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Nessuno vuole il centro d’accoglienza. Caritas: «Farlo a Ventimiglia per ridurre la presenza dispersa di migranti»

Per donne e bambini sono state avanzate delle proposte per un'accoglienza diffusa nel Ponente. Rimane il nodo degli uomini adulti

Ventimiglia. «Il centro d’accoglienza è uno strumento necessario, il fatto che possa essere vicino al confine probabilmente sarebbe la soluzione più idonea», commenta così Maurizio Marmo, responsabile della Caritas provinciale, la recente visita nella città di confine del sottosegretario alla Difesa Giorgio Mulé, visita incentrata principalmente sull’emergenza senza fine dei migranti respinti dalla Francia. Da quando il 30 luglio del 2020 è stato chiuso il centro istituito presso il Parco Roja e gestito dalla Croce Rossa, la presenza di migranti “senza tetto” è tornata a crescere in maniera esponenziale. Centinaia di uomini, in qualche caso donne e bambini, vagano per il centro di Ventimiglia abbandonati a loro stessi. Questo perché i sindaci del Ponente, con in testa il primo cittadino di Ventimiglia Gaetano Scullino, si oppongono all’apertura nei propri territori amministrati di un nuovo centro d’accoglienza.

Ventimiglia migranti no border passo della morte grimaldi

Una tentativo di trovare una soluzione in questo senso lo sta portando avanti anche il prefetto di Imperia Alberto Intini che aveva convocato Scullino e i colleghi Armando Biasi (Vallecrosia) e Davide Gibelli (Camporosso), nella speranza di convincere uno dei tre sindaci ad ospitare un nuovo centro migranti da destinare all’accoglienza degli uomini adulti. Mediazione fallita sul nascere.

«Dal nostro punto di vista il Parco Roja ha svolto un ruolo molto importante – continua Marmo della Caritas. In prima battuta ha rappresentato un aiuto umanitario per le persone in viaggio, assistite da una struttura capace di offrire da mangiare, un tetto al caldo dove dormire, servizi igienici, cure sanitarie e supporto legale per coloro che desiderassero presentare richiesta d’asilo in Italia. Tutti servizi che ora mancano. Ecco perché un centro, così come l’abbiamo conosciuto al campo Roja, può essere una soluzione anche per tutta la città di Ventimiglia che avrebbe così un luogo, più o meno decentrato, dove accogliere dignitosamente le persone in transito. Non si può ignorare che la maggior parte dei migranti che arrivavano a Ventimiglia, trovava nel Parco Roja un punto di riferimento che permetteva di ridurre drasticamente la presenza dispersa di persone sul territorio».

A distanza di sei anni dalla chiusura delle frontiere da parte della Francia, l’accoglienza migranti (vedi video) è lasciata interamente nelle mani di associazioni come la Caritas e dei volontari delle organizzazioni francesi. Se per le famiglie e le donne qualcosa si è mosso e si sta muovendo, è per gli uomini maggiorenni che non si riesce a trovare un punto d’incontro. «Penso che accogliere persone in transito in luoghi distanti dalla frontiera non possa funzionare perché i migranti sono naturalmente proiettati verso il confine -, continua Marmo. Sarebbe difficile anche organizzarne il trasporto da una parte all’altra del Ponente, senza contare che i migranti che vogliono proseguire il loro viaggio verso la Francia continueranno a cercare di valicare la frontiera. Nessuno vuole assumersi la responsabilità di ospitare un centro di accoglienza che però è indispensabile. E’ proprio quando mancano forme di accoglienza che si vengono a creare i disagi maggiori per la città di Ventimiglia. Penso soprattutto all’esperienza del Parco Roja che aveva reso la gestione dei migranti meno complicata per tutti».

Conclude Marmo: «Non trovo grosse controindicazioni ad avere un campo di accoglienza a Ventimiglia. Anzi, penso che ci sarebbero solo dei vantaggi, partendo dal presupposto che non è il centro d’accoglienza che attira la presenza dei migranti al confine, ma la frontiera».