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Coronavirus, studenti imperiesi bloccati a Malta: «In quarantena senza neanche un tampone»

Quella che doveva essere una vacanza premio dopo un anno di studio e l'esame di maturità, si è trasformata in un incubo, con le famiglie costrette a pagare a caro prezzo il prolungamento forzato del soggiorno

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Imperia. Bloccati a Malta, “ostaggio” di un virus che probabilmente non hanno nemmeno contratto. A raccontare la “vacanza” forzata in albergo è Lorenzo Ranise, 18 anni, uno degli otto studenti imperiesi rimasti sull’arcipelago del mar Mediterraneo dopo che un ragazzo della stessa comitiva è risultato “reattivo” al test in aeroporto, il giorno in cui era previsto il rientro in Italia.

«Un tampone comunque lo avrei gradito, prima della quarantena – dichiara il giovane -. Non è stato eseguito neppure sul ragazzo risultato non positivo, ma solo reattivo». E così gli otto imperiesi, come gli altri giovani giunti da altre località italiane, sono stati riportati in albergo, dove trascorrono le giornate leggendo e parlando tra loro attraverso videochiamate. «Insomma, cerchiamo di farla passare», dice Lorenzo.

«Ci troviamo a St Julian, una località vicino a Sliema, dove abbiamo trascorso la vacanza – racconta lo studente -. Viviamo tutti in stanze separate, tranne una coppia, anche se all’inizio mi volevano mettere in camera con uno dei miei amici. Assurdo, però, mettere due persone in quarantena nella stessa stanza».

L’ambasciata italiana, stando a quanto dichiarato da Lorenzo Ranise, sarebbe in contatto con due persone del gruppo: il ragazzo risultato reattivo al Covid e una ragazza, che sono stati investiti della carica di portavoce. «Ci hanno fatto sapere che se abbiamo bisogno di una visita o avvertiamo i sintomi del virus possono fornirci un’assistenza medica”. Per mangiare? Usiamo una app maltese ‘Wolt’, con la quale possiamo ordinare cibo, ma anche materiale di elettronica, che ci viene recapitato direttamente in albergo».

Quella che doveva essere una vacanza premio dopo un anno di studio e l’esame di maturità, si è trasformata in un incubo, con le famiglie costrette a pagare a caro prezzo il prolungamento forzato del soggiorno.

 

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