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Imperia, prostituzione: condannati marito e amico della “prof a luci rosse”

Riceveva i clienti in due alloggi di Imperia e Andora. L'avvocato Mario Leone: «Stupiti, presenteremo appello»

Imperia. Condannati dal Gup di Savona  il marito e l’amico della “prof a luci rosse” nell’ambito dell’inchiesta “Cockera d’oro“. Favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione erano le accuse che pendevano sul capo, rispettivamente di R.T. (61 anni), il ristoratore di Andora amico della coppia difeso dall’avvocato Antonella Zerbone che ha patteggiato col pm di Savona Chiara Venturi  8 mesi e di G.N., il marito della donna che vive con lei a Diano Marina (avvocato Mario Leone) condannato a due anni con il rito abbreviato che gli ha permesso di beneficiare di uno sconto della pena di un terzo.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti savonesi (le indagini sono state condotte dal Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Alassio ), la donna, una avvenente 56enne, conduceva una doppia vita, insegnante la mattina presso diversi istituti e anche in carcere, mentre al pomeriggio riceveva i clienti in due appartamenti, uno a Imperia in via Pindemonte e l’altro ad Andora adescandoli on line.

G.N. nel novembre dello scorso anno era stato arrestato ed era finito agli arresti domiciliari, insieme a R.T. Un terzo uomo,  R.B., 70 anni era stato denunciato in stato di libertà, prima che la sua posizione venisse archiviata su richiesta dello stesso pubblico ministero.

La donna sentita dal legale del marito Mario Leone come testimone in sede di indagini difensive aveva dichiarato di aver  fatto tutto spontaneamente, senza costrizioni di alcun tipo e aveva rinunciato a costituirsi parte civile.

«E’ uscito il dispositivo – dichiara l’avvocato Leone –   le motivazioni tra 15 giorni. Presenteremo appello, la questione è aperta e sarà molto lunga, anche se siamo molto stupiti di questa decisione, sia pure di primo grado, in quanto, secondo noi, non è stato commesso alcun reato da parte del marito, lavoratore incensurato. La signora non si è costituita parte civile e ha chiarito tutto, sicché appare tutto incomprensibile, ma vedremo di porvi rimedio. La sentenza non ha e non avrà alcun effetto pratico stante la concessione della condizionale, a prescindere dall’appello».

La corposa inchiesta (il fascicolo delle indagini consta di 1680 pagine) denominata  “Cockera d’oro” è stata condotta dal Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Alassio. La donna ha rinunciato a costituirsi parte civile nei confronti del marito, dichiarando di non aver mai subito alcuna costrizione.

Era emerso che gli  incontri avvenivano nel periodo del lockdown della scorsa primavera. Alcuni clienti, professionisti, operai ma anche studenti erano stati segnalati all’autorità giudiziaria per violazione delle restrizioni anti Covid.