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Imperia, 12enne tolta alla famiglia tunisina. Piccardo: «Equivoco clamoroso», scatta la petizione tra i musulmani

«Un certo pregiudizio nei confronti della nostra cultura e tradizione potrebbe aver giocato un ruolo negativo nella valutazione dei fatti»

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Imperia. «E’ un caso molto triste: una ragazzina tolta alla famiglia sulla base di clamoroso equivoco». A dichiararlo, in merito al caso della 12enne tunisina affidata ai servizi sociali e collocata in una struttura protetta, è Roberto Hamza Piccardo: esponente di spicco delle comunità islamiche italiane.

Secondo la ricostruzione di Piccardo, il padre della 12enne le avrebbe «tolto il telefonino perché si stava connettendo a un gioco pericoloso, non so se vi ricordare il caso della ‘balena blu’». A quel punto, la bambina, continua «ha avuto una scena isterica e le ha dato un solo schiaffo. Parliamo di una famiglia per bene».

Alla famiglia della ragazzina, residente a Imperia, è andata la solidarietà della comunità musulmana imperiese, che ha fatto partire una raccolta firme da inviare a prefettura, questura, sindaco e Tribunale dei minori di Genova. Ai genitori, al momento, è stata tolta la potestà perché la giovane ha manifestato intenti suicidi, dopo che il padre le ha tolto il telefonino, obbligandola a frequentare soltanto amici islamici.

La petizione, ha precisato Piccardo «non ha valore legale, ma è per dare il segno della vicinanze della nostra comunità a questa famiglia». Nel documento si legge: «I fatti sono inquietanti: prelevata dagli agenti della squadra mobile della Questura di Imperia nella scuola media cittadina che frequentava, la bambina è stata sottratta alla famiglia che l’ha cresciuta, nutrita, amata per 12 anni e che, dopo due settimane, non ha ancora potuto riabbracciare». E ancora: «Un certo pregiudizio nei confronti della nostra cultura e tradizione potrebbe aver giocato un ruolo negativo nella valutazione dei fatti e pertanto oggi abbiamo una famiglia traumatizzata: i suoi fratelli temono di essere sequestrati e non vogliono uscire di casa, la madre, incinta, non ha più lacrime, il padre teme, lasciando il domicilio, di non ritrovare più i suoi cari al ritorno. Quelle istituzioni che avrebbero dovuto proteggerli si sono invece mosse con insensibile goffaggine e ora sono percepite come insensibili e ostili. Non hanno avuto coraggio di affrontare la situazione, la scuola, i servizi sociali, le forze dell’ordine, la Procura dei minori tutti preoccupati di proteggersi anche a spese dei soggetti che avrebbero dovuto tutelare».

«Oggi – conclude la petizione – Chiediamo che almeno si riduca il danno già fatto, velocizzando la pratica e anticipando quanto più possibile l’audizione della bambina fissata per il 5 luglio e che le si permetta di incontrare, anche eventualmente in ambiente protetto, i membri della sua famiglia».

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