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Macron introduce l’obbligo del green pass, ma a Mentone è un coro di “no”

Le interviste dai dintorni di Quai Bonaparte ai ristoratori, baristi e connazionali residenti in Francia

Mentone. “Green pass? No, grazie”. La decisione presa dal presidente Emmanuel Macron di rendere obbligatorio il green pass per accedere in ristoranti, bar e altri luoghi pubblici non piace alla maggioranza dei francesi. A dire “no” al passaporto sanitario, che attesti la vaccinazione anti-covid, sono soprattutto i ristoratori, molti dei quali, pur essendosi vaccinati, non hanno gradito il discorso del loro presidente.

Generico luglio 2021

«Non siamo d’accordo per diversi motivi e sicuramente non saremo sulla porta a chiedere il green pass», dichiara, decisa, Manuela, la titolare di origini italiane del ristorante pizzeria “La belle escale”, al civico 25 di Quai Bonaparte. Anche perché, secondo quanto dichiarato da Macron, l’obbligo del green pass per entrare in un ristorante dovrebbe scattare il 21 luglio: «Non lascia il tempo materiale affinché tutti possano averlo», spiega, anche se ammette: «Sicuramente ha sortito l’effetto desiderato, c’è stato un boom di prenotazioni dei vaccini. Ma se non vengono aperti altri centri di vaccinazione sarà impossibile, quindi penso che lascerà un po’ più di tempo affinché la gente si possa vaccinare».

Le novità introdotte dal presidente hanno sortito in realtà reazioni contrastanti: da una parte la corsa a vaccinarsi, con ventimila appuntamenti al minuto, per un totale di 926 mila in una sola sera, quella successiva al discorso di Macron. Dall’altra un esercito di francesi è sceso in strada a protestare contro l’imposizione. Un’imposizione che non piace nemmeno a chi il vaccino lo ha fatto: «Non sono d’accordo – spiega la ristoratrice – Nonostante io sia pro vaccino e soprattutto pro vaccino Covid, non sono assolutamente d’accordo e mi batterò per la libertà di chiunque di poter scegliere. Non chiederò il green pass all’entrata».

Secondo i titolari del ristorante libanese Casa Dali, a venir meno è il diritto di ogni cittadino alla riservatezza dei dati sanitari. «Penso semplicemente che non sia fattibile – dice la titolare – Anche perché il segreto medico deve essere mantenuto. E’ complicato che il ristoratore chieda al cliente il green pass come è difficile che il cliente chieda al ristoratore se ha il green pass. Penso che sia una scelta molto intima e personale, quella di farsi o meno vaccinare. Per i ristoratori è la stessa cosa: è complicato imporre a un dipendente di vaccinarsi. E’ complicato anche per lo chomage (disoccupazione), non si può licenziare il personale che non si vaccina: è una violazione alla privacy».

A sollevare un’altra difficoltà è invece il titolare di una rosticceria: «Non si sa come faremo, è un problema perché io ho personale italiano e in Italia non è obbligatoria la vaccinazione», dice. Ed è vero: come fare con le migliaia di lavoratori italiani in Francia, visto che nel Belpaese non serve il green pass e quindi la vaccinazione resta una scelta? «Io sono vaccinato, ma non sono la polizia che può chiedere alla gente “Hai la carta di identità e il pass sanitario?” – aggiunge l’uomo – Non è questo il mio mestiere, il mio mestiere è dare da mangiare, non chiedere i documenti».

«Penso che sia necessario – spiega un altro ristoratore – a tutto ciò che si è verificato in questi anni, è una cosa molto utile per poter controllare quel che accade nella città. Un’ottima soluzione alla pandemia che ci ha devastato in questi anni. C’è stata possibilità di vaccinarsi a maggio, magari c’è chi non ne ha approfittato e adesso che ci sono restrizioni la maggior parte della gente vuol farsi vaccinare, si sono iscritti alla piattaforma, magari adesso avranno più difficoltà?».

Unica voce fuori dal coro, un’altra connazionale da tempo residente nella città di confine francese: «Sarebbe un’ottima soluzione per fermare ed evitare una recrudescenza della pandemia, – spiega Francesca. A Mentone ci sono state ottime possibilità per vaccinarsi già da maggio. Ora che Macron ha fatto questo annuncio c’è un boom di prenotazioni che stanno mandando in affaticamento i centri vaccinali. No vaccino no ristorante? Vedremo».