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Tutela ambientale e agricoltura, a Ventimiglia nasce l’associazione Terre di Grimaldi

Con il “collettivo” Kesha Niya che supporta i migranti in transito verso la Francia, si è affrontato il problema dei continui abbandoni di rifiuti sul territorio a opera dei migranti

Ventimiglia. Ieri alle 18,30 in piazza Angeli Custodi a Grimaldi c’è stata l’assemblea pubblica di presentazione dell’associazione “Terre di Grimaldi”. Oltre ai membri del direttivo e ad alcuni soci era presente anche una delegazione del “collettivo” Kesha Niya (loro si sono definiti così), l’associazione di volontari che supporta i migranti in transito verso la Francia.

«Naturalmente ci siamo confrontati sul problema ambientale dei continui abbandoni di rifiuti sul nostro territorio a opera dei migranti, che i volontari sembravano conoscere solo in parte. Alla fine gli abbiamo proposto di partecipare, insieme a noi, ad una giornata di pulizia del sentiero che va da Grimaldi all’autostrada, in particolare nelle zone più devastate dallo scempio ambientale procurato da persone che non hanno la minima considerazione per la nostra casa. Per queste persone i nostri sentieri, i nostri orti, i nostri ruscelli e i nostri boschi sono solo una strada di passaggio, una tappa da percorrere insozzandola a piacimento.

Per noi sono casa. E difenderemo la nostra casa a tutti i costi. Non c’entra niente il colore della pelle o il paese di provenienza. A Grimaldi ci sono italiani, francesi, olandesi, tedeschi, peruviani, argentini, svedesi, rumeni, ecuadoregni, senegalesi. Tutta bravissima gente che lavora e con la quale non abbiamo nessun problema. Ma chi non rispetta casa nostra non è benvenuto e non lo sarà mai, e vogliamo che questo sia chiaro al di là di ogni dubbio.

Con l’occasione siamo ben felici di estendere un invito alla giornata di pulizia anche alla Soms di Grimaldi, augurandoci che questa prima iniziativa nel comune interesse di un ambiente più pulito possa servire ad unire le forze per avviare la rinascita del nostro splendido borgo.

Domani mattina invieremo una Pec all’ ufficio ambiente del Comune di Ventimiglia per richiedere che ci vengano messi a disposizione mezzi e attrezzature e ipotizzare delle date. Invitiamo pubblicamente la Soms di Grimaldi a contattarci il prima possibile per mettere a punto insieme a noi i dettagli dell’operazione.

Oltre alle questioni ambientali durante l’assemblea sono stati presentati i programmi dell’associazione per il recupero dei terreni abbandonati e dell’agricoltura. Grimaldi è sempre vissuta di agricoltura e se vogliamo che il borgo viva le coltivazioni devono continuare, aggiornandosi ai più moderni sistemi di coltivazione biologica e impiantando colture diversificate. Il modello della monocoltura si è rivelato, nel lungo periodo, fallimentare sia dal punto di vista economico che ambientale.

Oggi ci sono molte possibilità per i terreni marginali come quelli della nostra frazione, si va dalla coltivazione degli agrumi (perchè a Mentone hanno il limone Dop e noi no?) alle erbe officinali, che crescono già spontanee nei nostri boschi, agli asparagi selvatici e molte altre specie vegetali “di nicchia” ad alto valore aggiunto, che possono essere coltivate con soddisfazione anche su terreni difficili come i nostri. Non si deve ripetere l’errore, già troppe volte commesso in passato, di andare “per filoni” (tutti olivi, tutti fiori, tutte piante grasse ecc).

A proposito di olivi, abbiamo in programma di approfondire le possibilità di recupero dell’olivicoltura attraverso un progetto di ricerca per la lotta biologica alla mosca dell’olivo. L’olio di Grimaldi è veramente speciale, ed è giusto provare a salvarlo.
Servono energie giovani, voglia di fare e soprattutto una grande e sincera coscienza ambientale. Un altro dei problemi di Grimaldi (ma comune a quasi tutta Italia) è il frazionamento insostenibile delle particelle catastali. Ormai ci sono particelle di pochi metri quadri, magari addirittura con due o più proprietari ciascuna, forse deceduti da tempo o i cui eredi non sanno nemmeno di essere divenuti proprietari, e se lo sanno abitano lontano e non hanno alcun interesse a curarsene. Il risultato sono incendi, dissesto idrogeologico e progressivo abbandono dei borghi. A Roma si fa un bel parlare di “ricomposizione fondiaria”, ma se il valore dei terreni è inferiore al costo dei professionisti che devono fare gli atti, come la mettiamo?

Abbiamo le mappe catastali di tutta la frazione, ed uno dei prossimi lavori sarà proprio quello di fare una ricognizione dello stato dei terreni al fine di segnalare quelli abbandonati presso la Banca della Terra, affinchè la Regione possa destinarli a chi è disposto a farsi carico del loro recupero».