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Sanremo, 25 aprile: l’artista Enzo Iorio rende omaggio a Mike Bongiorno

«Durante la guerra dovette abbandonare gli studi e decise di entrare a far parte dei gruppi partigiani che combattevano contro i fascisti e i nazisti»

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Sanremo. «Per la giornata del 25 aprile, in cui onoriamo i martiri che sacrificarono la propria esistenza per la nostra libertà, desidero rendere omaggio con un disegno e un breve testo a un personaggio che conserva un posto speciale nel cuore di Sanremo e che – non dimentichiamolo mai – rischiò la vita per il nostro Paese» – annuncia Enzo Iorio.

 Mike Bongiorno

«Il suo vero nome era Michael Nicholas Salvatore Bongiorno. Nacque negli Stati Uniti nel 1924; quindi era americano, ma sua madre era torinese e il nonno paterno siciliano. Quando i suoi genitori si separarono, Mickey – come era chiamato allora – venne in Italia con la madre. Durante la guerra dovette abbandonare gli studi e decise di entrare a far parte dei gruppi partigiani che combattevano contro i fascisti e i nazisti. Siccome conosceva bene l’inglese fu subito impiegato come “staffetta”, un’attività difficile e molto pericolosa. D’inverno doveva percorrere lunghi tratti sulle Alpi, in mezzo alla neve, per portare messaggi agli Alleati di stanza in Svizzera. Fu praticamente una specie di postino clandestino che permetteva per conto della Resistenza la comunicazione tra i partigiani italiani e gli americani» – fa sapere Iorio.

«Un giorno, durante una di queste missioni, Mike fu catturato dalla Gestapo. I tedeschi lo avevano già messo al muro per fucilarlo, ma poi uno di essi trovò un pacchetto che lui aveva poco prima gettato via. Conteneva il suo passaporto americano e ciò gli salvò la vita perché i nazisti decisero di tenerlo in vita per scambiarlo con tedeschi prigionieri degli alleati. Mike fu quindi rinchiuso nel carcere di San Vittore, dove trascorse sette lunghi mesi. Poi i nazifascisti decisero di deportarlo in Germania. Dopo aver passato diversi mesi in vari campi di concentramento, nell’inverno del 1944 Bongiorno finì nel lager di Spittal an der Drau, in Austria, dal quale poté uscire nel gennaio del 1945, grazie a uno scambio di prigionieri. Finalmente libero, Mike tornò in America da suo padre e lì cominciò a collaborare con la radio. Conduceva il programma “Voci e volti dall’Italia”, e ben presto incominciò a fare servizi dall’America per la Rai. Era appena l’alba di una lunga e luminosa carriera, ma per Mike era soprattutto il profumo della libertà, di quella libertà preziosa per sé e per l’Italia intera, per la quale non aveva esitato a rischiare la propria vita» – racconta Enzo Iorio.

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