, Taggia e Ventimiglia. La municipalizzazione dell’acquedotto venne quindi effettivamente realizzata tramite un contratto stipulato il 25 maggio 1907 con l’ingegner Ernesto Marsaglia, che avrebbe sancito la cessione al Comune dell’azienda dell’acqua potabile di proprietà della famiglia Marsaglia.

Un’altra importante iniziativa assunta da Raimondo durante il suo mandato di sindaco di Sanremo fu quella di aver tentato di potenziare i collegamenti ferroviari tra il Basso Piemonte e la Riviera di Ponente tramite la proposta di costruire una nuova linea ferroviaria che congiungesse tali due regioni attraverso la valle Argentina, progetto che, tuttavia, sarebbe rimasto sulla carta. Il 14 aprile 1907 fu organizzata la prima edizione della gara ciclistica Milano-Sanremo, vinta dal corridore francese Lucien Petit Breton. L’ultima fase della sua amministrazione sarebbe stata caratterizzata da altri importanti avvenimenti, tra cui il Congresso nazionale di idrologia e climatologia, a cui parteciparono alcuni tra i più importanti medici e climatologi italiani, l’inaugurazione dell’ospedale per bambini Nuñez del Castillo in un edificio progettato dall’ingegner Pietro Agosti, e infine, il 26 aprile 1908, l’inaugurazione del monumento a Garibaldi, alla presenza di oltre ventimila persone, tra cui molti reduci garibaldini e rappresentanti di associazioni combattentistiche italiane e francesi, circoli socialisti liguri e varie logge massoniche. Sempre nel 1908 avrebbe anche sostenuto la difesa dell’avvocato socialista Francesco Rossi, ex sindaco di Bordighera, accusato di peculato. Nel giugno 1908 le sue dimissioni avrebbero portato a nuove elezioni, vinte dal partito costituzionale di Alfredo Natta Soleri; la sconfitta fu in parte dovuta alle accuse mosse alla sua amministrazione di aver dilapidato il pubblico erario. In ottobre fu anche battuto nell’elezione suppletiva per il collegio di Sanremo, indetta in seguito alla morte di Biancheri. La campagna elettorale fu caratterizzata tuttavia da numerose violenze, e, tra le cause della sua mancata elezione, vanno probabilmente annoverate la sua ammissione di appartenere alla massoneria e le divisioni interne al suo schieramento. Nel marzo 1909 venne nuovamente sconfitto dall’ingegner Giuseppe Marsaglia (per 1634 voti contro 3540) alle elezioni politiche.

Ribadita l’adesione alla massoneria nel 1912, Raimondo conobbe nel 1913 un anno particolarmente ricco di successi e riconoscimenti. In ottobre venne eletto finalmente deputato nel collegio di Sanremo-Ventimiglia, grazie alla stessa coalizione che gli aveva permesso di diventare sindaco della città dei fiori. Il 6 dicembre 1913, nella prima seduta del Parlamento, tenne un memorabile discorso alla Camera, in risposta al discorso della Corona, tanto che lo stesso presidente del Consiglio Giolitti, al quale era rivolta la replica, espresse il desiderio di conoscerlo personalmente. Nello stesso anno avrebbe assunto la difesa dell’assessore socialista di Savona Giuseppe Garibaldi, nel processo per diffamazione intentato contro il foglio Battaglie sindacali, che lo aveva accusato di essere tenutario di alcune case chiuse.

Dal Partito socialista sarebbe stato però costretto ad uscire dopo il congresso di Ancona (26-29 aprile 1914), in seguito all’approvazione di una mozione favorevole all’espulsione dei massoni dal partito su pressione di Mussolini, e malgrado l’opposizione dello stesso Raimondo e di Giovanni Lerda. Nel 1914 sostenne anche la difesa della nobildonna Maria Elena Tiepolo Oggioni davanti alla Corte d’Assise di Oneglia, che, alla fine, grazie anche alla sua appassionata difesa, l’avrebbe assolta dall’accusa di omicidio, per legittima difesa. Lo scoppio della prima guerra mondiale avrebbe reso ancora più acuto il divario fra Raimondo, arroccato su posizioni nettamente interventiste, e il Psi, schierato apertamente per la neutralità. Raimondo sostenne infatti le ragioni della “guerra liberale” dell’Intesa e la pratica impossibilità per il nostro paese di astenersi da uno scontro che l’avrebbe messo in crisi nell’approvvigionamento di grano e carbone. Su tale linea si espresse anche in favore del prestito nazionale e dei primi passi dell’aviazione militare italiana. Tra il maggio e il giugno del 1917 si recò in missione in Russia, insieme ad Arturo Labriola, Innocenzo Cappa e Giovanni Lerda, per tentare di convincere Kerenskij a non uscire dal conflitto. Dopo aver aderito, nel dicembre 1917, al Fascio parlamentare di difesa nazionale, con l’obiettivo di spingere il governo Orlando ad adottare misure più rigide per assicurare una condotta energica della politica interna e della guerra, il 12 gennaio 1918 fu chiamato a far parte, insieme ad alcuni generali, al senatore Paolo Emilio Bensa e all’onorevole Alessandro Stoppato, della Commissione d’inchiesta istituita per indagare sulle cause e le responsabilità della disfatta di Caporetto. In tale incarico sarebbe stato peraltro sospettato di aver esercitato pressioni per far scagionare presunti affiliati alla massoneria implicati nella rotta dell’ottobre 1917. Proprio il più autorevole di essi, il generale Luigi Capello, finì infatti per essere rimosso dal comando della 5ª armata, affidatogli in un primo tempo per organizzare la riscossa del nostro esercito dopo Caporetto, e quindi sospeso dal servizio.

Verso la fine del conflitto si impegnò a diffondere le idee wilsoniane come base per il trattato di pace, ma in seguito rifiutò di partecipare alla commissione internazionale per l’accertamento delle responsabilità della guerra. Nel 1919 si ripresentò alle elezioni politiche promuovendo un blocco in grado di convogliare i voti di nazionalisti ed ex combattenti, riuscendo eletto insieme all’avvocato Celesia di Vegliasco. Nel corso della campagna elettorale gli sarebbe stato impedito di parlare da parte di alcuni squadristi, che interruppero un suo comizio a Genova. Sempre nel 1919 fondò nel capoluogo ligure il foglio indipendente L’Azione, sulle cui colonne avrebbe appoggiato l’impresa di Fiume guidata da D’Annunzio, pubblicando la costituzione elaborata nel settembre 1920 da Alceste De Ambris (la cosiddetta “Carta del Carnaro”). Il giornale, su cui scrisse anche Ungaretti, si sarebbe avvalso del sostegno finanziario di alcuni noti industriali del tempo, tra cui Erasmo Piaggio e Attilio Odero. Nel 1919 Raimondo riuscì pure a ottenere consistenti finanziamenti per l’istituzione di una stazione sperimentale di floricoltura nella sua città natale, poi effettivamente riconosciuta con regio decreto del 25 gennaio 1925 e affidata alla direzione del professor Mario Calvino, padre dello scrittore Italo.

Ormai malato e in declino, l’11 dicembre 1919 si recò ancora a Palermo per difendere l’avvocato Salvatore Andò in un processo contro Antonio Alfano, ma senza più particolare entusiasmo. Tornato a Sanremo per assistervi la madre, morì improvvisamente nella sua casa di corso Umberto I (l’attuale corso Mombello), la mattina dell’11 gennaio 1920, per il riacutizzarsi di una grave nefrite. Ai solenni funerali, cui avrebbero preso parte oltre ventimila persone, Innocenzo Cappa tenne l’orazione ufficiale, mentre il notaio Bartolomeo Badino avviava la raccolta di fondi per l’erezione di un monumento commemorativo, poi realizzato dallo scultore Leonardo Bistolfi e inaugurato il 21 febbraio 1960 dal sindaco Secondo Anfossi. Dopo la sua morte il fratello Riccardo tentò di raccoglierne l’eredità politica, ma, presentatosi alle elezioni del 1921 nelle liste dei Blocchi nazionali, non sarebbe stato eletto, finendo addirittura con l’essere arrestato e condannato, nel 1925, per appropriazione indebita dei fondi dell’ex Sindacato socialista dei marittimi.

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