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Sistema immunitario innato: sempre più studi suggeriscono che i vaccini possono potenziarlo

Lo studio del professor Alberto Mantovani, direttore scientifico di Humanitas e Professore Emerito di Humanitas University

Grazie alla ricerca, nel corso degli anni i vaccini hanno salvato milioni di vite, aiutandoci a debellare pandemie e proteggere la popolazione. Anche per il Covid-19, i progetti portati avanti in tutto il mondo stanno ottenendo risultati essenziali, non solo per la creazione di vaccini efficaci, ma anche per lo studio della risposta del sistema immunitario al virus e ai vaccini stessi.

Un filone importante che si sta delineando riguarda la correlazione tra vaccini e sistema immunitario innato, ovvero la prima linea difensiva del nostro organismo. Questa immunità naturale, che abbiamo fin dalla nascita, è in grado di tutelarci da circa il 90% degli episodi che prevedono un attacco da parte di batteri e virus. Il restante 10% viene affidato all’immunità adattiva, una protezione che alleniamo invece attraverso l’uso dei vaccini.

Quali sono le novità emerse con i vaccini SARS-CoV-2 sull’immunità innata

Mentre gli occhi delle persone di tutto il mondo sono puntati sulle campagne di vaccinazione, i ricercatori sono al lavoro per studiare come i nuovi vaccini contro il Coronavirus reagiscono con il nostro sistema immunitario. Una scoperta fondamentale, attualmente in fase di analisi e approfondimento, riguarda la possibilità che non solo l’immunità adattiva possa essere allenata, ma che sia possibile farlo anche con il sistema immunitario innato.

Potenziare l’immunità innata con i vaccini e uno stile di vita sano, dunque, potrebbe aprire un cammino inesplorato per il controllo delle pandemie e dei virus. Su questo tema, un lavoro importante è quello a cura del professor Alberto Mantovani, direttore scientifico di Humanitas e Professore Emerito di Humanitas University, con la collaborazione del professor Mihai Netea (Scopri di più sull’impegno di Fondazione Humanitas per la Ricerca).

Secondo la ricerca, i vaccini potrebbero migliorare la capacità di risposta a virus e batteri del sistema immunitario innato, andando a rafforzare ciò che viene già fatto da uno stile di vita corretto, incentrato sul non fumare, fare esercizio fisico regolarmente e seguire un’alimentazione sana ed equilibrata. Questo aspetto potrebbe spiegare perché i bambini si ammalano meno rispetto agli adulti, probabilmente grazie a una qualità della vita di norma migliore, priva di vizi e cattivi abitudini, ma anche per le numerose vaccinazioni realizzate nei primi anni.

Altre ricerche, come quella portata avanti dai professori Stefano Duga e Rosanna Asselta impegnati presso Humanitas e Humanitas University, sono rivolte alla identificazione dei fattori genetici coinvolti nella malattia. Lo scopo è cercare di capire quali potrebbero essere le persone più a rischio di sviluppare conseguenze gravi se contagiate dal virus SARS-CoV-2, come forme acute di insufficienza respiratoria, per mettere a punto sistemi d’intervento più mirati e specifici nelle persone che presentano maggiori chance di sviluppare conseguenze gravi.

Cosa aspettarsi dalla ricerca sull’immunità innata e i vaccini

I lavori che si stanno realizzando grazie al contributo fondamentale della ricerca, potrebbero aprire la strada a nuove e importanti innovazioni nella lotta contro i virus. Una di queste potrebbe suggerire il ruolo svolto dallo stile di vita sul sistema immunitario innato, una protezione indispensabile per la salute del nostro organismo, una barriera che forse potremo migliorare semplicemente adottando buone abitudini e curando in modo ottimale l’alimentazione, l’attività fisica ed evitando i vizi dannosi per la salute.

L’altra indicazione riguarda l’utilità delle vaccinazioni consigliate, tra cui i vaccini contro l’influenza stagionale, il morbillo o la tubercolosi, poiché queste somministrazioni potrebbero rendere più forte e preparato il sistema immunitario innato. In questi casi, le nostre difese naturali potrebbero diventare più brave a riconoscere gli intrusi, per non farsi sorprendere da virus come il SARS-CoV-2, ma identificarlo e garantire una protezione adeguata, specialmente contro il rischio di sviluppare sintomi gravi.

Allo stesso tempo, gli studi di ricerca sui vaccini e il sistema immunitario, potrebbero fornire nuove soluzioni per i trattamenti personalizzati e le terapie specifiche, per sapere subito quali potrebbero essere le persone più a rischio, agendo con maggiore efficacia in modo preventivo. Da non sottovalutare sono i risvolti di questi lavori anche per altri virus e patologie, aprendo di fatto un ampio spettro di possibilità per rafforzare le capacità del nostro sistema immunitario, migliorare le strategie terapeutiche e ottimizzare gli sforzi dei medici nella salvaguardia dei pazienti più vulnerabili.