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Aggressione con tentativo di sequestro nel carcere di Sanremo, il Sappe scrive al ministro Cartabia

«La situazione meriterebbe ben altra considerazione da parte dei vertici dipartimentali e ministeriali», scrive il segretario generale Donato Capece

Sanremo. Aggressione con tentativo di sequestro di un agente di polizia penitenziaria nel carcere di Sanremo, il segretario generale del Sappe Donato Capece, si rivolge direttamente al ministro della Giustizia, Marta Cartabia.  «Le segnalazioni che ci arrivano dalla nostra struttura sindacale della Liguria sono inquietanti e preoccupano non poco».

«La situazione –  aggiunge Capece meriterebbe ben altra considerazione da parte dei vertici dipartimentali e ministeriali. Invece da mesi, Marassi, ad esempio, è senza un direttore ed un comandante di reparto e gli episodi critici sono costanti ed all’ordine del giorno. Il sistema penitenziario ligure oggi è caratterizzato da continui gravi episodi di violenza ed aggressione ai nostri agenti. le situazioni strutturali sono al collasso. la gestione delle relazioni sindacali e del benessere del personale è ai minimi storici con elevatissima conflittualità sindacale. Gli eventi critici sono costanti e continui, come le colluttazioni, i ferimenti, le aggressioni, i tentati suicidi. E questo non garantisce affatto da un lato la certezza della pena detentiva e dall’altro le attività trattamentali di rieducazione del reo».

«In questo contesto, hanno destato e destano preoccupazione e perplessità certe decisioni in materia di riorganizzazione dell’amministrazione della Giustizia sul territorio ligure che hanno previsto , in netta controtendenza con il principio della territorialità della pena e con la garanzia di assicurare stabili rapporti con gli Enti locali e le istituzioni a favore della sicurezza sociale, attraverso l’impiego sul territorio del personale della Polizia penitenziaria, e di progetti concreti per il trattamento rieducativo del reo, la chiusura del carcere di Savona e la cancellazione del provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria di Genova, “assorbito” da quello di Torino».