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Asl1 Imperiese, carenza di professionisti sanitari. Mara Lorenzi: «E’ tempo per iniziative coraggiose e concrete»

Sette proposte in ambito sanitario studiate con Giovanna Baldassarre e Loredana Sasso

Bordighera. «Il Ponente ligure ha bisogno di specialisti da almeno una decina d’anni e ora scarseggiano sempre più anche i medici di medicina generale, gli infermieri, e i fisioterapisti». Inizia così un lungo intervento del consigliere comunale di Bordighera Mara Lorenzi (Civicamente Bordighera), professore emerita Harvard Medical School, del medico Giovanna Baldassarre, ex dirigente medico Neurologia dell’ospedale di Sanremo, Portavoce del Gruppo di cultura politica della Federazione Operaia Sanremese e di Loredana Sasso, ex professore ordinario di Scienze Infermieristiche, dipartimento Scienze della Salute, Università di Genova, sulla situazione sanitaria del ponente ligure.

«La strettoia in cui ci troviamo non  è affatto nuova, è solo peggiorata – aggiungono – La Regione non sembra aver notato l’acuirsi della criticità, e non ha attivato misure che possano mitigare la scarsa attrattività della Sanità del Ponente Ligure per i professionisti sanitari. Il solo rimedio su cui la prima giunta Toti si era attivata era stato il disegno di privatizzare Ospedali, perché i privati sono in grado di pagare salari migliori. Ma le privatizzazioni di Ospedali non sono certo una strategia da raccomandare se vogliamo una Sanità pubblica in grado di pianificare per i bisogni della popolazione. E comunque le previste privatizzazioni degli Ospedali sono ora in fase di archiviazione o di ripensamento».

E ancora. «E’ tempo per la Regione di attivarsi su altre strategie per garantire il necessario personale sanitario al Ponente ligure. Una terra che ha il record europeo di anziani e quindi di malati cronici; ma ha anche l’attrattiva di clima e bellezze che possono rendere il turismo sanitario una risorsa economica. Ed è tempo per la comunità di insistere fermamente per ottenere soluzioni, ma anche di dare ogni possibile contributo per portare a casa un risultato concreto».

Le proposte. «Proponiamo di seguito sette interventi specifici che, gradualmente e cooperativamente – spiegano – Potrebbero cambiare il panorama nel giro dei prossimi cinque anni».

1. La Regione dovrà adoperarsi per correggere l’ingiustizia di salari più bassi in Regione Liguria rispetto a regioni limitrofe. Ad esempio, per un dirigente di primo livello la differenza mensile rispetto ad un collega piemontese è più di 300 euro, che diventano più di 500 euro a livello di primario. Una strategia usata da altre Regioni per i territori vicino ai confine.

2. Il PNRR aumenterà i contratti di formazione specialistica, riducendo l’assurdita’ dell’”imbuto formativo” dove i posti di specialità sono insufficienti ad accomodare i laureati in Medicina. Ma per far arrivare il beneficio al Ponente ligure, la Regione, in coordinamento con le disponibilità didattiche delle scuole di specialità, dovrà finanziare un numero aggiuntivo di borse di studio (assegnabili a specifiche specializzazioni carenti sul territorio), con clausole che vincolano i vincitori delle borse aggiuntive a lavorare nella zona del Ponente per almeno 3 anni dal completamento della specialità. Una strategia usata in tutto il mondo da diversi tipi di istituzioni per garantire copertura sanitaria dove questa non si attua spontaneamente.

3. La Regione, sempre in coordinamento con le scuole di specialità, potrà offrire supporto economico per la permanenza fuori sede degli specializzandi quasi completamente formati che accettano rotazioni di 6 mesi nel Ponente ligure. Per gli specializzandi sarebbe una grande opportunità di arricchire casistica ed esercizio di responsabilità, e per le destinazioni che li ospitano sarebbe un’iniezione di mano d’opera che porta aggiornamento tecnico-scientifico, e un meccanismo per stimolare interesse nella zona per scelte di vita a più lungo termine.

4. I sindaci lavorando con i distretti socio-sanitari del Ponente potranno contribuire a facilitare l’insediamento di nuovi medici facendo a gara nell’offrire spazi di proprietà pubblica da utilizzare per un periodo di tempo in concessione gratuita per compiti sanitari. Anche queste strategie sono state sperimentate in altre Regioni.

5. Sempre i distretti socio sanitari, coadiuvati dalla Regione, potranno facilitare l’acquisizione da parte dei medici di strumenti di diagnostica di base, e incentivare l’uso di ecografi ed elettrocardiografi negli uffici medici quando ci siano le competenze e/o il supporto delle refertazioni via telemedicina. Questo ridurrebbe significativamente il numero di richieste per prestazioni specialistiche e perciò la frustrazione della lunghezza delle liste di attesa.

6. La Regione dovrà mantenere o riattivare, e potenziare, i corsi di laurea delle professioni sanitarie nel polo didattico della ASL1. Ad oggi eè stato mantenuto il Corso di Studi in Infermieristica, che è stato potenziato con un master in Infermieristica di Famiglia e di Comunità. Ora è necessario riattivare il corso di studi in Fisioterapia.

7. Le Scuole superiori sul territorio potranno, attraverso persone competenti e motivate, sensibilizzare maggiormente gli studenti a scegliere le professioni sanitarie, e coordinare assistenza per la preparazione dei ragazzi al test di ammissione alla facoltà di Medicina.

Le ultime due strategie intendono facilitare l’ingresso nelle professioni sanitarie di giovani residenti del nostro territorio, con la speranza che vorranno considerare di rimanerci o tornarci da laureati e specializzati.

«Dobbiamo tutti accettare – concludono le professioniste – Che non c’e’ un’unica magica soluzione ad un problema cronico e ingravescente, ma che e’ invece necessario far convergere diverse strategie promettenti. L’azione doveva tuttavia iniziare ieri o l’altroieri, i cittadini lo sanno, e ora chiedono una programmazione rigorosa e interventi concreti».