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Vaccino anti Covid ai bambini? Il primario Borea: «Sì per sradicare la malattia»

«Forte impatto della pandemia sulla psiche dei giovani», sottolinea il responsabile di Pediatria

Sanremo. Vaccini ai bambini, sì o no? Ne parliamo con il primario di Pediatria dell’ospedale di Sanremo Riccardo Borea, ospite nei nostri studi.  «Ma sicuramente sì– risponde Borea –  tutte le società di Pediatria quella italiana e quelle internazionali consigliano, da quando è disponibile il vaccino ed è autorizzata la somministrazione ai 18enni, di vaccinare i bambini. Perché anche i bambini possono ammalarsi di coronavirus, anche se sappiamo che l’infezione è molto più leggera rispetto alla popolazione adulta, in particolare a quella anziana, ma possono essere serbatoio di infezione per gli adulti».

Riccardo Borea, 50 anni, pediatra.JPG

«E’ quindi bene per sdradicare questo flagello che ha sovvertito completamente la realtà sociale del nostro Paese e di tutto il mondo vaccinare i bambini. Non ci sono effetti collaterali diciamo gravi, se non nei casi  eccezionali che valgono per tutte le vaccinazioni che vengono somministrate da sempre ai bambini. La Società  italiana di Pediatria, come tutte le società scientifiche internazionali, sostiene non a caso l’importanza di vaccinare i bambini già dai 12 anni», sottolinea il noto pediatra sanremese.

Si riusciranno a vaccinare tutti i bambini prima dell’inizio del prossimo anno scolastico?

«Dipenderà  dalla disponibilità di vaccini che avrà l’Italia. Io credo che entro ottobre dovremmo riuscire a vaccinare tutti i bambini, diciamo di età scolare dai 6 anni in poi. E’ noto che i ragazzi, anche un po’ più grandi hanno aderito meglio dei senior alla campagna vaccinale e questo è un aspetto molto importante, perché noi pediatri nella stragrande maggioranza sosteniamo l’importanza dei vaccini nella prevenzione delle malattie, per scongiurare il rischio di morte, e, quindi anche nel caso del coronavirus è importante ricordarlo».

Per quale motivo, secondo lei dottore, così tanta adesione nelle fasce più giovani e scetticismo in quelle più adulte?

«Sinceramente non ho una risposta, sono sorpreso e anche contento come pediatra che i giovani abbiano dimostrato questa maggiore sensibilità. Ciò dimostra anche una capacità decisionale su cose importanti come i vaccini rilevante. Sappiamo che le ragazze adolescenti fanno un vaccino per il papilloma virus ormai da 15 anni allo  scopo di prevenire i tumori del collo dell’utero in età adulta e anche per i maschi in altri contesti esistono esempi simili. Credo che tutto questo abbia portato a una maggiore attenzione e riconoscimento dell’importanza dei vaccini per la prevenzione che è un aspetto fondamentale in campo sanitario».

Quale sarà l’impatto della pandemia sulla psiche dei ragazzi e di quei bambini che sono praticamente nati con con la mascherina?

«Noi pediatri constatiamo da molti mesi che la pandemia ha disorientato fortemente il mondo giovanile. C’è un disagio psicologico e psichiatrico elevatissimo tra i più giovani che ha scatenato la comparsa di disturbi psichiatrici e tentati suicidi che sono le prime rappresentazioni di questo disagio. A Imperia, in quest’ultimo anno, si sono suicidati due adolescenti. L’effetto mascherina che mi chiedeva avrà sicuramente delle conseguenze se non in tutti in una buona parte dei bambini. Questo, però, lo diranno gli studi che verranno fatti mettendo a confronto le differenze tra coloro che hanno vissuto la fase pandemica rispetto a quelli che, speriamo presto, non utilizzeranno più la mascherina».