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Seborga diventa “Presidio Slow Food dell’Olivo”

La parola ad Emanuela Rebaudengo, titolare dell'Azienda Agrituristica Monaci Templari

Seborga. «Un risultato importante quello ottenuto a Seborga come Presidio Slow Food dell’Olivo – dichiara Emanuela Rebaudengotitolare dell’Azienda Agrituristica Monaci Templari. Un merito dovuto sicuramente alla tutela e alla conservazione da generazioni di olivi centenari di cui un paio con oltre mille anni di età. Olivi Monocultivar taggiaschi che hanno vissuto generazioni e generazioni, affrontando anche la mini-era glaciale che dal 1300 dc si protrasse per qualche centinaio di anni».

Aggiunge Rebaudengo «Molti di questi olivi furono tagliati ma ripartirono per la loro grande forza ed energia sino ad avere oggi alberi con un’altezza dai 15 ai 18 metri e un diametro di 7 metri. Purtroppo, l’olivicoltura italiana, quell’immenso patrimonio di olivi, di contadini e di frantoiani che popola la penisola italiana fino alle isole più meridionali, vive un momento di estrema sofferenza. Una crisi legata al processo di industrializzazione della coltivazione stessa con la creazione di nuovi impianti meccanizzabili e di processi sempre più tecnologici che ha reso gli oli di eccellenza non competitivi. Tuttavia, la Liguria, grazi probabilmente non solo alla qualità dell’olivo monocultivar taggiasco, ottenendo in gran parte la D.O.P. Riviera ligure e Riviera dei fiori, ha mantenuto le tradizioni, in quanto i terrazzamenti portano il contadino alla continua raccolta manuale dell’olivo»

«Se un tempo si raccoglievano le olive a tarda stagione – prosegue la nota stampa – il miglioramento agricolo delle nostre terre ha portato, pur con meno resa, alla raccolta delle olive nei mesi di ottobre/novembre, con le reti, le ceste di plastica dove l’olio viene portato al frantoio entro le 24 ore successive. Il sistema biologico sia delle coltivazioni che del frantoio, permette risultati ottimali nonostante la quantità delle nostre terre sia limitata, tuttavia è l’enorme pregio di quest’olio autoctono derivante dalle olive con un basso ph ma un’aroma incredibile riconosciuto non solo come D.O.P attraverso opportuni controlli ma anche riuscire a preservare attraverso il mantenimento dei requisiti richiesti dal Presidio Slowfood questi meravigliosi olivi che sono ritenuti un monumento della natura, molti di alcuni vere e proprie opere d’arte. E’ così che i nostri bambini vedono negli olivi le forme più strane, da un cavallo con il muschio e i suoi licheni che nell’immaginazione si trasformano in criniera. L’interno di un olivo dove si trasforma in una casa per bambini, tutto preservando la natura e l’albero. Importante la potatura poiché i nostri avi lasciavano crescere gli olivi, ora la potatura richiede una grande esperienza poiché deve essere svolta in alto e quindi con l’utilizzo di scale o attrezzatura idonea. L’importanza della terra, che, unitamente al sole che riceve l’olivo, fornisce il nutrimento necessario e il riparo da alcuni venti come la nostra zona, soleggiata ma protetta dal Monte Caggio e dalla colline che riparano i venti del mare ad un’altezza di circa 450 metri. Non utilizzare nessun fertilizzante di sintesi o diserbanti chimici, i quali nocivi come il Rogor non solo per la fauna ma anche per l’uomo. Non uccidere gli insetti ma allontanare quelli che possono disturbare la nascita del fiore o del frutto come la tignola e la mosca olearia, senza allontanare gli insetti impollinatori. Per questo viene utilizzato un procedimento non costoso ma che richiede maggiore impegno, dopo la fioritura, ossia il caolino, una pietra in polvere che non uccide gli insetti ma semplicemente gli allontana. Lotta biologica svolta con le coccinelle, ma soprattutto anche se può sembrare incredibile le vespe autoctone, le quali combattono la tignola ma non uccidono gli insetti impollinatori. Insetti come l’ape selvatica, il bombo, la farfalla, attirati da alcune specie di fiori in particolare la lavanda e il rosmarino. Un concime naturale, spesso sufficiente lo stallatico stagionato o l’erba falciata e deposta sulla terra. Il Presidio Slowfood, non deve essere solo un pregio per la qualità ma anche un esempio per preservare le nostre colture, valorizzarle e renderle uniche, con particolare attenzione alle potature e salvando questi olivi che nel corso degli anni hanno donato tanto all’uomo, e continueranno a farlo se rispetteremo la natura come le indicazioni dei presidi Slowfood dell’olivo. Un particolare ringraziamento va dato a Slowfood perchè ha creduto al nostro lavoro di tutela, sia a livello locale che a livello nazionale, portando a 5 i presidi Slowfood nella nostra Regione Liguria».

«L’inaugurazione avverrà a fine maggio/giugno, quando gli olivi saranno in piena fioritura, attraverso anche un concorso fotografico e la presenza di autorità locali, regionali, ma soprattutto persone che hanno una particolare sensibilità alla tutela della natura e dei prodotti come Slowfood, la C.I.A. locale e nazionale, e il consorzio D.O.P. La salvaguardia del nostro territorio, dall’impedimento dei fertilizzanti e pesticidi è dovuta alle coltivazioni di Mimosa, le quali non richiedono alcun trattamento, sperando tuttavia nel cuore di quelle persone che utilizzano ancora diserbanti nel terreno di renderli coscienti che creano un danno irreversibile alla natura e a noi stessi in quanto esistono sistemi più efficaci di natura biologica – conclude la titolare dell’azienda – La speranza che anche il Comune di Seborga possa valorizzare anche attraverso eventi e promozione, il pregio di questi olivi, un patrimonio importante del nostro territorio».