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Il caso

Ventimiglia, questore gli nega permesso di soggiorno perché “socialmente pericoloso”. Il Tar annulla provvedimento

«Il rifiuto del permesso di soggiorno e il conseguente rientro in patria comporterebbe evidenti ripercussioni sul nucleo familiare»

La Questura di Imperia

Ventimiglia. Le condanne per cessione illecita di stupefacenti e sostituzione di persona, falsa attestazione a pubblico ufficiale sulla propria identità, porto abusivo di armi, maltrattamenti in famiglia e violazione delle disposizioni contro l’immigrazione clandestina sono troppo “vecchie” e non bastano per dimostrare la pericolosità sociale dell’uomo, abitante a Ventimiglia. Soprattutto perché quest’ultimo vive in città con la compagna, incinta, e il loro primo figlio di sei anni, e negare il rilascio del permesso di soggiorno significherebbe dividere la famiglia. Sono questi i motivi principali per cui la sezione seconda del Tribunale amministrativo regionale della Liguria ha annullato il provvedimento del questore di Imperia che il 19 marzo scorso aveva negato il rilascio del permesso di soggiorno a un uomo, accogliendo invece il ricorso di quest’ultimo, difeso dall’avvocato Elisabetta Costa.

Esaminando la posizione dello straniero, il questore aveva deciso che non avesse titolo per restare in Italia, motivando questa sua decisione «in ragione della mancanza del reddito minimo richiesto dalla legge, dell’insussistenza di una stabile convivenza con l’attuale compagna e il figlio nato da questa unione, nonché della pericolosità sociale del ricorrente, ritenuta prevalente sul suo diritto all’unità familiare».

L’uomo ha impugnato il provvedimento della questura, facendo ricorso al Tar di Genova. A questo punto il tribunale ha chiesto ulteriori accertamenti, ordinando alla Questura di riesaminare il caso «in considerazione dell’evoluzione della situazione dei carichi pendenti, dell’opportunità di verificare la convivenza dello straniero con l’attuale compagna e dello stato di gravidanza di quest’ultima», si legge nelle carte del procedimento.

Nel corso dei sopralluoghi effettuati dagli agenti del commissariato di Ventimiglia, l’uomo è «stato rintracciato, all’interno del piccolo alloggio occupato dallo stesso, dalla compagna, e dal loro figlio minore, di anni sei. È inoltre emerso lo stato di gravidanza della compagna del ricorrente, la quale, anche durante gli accessi effettuati da personale di polizia, è apparsa estremamente preoccupata per le sorti del compagno».

Per questo, nonostante a giudizio delle forze dell’ordine, «permane in capo allo straniero un elevato grado di pericolosità sociale», il Tar ha tenuto conto del fatto che «il rifiuto del permesso di soggiorno e il conseguente rientro in patria comporterebbe evidenti ripercussioni sul nucleo familiare, in particolare per la compagna, attualmente in stato di gravidanza».

Così, lo scorso 28 luglio, il Tar ha accolto il ricorso, annullando il provvedimento del questore di Imperia e condannando di fatto lo Stato a pagare le spese legali allo straniero (1500 euro).

 

 

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