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Sanremo, Giornata mondiale dell’autismo: intervista al dottor Roberto Ravera

«La pandemia? I giovani stanno pagando un prezzo enorme», ricorda Ravera

Sanremo. Il dottor Roberto Ravera, primario della struttura complessa di Psicologia di Asl1, ospite dei nostri studi, oggi  venerdì 2 aprile, in occasione della Giornata mondiale dell’autismo affronta questo delicato tema, frutto di studi approfonditi svolti dallo stesso Ravera in particolare per quanto riguarda i più piccoli e i giovani affetti da questa patologia.

«E’ una ricorrenza che serve a ricordare le tante famiglie dei tanti bambini che sono coinvolti in questa esperienza  che si chiama proprio autismo, un disturbo che colpisce fin dalla nascita bambini che evidenziano, poi, delle profonde difficoltà nell’entrare in relazione con il mondo, soprattutto in quella che si definisce  l’intersoggettività, cioè la relazione con gli altri. Questo disturbo pervasivo si è diffuso nel mondo, in tutto il mondo, in particolare in quello occidentale per ragioni che ancora oggi sono in buona parte sconosciute. Per fortuna, oggi la diagnosi si fa in tempi molto rapidi. A 2 anni è già possibile fare una diagnosi  e questo facilita la possibilità di inserire i bambini in esperienze di riabilitazione e di cura. Tutto questo è un grande investimento per il bambino stesso e per le famiglie per migliorare le capacità sociali che sono il punto nevralgico del disturbo dell’autismo», spiega Roberto Ravera.

«Noi, per fortuna -sottolinea Ravera –  sono anni che abbiamo qui a Sanremo, anche sotto la guida del dottor Giuseppe Pili che è responsabile della Neuropsichiatria della Asl 1 un centro per l’autismo che funziona molto bene ed è una piccola eccellenza, dove non riusciamo a fare diagnosi precoci, attivare. esperienze di riabilitazione, di cura e di parent training»

Il primario della Struttura complessa di Psicologia parla anche dell’impatto del Covid sulla popolazione, in particolare per quanto riguarda il mondo dei più piccoli e degli adolescenti.

«Quando tutto questo è iniziato, più di un anno fa– spiega Ravera –  pensavamo di dover fronteggiare un’epidemia  che avrebbe avuto una durata limitata. Nelle prime fasi abbiamo assistito, anche tra gli operatori sanitari, a grandi esperienze di resilienza di coraggio, di sacrificio. Tutto questo ha comportato un prezzo enorme per la popolazione, mi riferisco non solo alle persone che hanno perso il lavoro, a persone che hanno dovuto dimezzare le attività, ma soprattutto alla perdita dell’interazione che ha determinato la frantumazione anche di relazioni sociali, anche all’ interno della famiglia. Basti pensare che cosa può aver comportato per delle famiglie che hanno dei bambini piccoli tenere sempre i figli all’interno di spazi familiari, di spazi casalinghi. Io ritengo che le persone abbiano perso un po’ quella forma di sicurezza nel mondo, nella stabilità, nella protezione dei sistemi sociali e sanitari  che pensavamo dovesse sempre e comunque confluire verso un processo di crescita».

«I giovani hanno pagato e stanno pagando un prezzo enorme», conclude Roberto Ravera.