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Sanremo, morto il colonnello degli alpini Cesare Maria Valentino

I funerali si terranno martedì 20 alle 15 nella chiesa parrocchiale di Nostra Signora della Mercede a San Martino di Sanremo

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Sanremo. Lutto a Sanremo per la morte del colonnello degli alpini Cesare Maria Valentino, mancato all’ospedale di Imperia a 87 anni. Valentino era molto conosciuto e stimato.
La “penna nera” lascia la moglie Claudia Pautrè, la figlia Emanuela, il genero Massimo Oliva, i nipoti Eleonora, Alessia e Andrea.

I funerali si terranno martedì 20 alle 15 nella chiesa parrocchiale di Nostra Signora della Mercede a San Martino di Sanremo.

Scrive la famiglia Valentino: «Il 18 novembre del 1307 Gugliemo Tell, giovane padre, contadino onesto e abilissimo tiratore di arco e balestra, stava attraversando la piazza del suo paese. In mezzo era piantata un’asta con un cappello in cima. Tutti quelli che passavano di lì dovevano inchinarsi. Era il modo in cui il balivo degli Asburgo, cioè il funzionario che amministrava giustizia e imposte, pretendeva la fedeltà dei sudditi. Guglielmo non lo sapeva. Viveva in un piccolo borgo di montagna. Fu sottoposto a una prova terribile: Centrare con la freccia la mela posta sulla testa del figlio. Lo fece, ma fu ugualmente arrestato. Da quel momento crebbero i germi della rivolta popolare delle Alpi svizzere contro l’oppressione degli Asburgo. Cesare Valentino, colonnello degli alpini in pensione, formatosi all’Accademia militare di Modena, amava il Guglielmo Tell. Avrebbe potuto scegliere altre opere di Rossini, ma quella era la sua preferita. La chiave stava in quella storia di semplicità e di riscatto collettivo e nelle parole del finale del Guglielmo Tell quando il coro intona: “Libertà, ridiscendi dai cieli e che il tuo regno cominci!” Il colonnello degli alpini Cesare Valentino era un uomo che merita un aggettivo che non si usa più: “probo”. La giustizia e l’onestà le cercava nella musica, nei libri e le praticava nella vita. Era colto e semplice, bonario e autorevole , determinato e sensibile. Anche un pò testardo, va detto. Se non fossi testardo non porteresti 60 alpini a fare un‘esercitazione fino alla cima del Monte Bianco, come fece il colonnello Valentino nel 1962. Proprio così: un’esercitazione, una scalata fino a 4810 metri, in una giornata freddissima e con un innevamento eccezionale, per tenere i suoi uomini addestrati. “ Mai lasciare un soldato inattivo – diceva il colonnello Valentino – perché la naja è come la vita, se uno non è attivo è la fine”. Cesare, l’uomo, non il colonnello, è stato attivo fino agli ultimi giorni, come marito, come nonno e anche recentemente come bisnonno. La famiglia gli rimproverava di non stare mai fermo, di avere troppi interessi, troppe passioni. Di trascurare la propria salute. Ma non c’era modo di convincerlo. Cesare Valentino ogni giorno scalava il suo personale Monte Bianco. E fischiettava il Gugliermo Tell».

La moglie in un suo saluto personale scrive: «E’ sceso il buio della tua sera solo illuminato dal tuo spirito che si allontana, invano trattenuto dal nostro amore».

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