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Taggia celebra con monumento funebre Ezio Rovera. Scultore, artista, intellettuale foto

E' stato presidente del Centro Culturale Tabiese

Taggia. Il municipio tabiese celebra con un monumento funebre Ezio Rovera. Scultore, artista poliedrico, intellettuale, studioso di storia e cultura locale, sarà ricordato con una statua in un aiuola del cimitero comunale.

La salma, tumulata in un loculo, sarebbe dovuta finire a breve in un ossario. Ma grazie alla richiesta fatta al comune dalla onlus intitolata al fratello e alla madre, “Fondazione Maria Caterina Pizzio Alberto Rovera”, i suoi resti mortali riceveranno una più significativa sepoltura e un più duraturo ricordo.

A Taggia, in vita, è stato presidente del Centro Culturale Tabiese, consulente nell’Oratorio dei Bianchi per il restauro del crocifisso e dell’altare, ha scolpito i ritratti dei Ruffini per il cimitero, la madonnina nella cappelletta di regione Periane e il busto di Monsignor Giauni. Con i proventi di una sua mostra si era restaurato da solo il tetto della chiesa di S.Benedetto sul Colletto. Ai suoi familiari, alla madre ed al fratello Alberto, ha voluto intitolare la fondazione. La onlus, da anni, è impegnata in opere filantropiche non solo nel tabiese.

La Biografia di Ezio Rovera tratta dal sito della Fondazione.
Ezio Rovera è nato a Taggia il 31 gennaio 1937 nel rione Parasio del nostro centro storico. Diverse e dolorose vicis­situdini familiari e l’ultimo evento bellico lo costrinsero ad un’altalena di spostamenti tra Taggia e Perinaldo (paese natale della madre Maria Caterina Pizzio), dove iniziò a frequentare la scuola ele­mentare terminata poi a Taggia. A Taggia frequentò i tre anni di avviamento conse­guendo una piccola borsa di studio. La famiglia non aveva le possibilità economi­che per permettergli una con­tinuità scolastica, a quindici anni quindi iniziò a lavorare presso un’importante falegnameria di Sanremo.
Il datore di lavoro notò subito una particolare abilità e serietà che permisero ad Ezio di ottenere nel giro di pochi mesi un banco di lavo­ro personale.
A diciassette anni, insof­ferente e ansioso di conosce­re nuove realtà che gli offris­sero la possibilità di esprime­re al meglio lo spirito di liber­tà, e la ricerca di creatività sempre più prepotenti in lui, partì per Torino dove trovò lavoro presso uno studio di restauro. La straordinaria capacità nel dipingere e nel disegna­re, lo spirito innato di grande osservatore, il desiderio di essere l’unico artefice della propria realizzazione perso­nale e professionale gli per­misero di arrivare ad avere un laboratorio tutto suo. Il mare ha rappresentato sempre per Ezio un elemento in cui muoversi con estrema naturalezza. Cornice per acute e profonde riflessioni, ambiente ideale per meditare e trovare cura e sollievo per il suo corpo a cui teneva molto Lavorò per i più grandi antiquari di Torino che ne ap­prezzavano non solo la rara abilità nel restituire un mobi­le o una tela allo splendore originale, ma soprattutto la modestia, la discrezione e l’onestà nei rapporti inter­personali. L’agiatezza economica e la fama professionale conso­lidata in breve tempo di certo non furono sufficienti a se­dare la sua continua insod­disfazione e la sua costante ansia di ricerca. Lavorando di giorno e frequentando i corsi serali del liceo artistico, a trent’anni si diplomò con il massimo dei voti. Si iscrisse alla facoltà di Architettura, non tralascian­do mai la sua professione ini­ziale di restauratore, conseguì brillantemente la laurea nei tempi previsti. Non anco­ra soddisfatto, si iscrisse alla facoltà di Medicina che fre­quentò per quattro anni, so­stenendo regolarmente gli esami. Ezio Rovera accanto alla statua in bronzo da lui realizzata raffigurante la madre, posizionata all’ingresso della villa in cui abitava. Oggi la scultura è collocata sulla tomba di Ezio con la scritta ” A custodia del proprio figlio ” Purtroppo non riuscì mai a laurearsi, una seria patologia agli occhi lo colpì prima del conseguimento della sua seconda laurea. Negli anni che seguirono ebbe la libera docenza in pittura scultura e nudo. Insegnò per quindici anni storia dell’arte in un liceo artistico di Torino, senza mai tralascia­re la professione di restaura­tore, scultore ed architetto. Nel 1980 acquistò una proprietà a Taggia con l’in­tenzione di aprirvi una scuo­la di pittura, scultura, restau­ro. Collaborò con l’emittente radiofonica “Radio Citta 99” che aveva sede nel Palazzo Spinola e il sabato comunicava con i radioascoltatori mettendo in evidenza gli aspetti storico-architettonici del Centro Storico Tabiese in relazione alla storia dell’arte. In quel periodo contattò anche gli insegnanti della scuola elementare di Taggia ai quali propose la totale di­sponibilità per aiutarli a co­noscere più intimamente gli alunni attraverso un metodo e un’indagine da lui elaborati, basati sulla lettura dei segni. Entro a far parte del Centro Culturale Tabiese, sentiva forte il desiderio di interveni­re con gli strumenti più idonei nel restauro e nel rilancio del centro storico di Taggia; cer­cò di spiegare in diverse e numerose situazioni quanto fosse importante che gli abi­tanti dei vari rioni fossero informati, istruiti ,educati e quindi sensibilizzati per custodire e valorizzare il ricchissimo patrimonio architettonico e culturale della nostra città Divenne pre­sidente del Centro Culturale Tabiese e in quella veste pro­pose ed attuò una comunicazione più diretta e fruttuosa con l’amministrazione comu­nale, incontrando spesso il Sindaco e tenendolo aggior­nato su iniziative, proposte e problemi del Centro. Ezio Rovera in Palazzo Lercari in Taggia durante la presentazione del Concorso estemporanea di pittura ” Taggia, l’Arte nella Storia ” . Una delle tante iniziative da lui suggerite in seno al Centro Culturale Tabiese di cui è stato Presidente. Per far sì che la gente sco­prisse, apprezzasse e fosse in grado di sviluppare almeno un elementare senso critico ver­so la cultura artistica, propo­se ed organizzò visite guida­te in diverse città italiane e francesi ricche di monumenti, musei e storia. In quelle occasioni organizzò in­contri culturali atti a docu­mentare e a preparare i visi­tatori. Impiegò più volte e gratuitamente il suo talento artistico: preparò una mostra di quadri, il cui ricavato servì per il restauro del tetto della chiesa di S. Benedetto. Per Taggia fece molto, fu consulente nell’Oratorio dei Bianchi per iI restauro del Crocefisso e dell’Altare; nel 1980 scolpì i ritratti dei Ruffini per il cimitero di Taggia; nel 1987 la bella Madonnina nella cappelletta di regione Periane e il busto di Mons. Giauni posizionato vicino alla Parrocchiale di Arma. Con i proventi di una sua mostra fu restaurato il tetto della chiesa di S. Benedetto nel Colletto. Una tra le proposte più interessanti fu quella di invi­tare a Taggia artigiani da al­tre regioni, proposta che si concretizzò nel luglio 1990 con la “Prima Mostra Mercato Artigianale”. Nel 1996/1997 trattò con l’Amministrazione Comunale l’argomento ampiamente discusso all’interno del Centro Culturale Tabiese : intervenire per facilitare il lavoro degli artigiani in botteghe aperte nel centro storico. L’intento era quello di sostenere economicamente gli artigiani e nello stesso tempo riportare il centro storico alla sua antica vitalità ed efficienza. Collaborò con le scuole medie di Taggia e, sempre nelle vesti di volontario, si recava nelle classi dove cercava di proporre ai ragazzi soluzioni alternative per poter vivere, scoprire, amare il centro storico di Taggia. I suoi interventi non erano mai finalizzati a informazioni culturali asettiche: proponeva, a dimostrazione del suo pensiero, spaccati della sua vita, e in questo modo incoraggiava i ragazzi a un dialogo più profondo sulle tematiche dei giovani. Osservarlo e ascoltarlo era sempre un’emozione forte e nuova. Quanta la passione e il trasporto emotivo che riusciva a trasmettere ad ogni elemento del gruppo! Era capace di osservare ogni persona e cogliere al volo il suo pensiero, il suo stato d’animo, i suoi sentimenti. Generoso, sempre quando la realtà lo richiedeva, deciso ed anche caustico quando in certe situazioni sentiva l’inutilità di spendere energie verbali per arrivare ad un punto d’incontro. Attento e delicato osservatore dell’animo umano offriva instancabilmente aiuto spassionato a chi riteneva bisognoso. Preferiva la compagnia dei giovani, dei quali amava la vivace intelligenza, il desiderio di scoperta, il senso dell’immortalità, la facilità con cui riescono a sentirsi il centro dell’universo, ma aveva anche sempre ben presente la fragilità esistenziale che spesso compromette, inesorabilmente, il loro futuro. Ha vissuto d’amore e combattuto sempre fino all’ultimo giorno di vita, fino all’ultimo respiro, conservando quella straordinaria dignità che ha caratterizzato tutta la sua vita. Nel 1997 scopri di essere gravemente malato, ma continuò a lottare . La consapevolezza di non aver molto tempo a disposizione favorì la nascita della Fondazione, di cui ne programmò e curò nei dettagli la struttura e le finalità espresse nello statuto. La ‘Fondazione Maria Caterina Pizzio e Alberto Rovera”, è dedicata alla madre e al fratello più grande che gli fece da padre. Ezio Rovera muore l’8 febbraio 2001“.

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