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La dianese Gaia Renda dalla cucina dell’Aquasanta alle passerelle di Parigi

La modella che ha sfilato per Dior e Armani alla Settimana dell'Alta Moda si racconta. L'impegno per la comunità Lgbt

Diano Marina. Da chef nella cucina dell’Osteria dell’Acquasanta a Diano Marina alle passerelle di Parigi sulle quali ha appena sfilato per Dior e Armani in occasione della Settimana dell’Alta Moda parigina. E’ la storia della dianese Gaia Renda, modella quasi per caso, oggi ricercatissima dalle firme più importanti del panorama internazionale.

Quella di Gaia che ha letteralmente bruciato le tappe sembra una fiaba dei nostri giorni, ma la giovanissima modella di Diano che tra pochi giorni tornerà nella città natia per le vacanze, ha i piedi ben piantati per terra e principi solidi. Famiglia normale che non ha mai avuto a che fare col mondo dello spettacolo, la madre Patrizia ha fatto le pulizie negli hotel e ora assiste il padre anziano, mentre papà Giacinto da diversi anni lavora in Cina per una multinazionale, Gaia Renda è, infatti, impegnata in prima linea anche nelle battaglie civili come quello per i diritti della comunità Lgbt, con la partecipazione al progetto di Vanity Fair.

«Come ho cominciato la carriera di modella? Da 3 anni facevo la cuoca all’Osteria dell’Acquasanta. Poi, un giorno mi sono decisa a inviare le mie foto a diverse agenzie. Una, di Milano, mi ha chiamata. Il giorno seguente ero da loro e dopo un periodo di formazione, 5/6 mesi di casting,  sono cominciate le sfilate», spiega Gaia.

Tra le prime esperienze di Gaia Renda, prima di quella parigina che si sta concludendo c’è stata quella a Cortina d’Ampezzo. «Bellissima- dice ricordando – ma che freddo!».

Belle esperienze si,  ma è vero quello che si dice nel mondo della moda? Sotto il vestito niente? «Non tutte le persone che ti trovi davanti sono genuine, devi avere la tua personalità e tirarla fuori. Io mi ispiro a Naja Rivera, l’ho sempre ammirata e avrei voluto diventare come lei».

Gaia Renda dedica molto del suo tempo in favore delle battaglie civili. Una di quelle che la sta impegnando di più è quella a favore della comunità Lgbt, come testimonia il suo contributo alla campagna della rivista Vanity Fair, firmata insieme a molte modelle e modelli emergenti.  «Ho aderito al progetto di Gaia Fraschini, per dare spazio alla cosiddetta diversità, che poi è un modo di dire, perché ognuno di noi è diverso e deve avere il diritto di poterlo affermare, la forza di mostrare sé stesso per quello che è».

«Quando ero bambina -scrive Gaia sul proprio profilo Facebook –  già mi “distinguevo” dagli altri per i miei gusti “fuori dal normale”. Non mi piacevano i “giochi da femmina” e non mi piaceva neanche che si definissero in tal modo. A me piaceva giocare con “le cose da maschio”, ma non mi importava niente se a qualcuno non andava a genio questa cosa. Mia madre mi ha sempre detto:«se ti fa stare bene allora fallo”, ed io ho sempre fatto ciò che mi riempiva il cuore. Non mi piaceva truccarmi o mettermi lo smalto, la maggior parte del mio tempo lo passavo giocando a calcio, da sola, poiché i ragazzi dicevano che le femmine non giocano a calcio e le ragazze d’altra parte non volevano giocare con me per questa ragione, ma sinceramente, a niente di tutto ciò che pronunciavano ho dato importanza».
«Crescendo ho avuto altri gusti differenti da tutte le altre ragazze che mi stavano attorno, dal modo di vestire, ai loro, se così si possono definire, preconcetti di vita. Niente di tutto ciò che pensava la massa sembrava conforme a ciò che pensavo io. Nell’adolescenza poi, ho iniziato a provare un certo interesse verso le ragazze e ho scoperto di essere gay. Mi ci è voluto un anno per dirlo apertamente, proprio perché i “preconcetti” che ho citato prima mi facevano sentire sbagliata, inadeguata, diversa».

«A volte -prosegue Gaia è stato difficile, anche se devo dire che a scuola non ho avuto problemi, forse perché essendo una ragazza la cosa è vista diversamente. Solo in una circostanza mi sono sentita dire, in discoteca, “lesbica di m…”.  Quello che ognuno fa sotto le lenzuola sono affari privati. Il nostro Paese in questo campo ha molto da migliorare».

La giovane modella dianese è l’orgoglio della sua famiglia. Della mamma e del papà che l’attende per una sfilata in Cina ma anche di sua sorella Rebecca studentessa di musica e della fidanzata Vittoria che di professione fa la cuoca. «E’ la mia prima sostenitrice, sono io quella che si fa dei problemi per essere costretta a stare lontana. In questo ambiente devi avere accanto una persona che crede in te».
«In futuro   – conclude Gaiami piacerebbe aprire un brand mio, una linea di vestiti con mia sorella e la mia fidanzata».