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Lavoro minorile, Coldiretti Liguria: «Stop a import alimenti da paesi che non rispettano i bambini»

«Importante verificare sempre in etichetta l’origine dei prodotti acquistati e scegliere la filiera corta di qualità del territorio»

Genova. «Dal pomodoro cinese alle fragole dall’Argentina, dal riso birmano alle nocciole turche, dal pesce del Ghana fino ai gamberetti tailandesi: sugli scaffali dei supermercati italiani ed europei sono presenti un gran numero di prodotti extracomunitari ottenuti dallo sfruttamento del lavoro minorile, che finiscono sulle tavole per effetto di una globalizzazione senza regole». E’ quanto denuncia la Coldiretti, sulla base della lista dei prodotti ottenuti dallo sfruttamento dei bambini stilata nella “List of Goods Produced by Child Labor or Forced Labor” del Dipartimento del Lavoro Usa per il 2020.

«Dal Sudamerica all’Asia fino all’Africa 112 milioni di bambini e adolescenti sono costretti a lavorare nella produzione alimentare, secondo elaborazioni Coldiretti sui dati dell’Ilo, l’Organizzazione internazionale del lavoro. Con gli accordi commerciali l’Unione Europea ha favorito l’importazione agevolata, anche in Italia, di prodotti agroalimentari che sono ottenuti dallo sfruttamento dei bambini, e a preoccupare ora è anche l’accordo di libero scambio che l’Unione Europea sta trattando con i Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela) su alcuni dei quali gravano pesanti accuse del Dipartimento del lavoro Usa per sfruttamento del lavoro minorile» – dice Coldiretti Liguria.

«Sono un numero inconcepibile, – affermano il presidente di Coldiretti Liguria Gianluca Boeri e il delegato confederale Bruno Rivarossa i minori che, ancora oggi, vengono impiegati per la coltivazione o la produzione di molti cibi che finiscono sulle nostre tavole, a volte addirittura spacciati per italiani grazie alla mancanza dell’obbligo dell’etichettatura d’origine che interessa ancora circa un quinto della spesa alimentare. E’ necessario che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri, garantendo che dietro gli alimenti in vendita sugli scaffali ci sia un analogo percorso di qualità che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro e la salute. Consigliamo di preferire sempre, per le proprie scelte d’acquisto, la filiera corta direttamente in azienda, bottega o presso i mercati di Campagna Amica Liguria, per essere sempre sicuri della qualità e provenienza, sostenendo, allo stesso tempo, economia e occupazione territoriale. È necessario inoltre un cambio di passo a livello comunitario, a partire da una maggiore attenzione agli accordi commerciali con quei Paesi dove si sfrutta il lavoro minorile ed, infine, per consentire ai cittadini scelte di acquisto consapevoli, è fondamentale estendere a tutti gli alimenti l’obbligo di indicarne in etichetta la provenienza».