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Ventimiglia, omicidio-suicidio: le foto con le armi di Antonio Vicari

Il dolore di mamma Anna: «Non mi do pace che non ci sei più vita mia»

Ventimiglia. Sono foto del 2013, quelle che ritraggono Antonio Vicari con in mano fucile e pistola. Sono immagini postate su Facebook, insieme a quelle in cui il 65enne, che ieri si è tolto la vita dopo aver ucciso Sharon Micheletti (30 anni), ha condiviso sul suo profilo, insieme a funghi mostrati come trofei e alle foto in cui è insieme ai suoi cagnolini.

A far male, il giorno dopo l’ennesimo femminicidio che sconvolge l’Italia, sono proprio quelle sei foto di Vicari in versione “Rambo”, con fascia nera in testa e pantaloni verde militare. Un uomo già arrestato per le minacce verso un’altra donna, non Sharon, e che poi viene denunciato dalla 30enne sempre per lo stesso motivo. Un uomo che la perseguita, e lo scrive a chiare lettere su Facebook che lui «quando serve» arriva «sempre al momento giusto». Quell’uomo, ieri, è uscito di casa con una pistola e ha ucciso e si è ucciso. Sapeva di incontrarla? Oggi, a poche ore dal dramma, non ci è dato saperlo. Resta la terribile sensazione che, come ieri diceva chi Sharon e Antonio li conosceva, «tutto questo si poteva evitare».

Resta il dolore di una madre, Anna Scordo, che con le sue urla di disperazione ieri ha rotto il silenzio inverosimile di una domenica pomeriggio assolata. «Amore mio cuore di mamma Anna – scrive la donna – Non mi do pace che non ci sei più vita mia te ne sei andata via una parte di me non si può morire a 30 così giovane il fiore della tua gioventù, la tua famiglia è distrutta ti amavamo tantissimo ti amoooooo figlia mia Sharon Rayan ti amoooooo».

Resta un bambino, quel figlio di cui Sharon diceva «è la mia ragione di vita», che crescerà senza la sua mamma.

Restano i tanti perché ai quali il sostituto procurare di Imperia Maria Paola Marrali e i carabinieri intervenuti cercheranno di dare una risposta. Il primo è proprio quello sull’arma usata da Vicari e sul perché un uomo, da poco uscito dal carcere per minacce a una donna, avesse nella sua disponibilità quella pistola.

Resta anche il dolore e lo sgomento dei parenti di Antonio. «Tu non eri più tu – scrive una cugina – Ho tentato più volte di farti ragionare, ho tentato più volte di persuaderti offrendoti con mio marito il nostro aiuto, ma purtroppo il tuo cervello era andato in tilt da tempo, ti giudicano mostro ti giudicano viscido ma chi ti conosceva sa benissimo che non eri più tu, ed è atroce ciò che è successo, dovevi farti aiutare, nella tua esistenza avvenimenti strazianti hanno segnato purtroppo poi il corso buio della tua infelice vita….che tu possa ora raggiungere kry e Patty e finalmente essere sereno, quella serenità che cercavi a tutti i costi e che avevi perso da moltissimi anni…riposa in pace Cugy che Dio abbia pietà di te. Riposi in pace anche l’anima della povera Sharon, chiedo perdono io al suo bimbo per lui. Ciao Cugy».