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Sanremo, lo storico Andrea Gandolfo ricorda il 25 aprile 1945

In occasione del 76° anniversario della Liberazione ripercorre i fatti che si verificarono in quella storica giornata

Sanremo. Lo storico Andrea Gandolfo in occasione del 76° anniversario della Liberazione rievoca con un resoconto la giornata del 25 aprile 1945 a Sanremo per aiutare a far comprendere meglio la dinamica esatta dei fatti di quella decisiva giornata nella città, soprattutto alle giovani generazioni.

«Il 24 aprile venne insediato il comando operativo delle brigate cittadine Gap e Sap in un appartamento al primo piano di via Zeffiro Massa, abitato dalla famiglia del partigiano Umberto Farina, da dove sarebbero state emanate le disposizioni per la mobilitazione generale di tutte le forze del circondario. I distaccamenti di Sanremo, dopo essere stati armati nel deposito di via Roglio, ricevettero l’ordine di raggiungere le colline circostanti la città e tenersi pronti a sferrare l’attacco concentrico non appena il Cln ne avesse dato l’ordine. Nello stesso tempo il comandante del distaccamento di punta del comando Sap, Ferruccio Corte, veniva incaricato di attaccare il nemico in centro, partendo da piazza Cassini, via Palazzo e piazza Eroi Sanremesi, in simultanea con le formazioni dislocate nei pressi di San Giacomo, che, scendendo dalla Pigna e da via Zeffiro Massa, avevano il compito di chiudere il nemico tra due fuochi. La lotta si accese particolarmente aspra, soprattutto nelle vie del centro, dove i bersaglieri si difesero in modo accanito, appoggiati dal loro distaccamento acquartierato nell’Hotel Mediterraneo, da dove i fascisti colpivano la città con alcuni mortai da 81 millimetri con il solo scopo di creare confusione e panico tra la popolazione.

Per tutta la giornata del 24 si susseguirono gli scontri tra le opposte fazioni, che si contesero con aspri combattimenti il possesso delle strade. Nella Pigna, in particolare, si verificarono gli scontri più duri tra partigiani e nazifascisti, che, nascosti tra le viuzze insidiose e nelle case meglio difendibili della città vecchia, resistevano ancora sparando senza interruzione con armi automatiche e mortai di vario calibro. Tra l’altro un folto gruppo di bersaglieri giunse a passo di corsa, rasentando i muri, da via Volta, capeggiati da un tenente, che, urlando, invitò i suoi a sparare su tutto ciò che si muoveva, senza nemmeno guardare se si trattasse di donne o bambini. Il partigiano Alpinolo Rossi fece entrare una decina di persone, in gran parte donne, nel negozio di Umberto Farina, dove le fece stendere a terra dietro il bancone in modo da non risultare troppo esposte alle continue raffiche di mitra e alle schegge dei mortai che, nel frattempo, erano aumentate di intensità, raccomandando loro di non fare il minimo rumore per non attirare l’attenzione dei bersaglieri inferociti.

Dopo una durissima battaglia combattuta porta a porta e corpo a corpo, all’alba del 25 aprile le forze nazifasciste si videro costrette alla capitolazione, lasciando sul terreno sei tedeschi e dieci bersaglieri, mentre una cinquantina tra italiani e tedeschi si arrendeva e gli altri cercavano di salvarsi dandosi alla fuga. Gli uomini di Corte si impadronivano intanto del palazzo comunale, dove innalzarono le bandiere del Cln e garibaldina, mentre altre formazioni occupavano il porto, impendendo così ai nazifascisti di far saltare in aria le sue attrezzature. Altre squadre di patrioti, minacciati di accerchiamento, costringevano i bersaglieri ad abbandonare precipitosamente l’albergo Mediterraneo, mettendo le mani su armi, munizioni e viveri, nonché su diversi autoveicoli. Anche piazza Colombo veniva liberata dai partigiani. Nelle stesse ore alcuni sappisti cominciavano ad occuparsi della tutela dell’ordine pubblico presidiando gli edifici istituzionali, le banche, le centrali elettriche, telefoniche e idriche senza che nessun incidente di rilievo turbasse la quiete cittadina. Soltanto qualche isolato elemento fascista sparò ancora alcuni colpi di fucile contro i partigiani, che ridussero però al silenzio gli ultimi sparuti gruppi di repubblichini ancora presenti in città.

Dopo un ultimo tentativo nazifascista di un attacco armato contro il Cln, riunitosi nella notte in un locale della Casa Parigina in rondò Francia, fallito per merito della tempestiva reazione di alcuni componenti dello stesso comitato, la mattina del 25 fecero il loro ingresso trionfale a Sanremo i partigiani della 5ª brigata “Luigi Nuvoloni”, guidati dal comandante della 2ª divisione “Felice Cascione” Giuseppe Vittorio Guglielmo. I partigiani furono accolti con dimostrazioni di esultanza da parte della popolazione, che poteva così ritornare alla vita normale dopo venti durissimi mesi di occupazione da parte delle truppe nazifasciste. Mentre era ancora in corso la sfilata delle formazioni partigiane nelle vie cittadine, improvvisamente, alle 12,10 di mattina, alcune navi alleate, ignorando certamente quello che era avvenuto nelle ultime trentasei ore, iniziarono a bombardare improvvisamente la città. A nulla valsero le ripetute segnalazioni con teli bianchi distesi in corso Imperatrice e un grande bandierone bianco issato sull’antenna dell’Eiar per farle desistere dall’attacco, che cessò comunque alle tredici, mentre una staffetta era già partita verso la frontiera per avvertire i comandi alleati dell’errore. La sera stessa giunse la rassicurante risposta delle autorità alleate e l’equivoco venne chiarito definitivamente.

Così il comandante delle brigate Sap di Sanremo Antonio Gerbolini avrebbe riassunto i fatti accaduti in città nella “storica” giornata del 25 aprile 1945, in una relazione stilata per il Cln circondariale di Sanremo: “Gli edifici pubblici, le banche, le centrali elettriche, telefoniche e idriche vengono presidiate e nessun incidente degno di rilievo turba la quiete cittadina. Soltanto qualche colpo di fucile è diretto contro i patrioti, ma gli sconsigliati perturbatori sono subito ridotti al silenzio. Alle 9 fa il suo ingresso in città, proveniente dalla montagna, il battaglione garibaldino, guidato dal suo comandante Figaro. I patrioti dei monti sono accolti dalla popolazione con entusiastiche manifestazioni di simpatia e di gioia: essi ne sono ben degni! Improvvisamente, erano le 12,10, una formazione navale alleata, certo ignorando quello che era avvenuto in Sanremo nelle ultime 36 ore, prese a bombardare la città. Tutti i mezzi furono messi in opera per far cessare l’azione (bandiere bianche, razzi, segnalazioni, ecc.) ma invano. Il bombardamento cessò alle 13 mentre già una staffetta era partita verso la frontiera per avvertire gli alleati dell’errore. La staffetta ritornò alla sera con la risposta rassicurante. Con la cooperazione di tutta la cittadinanza vengono arrestate numerose spie e responsabili del regime fascista. Molti di essi hanno già pagato con la vita i loro misfatti, ed altri pagheranno. Si inizia ora un periodo di rimaneggiamento nei quadri e nella composizione delle Sap allo scopo di renderle più idonee al fine cui sono destinate. Esse sono ora alle dirette dipendenze di un vice questore, commissario capo di polizia del quale sono l’organo esecutivo. Presto costituiranno un organismo tale da poter assolvere in pieno i compiti che ad esse verranno affidate dagli organi politici della nuova Italia”.

Il bilancio dei combattimenti avvenuti a Sanremo il 24 e 25 aprile 1945 fu di dodici bersaglieri e un numero indefinito di tedeschi uccisi, otto bersaglieri e sette tedeschi (di cui tre feriti) catturati, mentre le perdite tra le Sap e i Gap ammontarono a venticinque caduti e otto feriti. Furono inoltre catturate numerose armi e munizioni appartenute a elementi nazifascisti, oltre a indumenti e viveri (specialmente carni) ed alcuni automezzi. Il pronto intervento delle brigate partigiane nella lotta impedì le progettate distruzioni di edifici e vie di comunicazione da parte dei tedeschi in ritirata, che furono costretti a sgomberare la città prima di poter mettere in atto i loro piani distruttivi. Il 25 aprile Giuseppe Vittorio Guglielmo insediò il comando della 2ª divisione “Felice Cascione” a Sanremo, mentre le due brigate Gap “Giacomo Matteotti” e “Giuseppe Anselmi” venivano sciolte e, con tutti i loro effettivi, veniva costituita un’unica brigata cittadina che venne intitolata al primo comandante dei Gap sanremesi Aldo Baggioli, caduto a San Romolo il 15 novembre 1944. La brigata “Aldo Baggioli”, guidata da Antonio Gerbolini, insieme a Mario Chiodo e Dario Rovella in qualità di vicecomandanti e commissari, avrebbe continuato a operare fino al 31 maggio 1945, quando i suoi effettivi sarebbero stati definitivamente smobilitati.

Dopo due giorni dalla liberazione della città, il Cln di Sanremo emanò il decreto di assunzione dei poteri di amministrazione e di governo nel territorio del circondario che andava da Ventimiglia a Santo Stefano con il relativo entroterra. Nel decreto, pubblicato il 27 aprile 1945 sul primo numero della “Voce della Democrazia” all’indomani della Liberazione, si stabiliva che, in attesa di una libera consultazione popolare e delle ulteriori disposizioni di legge del governo democratico italiano, i poteri di amministrazione e di governo sarebbero stati esercitati dagli organi e dalle persone all’uopo designate dal Cln circondariale, allargato con la partecipazione dei volontari della libertà, della Camera del Lavoro, delle organizzazioni di massa femminili e giovanili (Gruppo di difesa della donna e Fronte della Gioventù) e dei liberi professionisti che avevano partecipato alla guerra di liberazione.

Nello stesso tempo il Cln assumeva le funzioni di giunta provvisoria di governo, che risultò composta da Mario Mascia per il Psiup, Alfredo Rovelli per il Pci, Giovanni Asquasciati per la Dc, Nino Bobba per il Partito d’azione, Agostino Bramé per il Corpo volontari della libertà, Antonio Gerbolini, Emilio Mascia e Giovanni Bellone, addetti militari rispettivamente per il Pci, il Psiup e la Dc, Alpinolo Rossi in qualità di segretario della Camera del Lavoro, Evelina Cristel, in rappresentanza del Gruppo di difesa della donna, il delegato del Fronte della Gioventù Duilio Cossu e il rappresentante dei liberi professionisti Antonio Porta. Il Cln nominò sindaco di Sanremo liberata il socialista Adolfo Siffredi, in sostituzione dell’avvocato Carlo Bensa, che aveva occupato abusivamente questa carica. Siffredi venne affiancato, su designazione del Cln, dagli assessori Marco Donzella, Paolo Manuel Gismondi, Alfredo Crémieux, Pietro Zappa, Giovanni Pigati e Antonio Canessa, coadiuvati dalla giunta popolare di amministrazione formata da ventisei cittadini scelti tra i vari partiti democratici e le principali categorie professionali.

Il giorno della Liberazione anche a Bussana la guida dell’amministrazione venne assunta dal locale Cln, formato dall’azionista Salvatore Alliotta, in qualità di presidente, dall’indipendente Alessandro Calvini, dal comunista Vittorio De Michele, dall’indipendente Nilo Calvini, come addetto militare, dal democristiano Amedeo Podestà e dall’indipendente Paolo Rizzo. Nel decreto di nomina dei nuovi dirigenti del Comune di Sanremo furono designati i nuovi comandanti della Polizia municipale nelle persone di Ottaviano Rispoli, Mario Musso e Salvatore Fusco. Fu stabilito pure di sciogliere le milizie nazifasciste, i cui appartenenti erano tenuti, sotto pena di morte, a presentarsi per la consegna delle armi e dell’equipaggiamento al distaccamento del Corpo volontari della libertà di stanza presso la caserma di San Martino. Sempre in base al suddetto decreto tutte le forze armate del circondario passarono agli ordini del Cln, e, tramite esso, del comando del Cvl ai fini della continuazione della lotta di liberazione a fianco degli Alleati. D’accordo con lo stesso comando e avvalendosi della collaborazione delle forze armate, oltre che sul senso civico e la collaborazione di tutto il popolo, il sindaco e il capo della Polizia municipale avrebbero assicurato il mantenimento dell’ordine pubblico.

L’ultimo articolo del provvedimento istituiva un’apposita commissione di giustizia presso la Giunta di governo al fine di garantire l’epurazione della vita locale dai residui del passato regime, la punizione esemplare dei criminali di guerra e di quanti si erano resi complici “della barbarie e dell’oppressione nemica”. Il documento era firmato dal Comitato di liberazione nazionale circondariale di Sanremo, composto da Alfredo Rovelli per il Pci, Mario Mascia per il Psiup, Gianni Cristel per il Partito d’azione, Giovanni Asquasciati per la Dc, insieme a Emilio Mascia e Antonio Gerbolini in qualità di addetti militari» – racconta Gandolfo.