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Movimento Imprese Italiane «Pronta grande azione, avanti ad oltranza per buttare giù la dittatura sanitaria» foto

La parola a Maurizio Pinto e Alessio Graglia, reduci dagli scontri a Roma davanti a Montecitorio

Sanremo. «Noi andiamo avanti, siamo già pronti per una grande azione, ne sentirete parlare. Ed andremo avanti ad oltranza, finché non sarà buttata giù questa vera e propria dittatura sanitaria». A dirlo è Maurizio Pinto, all’unisono con Alessio Graglia, imprenditori, entrambi del Movimento Imprese Italiane. Sono reduci dalla manifestazione e dagli scontri che ci sono stati l’altro ieri a Roma, davanti a Montecitorio.

Maurizio Pinto incatenato

Chi era sceso in piazza quel giorno,  voleva la fine di quella che loro chiamano “dittatura sanitaria”, ovvero del lockdown con tante attività che non lavorano da tempo e se lo fanno, lo fanno a singhiozzo. Come ad esempio ristoranti, palestre, cinema, discoteche, negozi di abbigliamento, saloni di bellezza, parrucchieri.

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L’intenzione dei manifestanti era quella di arrivare al palazzo di Montecitorio e dopo che un gruppetto ha cercato di sfondare il cordone di polizia, quest’ultima ha caricato i presenti. E’ volata qualche manganellata ed un agente è rimasto ferito. «La colpa degli scontri non è ne dei manifestanti, ne delle forze dell’ordine – spiega Graglia – ma di chi ha creato questa situazione insostenibile, dove c’è gente che non lavora e non porta a casa nulla per la famiglia».

Poi Pinto dice: «Questo è solo l’inizio perché noi non ci fermeremo assolutamente, noi sappiamo che stiamo combattendo per una giusta causa. E’ assolutamente superfluo dire che hanno sostituito l’articolo 32 della Costituzione contro ogni principio ogni diritto garantito: lavoro, salute. Non ci interessa del virus. Questo va curato negli ospedali, implementando ovviamente i protocolli di sicurezza domiciliari, investendo dei soldi nella sanità, dopo che questa è stata depredata da tutti i Governi precedenti. Perché è responsabile tutta la politica, ma non sono i cittadini che devono pagare per le nefandezze del Governo. Siamo diventati degli schiavi, che devono chiedere il permesso per andare a lavorare, per uscire di casa».