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L'approfondimento

Appuntamento con la storia di Sanremo, il sindaco Bartolomeo Asquasciati

Opere e meriti del primo cittadino dal 1878 e il 1891 raccontati dallo storico Andrea Gandolfo

Riviera24 - Sanremo Corso Garibaldi antica

Sanremo. Ed eccoci giunti al consueto “appuntamento” settimanale con la storia della Città dei Fiori a cura dello storico locale Andrea Gandolfo. Questa volta, ad essere narrate e ripercorse sono le vicende dell’Amministrazione Bartolomeo Asquasciati, tra il 1878 e il 1891, e alle sue opere pubbliche, dalla fondazione della Società Marittima Sanremese, alla Federazione Operaia Sanremese e del giornale «Il Pensiero di Sanremo».  

     Nel 1878 venne eletto sindaco di Sanremo il banchiere e finanziere Bartolomeo Asquasciati, destinato a guidare senza interruzioni l’Amministrazione civica fino al 1891. Al momento della sua elezione, Asquasciati aveva anche presentato il programma della sua Giunta, che prevedeva una serie di importanti opere pubbliche, tra cui la costruzione di numerose nuove strade, del Cisternone di Piazza Castello per la raccolta e distribuzione dell’acqua potabile, del nuovo lavatoio pubblico e di un macello pubblico, l’ampliamento del cimitero, la ristrutturazione dell’ex monastero delle Turchine per potervi accogliere la sede delle scuole cittadine e la sistemazione della casa per il ricovero dei poveri. I progetti di queste opere, ad eccezione del macello pubblico e del Cisternone, vennero poi effettivamente realizzati durante l’Amministrazione del sindaco Asquasciati, che riuscì a far fronte alle relative spese con un mutuo di 735.000 lire contratto con l’Istituto del Credito Mobiliare Italiano, che era stato tra l’altro utilizzato anche per estinguere il prestito Harris, servito a sua volta per sovvenzionare i nuovi lavori nell’area portuale. Nel corso del biennio 1878-1879, oltre alla già citata costruzione di nuove strade, tra cui via Umberto I, il primo tratto di via Roma, via Ruffini, strada Peirogallo e strada Guardia, vennero realizzati l’ingrandimento del cimitero, la sistemazione della piazza e delle vie attigue al Teatro Principe Amedeo, il nuovo Ufficio daziario di piazza Colombo, che aveva già svolto le funzioni di Osservatorio meteorologico, il condotto delle fontane Capitolo e Palma, la condotta d’acqua di Poggio, il restauro del Palazzo Comunale e di quello di Giustizia, la ristrutturazione dell’ex monastero delle Turchine destinato a nuova sede delle scuole pubbliche, la costruzione della fognatura in via della Stazione e i lavori di abbellimento della sede della Stazione ferroviaria.

Generico settembre 2021

(Foto da Sanremostoria.it)

     Tra i vari eventi che caratterizzarono i primi anni dell’Amministrazione Asquasciati spicca anche la fondazione della Società Marittima Sanremese, avvenuta il 1° luglio 1879 su iniziativa del capitano marittimo di Sanremo Domenico Pesante. La nuova Società si prefiggeva lo scopo di favorire l’unione, il mutuo soccorso, l’istruzione e la tutela degli interessi dei marinai sanremesi. Nel corso della prima riunione della Società, tenutasi il 22 agosto 1879 sotto la presidenza del capitano Pesante, fu stabilito di ammettere nel sodalizio il beneficiato di Sant’Erasmo, di fare la festa d’inaugurazione della Società nella cattedrale di San Siro e di celebrare tutte le feste annuali di Sant’Erasmo nella chiesa dei Missionari alla Marina. La prima riunione e quelle immediatamente successive si tennero in una sala del Teatro Chiarle, ma già il 2 settembre il sindaco Asquasciati comunicò alla Direzione la decisione della Giunta Municipale di concedere alla Società una sala per le adunanze in un locale dell’ex convento dei Cappuccini, dove si tennero le altre riunioni a partire dal 19 settembre. L’11 febbraio 1880 il vice presidente della Società Pietro Bensa, nella sua qualità di presidente del beneficiato Sant’Erasmo, versò quindi nelle casse della Marittima la somma di 74,65 lire, che si trovava allora nella cassa del beneficiato. In seguito la Direzione della Società, in cerca di una personalità di prestigio a cui conferire la carica di presidente onorario del sodalizio, si rivolse al Duca d’Aosta, che però declinò gentilmente l’invito; la Direzione offrì allora la carica a Giuseppe Garibaldi in occasione di una sua breve visita ad Alassio, dove il 26 novembre 1880 il generale nizzardo accettò il titolo di presidente onorario della Società con una lettera indirizzata al presidente Pesante. La Marittima si interessò anche dei problemi dell’istruzione popolare partecipando con una sua commissione alla seduta delle direzioni di tutte le Società tenutasi il 4 maggio 1882 per fondare una scuola serale. Da queste e altre riunioni nacque la decisione di istituire le Scuole serali delle Società federate, che, gestite dal neocostituito Consolato Operaio, iniziarono la loro attività il 23 ottobre 1882. Tra le altre iniziative collaterali della Marittima è particolarmente significativa l’istituzione di un Corpo di Musica, il cui Statuto venne approvato nell’adunanza della Direzione del 6 febbraio 1881 alla presenza di 24 musicanti. La banda musicale della Società, dopo un inizio piuttosto difficile dovuto a problemi finanziari, si fece quindi molto onore partecipando a numerosi concorsi in varie città quali Nizza, Torino, Genova, Porto Maurizio e Milano, dove ottenne anche prestigiosi riconoscimenti per la sua attività musicale.

     Intanto iniziò a farsi strada l’idea di fondere le diverse società operanti a Sanremo in un’unica federazione, come proposto una prima volta dal consigliere della Società Operaia di Mutuo Soccorso Giuseppe Carbonetto nel corso di un’adunanza della sodalizio tenutasi l’8 gennaio 1888. La proposta di Carbonetto venne ripresa in una successiva riunione dal presidente della Società, che fece notare i considerevoli vantaggi, anche sul piano economico, che una tale unione avrebbe arrecato. Dopo una lunga serie di incontri tra i presidenti e le direzioni della varie società si giunse quindi all’istituzione della Federazione Operaia Sanremese, nata ufficialmente l’11 gennaio 1891 dalla fusione della Società di Mutuo Soccorso ed Istruzione fra gli Operai di Sanremo e la Società di Mutuo Soccorso fra i Calzolai, alle quali si aggiunse in seguito la Società Costruttori Artisti e Muratori, e nel secolo successivo, anche la Società Marittima e la Società di Mutuo Soccorso fra Tranvieri. Negli anni Ottanta venne anche fondato un nuovo giornale cittadino, «Il Pensiero di Sanremo», che, diretto dall’ingegnere Giacomo Picconi, iniziò le pubblicazioni il 4 marzo 1888. Il nuovo foglio sanremese si caratterizzò subito per la netta tendenza democratico-radicale dei suoi redattori, che si manifestò già nei primi anni di vita del giornale con la polemica innescata contro il tentativo dei Gesuiti di reinsediarsi a Sanremo nella chiesa di Santo Stefano, con l’approvazione dell’annessione all’Italia dello Stato pontificio e con il grande risalto dato alla ricorrenza della morte di Giordano Bruno, esaltata come festa della scienza e del libero pensiero. In seguito «Il Pensiero» si presentò come l’organo ufficioso di tutto lo schieramento democratico provinciale senza estremismi dogmatici e distinzione di orientamenti particolaristici. Nel gennaio 1891 il foglio sanremese si fece strenuo propugnatore dell’opportunità di fondere le varie società operaie in un’unica struttura organizzativa, che sarebbe stata poi effettivamente realizzata di lì a poco con l’istituzione della già citata Federazione Operaia Sanremese. Successivamente «Il Pensiero» sposò la teoria socialista, che costituì la linea ispiratrice del giornale nel biennio 1892-93, quando il foglio appoggiò esplicitamente la Lega socialista sanremese, una formazione politica di ispirazione socialdemocratica che si presentò alle elezioni amministrative dell’ottobre 1893 uscendone tuttavia sconfitta. Lo smacco elettorale subito dalla Lega causò però la rottura tra la proprietà del «Pensiero» e i suoi redattori di area socialista, che pochi anni dopo si sarebbero fatti promotori della fondazione di un giornale di chiara impronta socialista.

     L’Amministrazione Asquasciati assunse anche importanti iniziative in campo urbanistico, che si concretizzarono con il varo di un nuovo piano regolatore edilizio, approntato ancora una volta dall’ingegner Bonfante, approvato dal Consiglio Comunale il 28 aprile 1880 e definitivamente ratificato con decreto regio del 22 luglio successivo. Il piano regolatore del 1880 assume inoltre una particolare rilevanza perché, nonostante sia stato modificato nel 1882 per quanto concerne l’area interessata dal prolungamento di via Vittorio Emanuele, rimase in vigore fino alla fine dell’Ottocento. Questo piano, come del resto tutti quelli che lo avevano preceduto, interessava tuttavia soltanto la zona compresa tra corso Imperatrice a ovest, corso Cavallotti a est e via Vittorio Emanuele a nord. In questa zona il piano predisposto dall’ingegner Bonfante prevedeva il completamento della rete viaria, limitando però la sua azione alle sole vie pubbliche, che, tracciate secondo uno schema ortogonale, avrebbero poi formato dei grandi isolati rettangolari, costituiti da diversi lotti di terreno, il cui riempimento con edifici e strade secondarie era affidato all’iniziativa privata. Il piano Bonfante, per quanto concerne il reticolo delle vie, prevedeva il prolungamento in linea retta di via Vittorio Emanuele fino all’altezza di via Principe Amedeo, in modo da incrociare altre due strade, progettate pure dal piano, e terminare quindi in un rondò, che avrebbe dovuto essere realizzato all’altezza dell’attuale via XX Settembre. Una successiva modifica approvata nel 1883 sostituì poi al progetto della piazza circolare quello di una strada traversa, che verrà costruita con il nome appunto di via XX Settembre. La via Roma invece, che giungeva allora sino a via Gaudio, avrebbe dovuto essere prolungata, sempre in linea retta, fino a via Ruffini, mentre all’altezza dell’attuale via Manzoni, che peraltro non esisteva ancora ma era stata progettata anch’essa nel piano, queste ultime due arterie avrebbero dovuto congiungersi costituendo nell’ultimo tratto un’unica via. Perpendicolarmente a queste tre strade, trasversali alla struttura morfologica della città, sarebbero state costruite le vie Manzoni e Crispi e il prolungamento della via Principe Amedeo.

     Il piano Bonfante contemplava infine l’apertura di una nuova strada in zona Francia, la futura via Pallavicini, destinata a collegare corso Garibaldi con via Francia. Come era prevedibile, tuttavia, tutti questi progetti vennero realizzati solo in parte. Tra le opere effettivamente portate a termine vi furono la costruzione del secondo tratto di via Roma, la realizzazione di via XX Settembre e di via Pallavicini e la sistemazione di piazza Colombo. Rimasero invece sulla carta il prolungamento di via Vittorio Emanuele, del corso della Marina e di via Principe Amedeo e la costruzione delle vie Manzoni e Crispi. Il piano regolatore del 1880 sarebbe stato quindi integrato con un piano supplementare, predisposto dall’ingegner Francesco Semiglia, varato nel 1887. Il piano Semiglia, che riguardava le zone della città non comprese in quello del 1880, e cioè la città vecchia e il quartiere circostante la chiesa di San Siro, prevedeva l’allargamento di alcune strade della Pigna e l’apertura di una nuova via, che, accerchiando la collina occupata dalla città vecchia, collegasse la zona di Levante a quella di Ponente, separate appunto dalla Pigna. Anche questa strada, che avrebbe dovuto immettersi in una grande piazza ottenuta con la parziale copertura del torrente San Romolo, non venne tuttavia realizzata rimanendo soltanto allo stadio progettuale. Oltre a quanto previsto dai piani regolatori, l’Amministrazione Asquasciati realizzò nel periodo tra il 1880 e il 1891 altre importanti opere pubbliche, quali la costruzione della strada al Santuario dell’Assunta e della strada che conduceva alla frazione di Verezzo, il lastricamento del piazzale della Stazione ferroviaria, l’alberatura di corso Umberto I, l’erezione del nuovo Osservatorio sul molo di ponente, i lavori di miglioria apportati ad alcune strade mulattiere in diverse zone del territorio comunale, i restauri compiuti nell’ex convento delle Turchine, allora sede delle scuole cittadine, nel Palazzo civico e nel Teatro Principe Amedeo, la costruzione di tre nuovi lavatoi pubblici, la sistemazione dell’ex convento dei Cappuccini ad uso di caserma militare, la costruzione della casa per l’Ufficio daziario di Capo Verde, la costruzione della Passeggiata a mare, la ristrutturazione del monastero delle Salesiane ceduto al Comune, il rifacimento della strada per Coldirodi, il prolungamento del marciapiede dal ponte di San Martino all’imboccatura della strada per Ceriana, l’ulteriore ampliamento del cimitero e la costruzione del forno di disinfezione a vapore.

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