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Sanremo, all’Ariston il film vincitore di 7 David di Donatello: “Volevo nascondermi”

Da venerdì 14 a martedì 18 maggio

Sanremo. Programmazione straordinaria all’Ariston. Da venerdì 14 a martedì 18 maggio, alla Sala Roof 3, verrà proiettato “Volevo nascondermi”, il film vincitore di 7 David di Donatello per
– Miglior Regia
– Miglior Attore protagonista
– Miglior Autore della fotografia
– Miglior Scenografia
– Migliore Acconciatore
– Miglior Suono

Le proiezioni saranno alle 17.15 e alle 19.30. Prezzo intero € 8,00 – ridotto € 6,00.

 "Volevo nascondermi"

La vita del pittore Antonio Ligabue, uno dei maestri e protagonisti fondamentali dell’arte contemporanea internazionale. Il film è stato premiato ai Nastri d’Argento, ha ottenuto 15 candidature e vinto 7 David di Donatello. Il film è stato premiato al Festival di Berlino, ha ottenuto 1 candidatura agli European Film Awards.

Antonio è figlio di emigranti. Dopo la morte della madre viene affidato ad una coppia svizzero-tedesca ma i suoi problemi psicofisici lo porteranno all’espulsione. Viene mandato a Gualtieri in Emilia, luogo di cui è originario l’uomo che è ufficialmente suo padre. Qui vive per anni in estrema povertà sulle rive del Po fino a quando lo scultore Renato Marino Mazzacurati lo indirizza allo sviluppo delle sue naturali doti di pittore.

Nel 1977 fu Bucci, in quello che all’epoca si chiamava ancora ‘sceneggiato televisivo’, in tre puntate per la regia di Salvatore Nocita, a dare uno scossone al modo di raccontare biografie in tv interpretando proprio Ligabue. In una versione cinematografica accorciata aveva vinto al Festival di Montréal il Gran Premio delle Americhe e quello per la Migliore interpretazione maschile. Non è difficile pensare che Elio Germano abbia avuto la consapevolezza di doversi confrontare con una prova d’attore che aveva segnato l’immaginario di una generazione. I confronti sono sempre complessi da affrontare ma in questo caso si può tranquillamente affermare che Germano non ha nulla da invidiare al suo predecessore. Ha saputo fare ‘suo’ Ligabue offrendogli quella profonda sofferenza interiore che sa spesso conferire ai personaggi che gli vengono proposti sul grande schermo.