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Imperia, Ranise (Cambiamo!): «Dati preoccupanti e a fronte di questi c’è poco da eccepire»

Il consigliere comunale e cardiologo arancione approva le misure adottate per il Ponente

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Imperia. «I dati purtroppo sono preoccupanti e a fronte di questi c’è poco da eccepire. È una situazione oggettiva che ha richiesto misure drastiche. A ieri la provincia di Imperia (così come quella di Savona), ha superato la soglia dei 250 positivi ogni 100 mila abitanti in una settimana (286 a Savona, poco meno a Imperia)».  Lo scrive il consigliere comunale di Cambiamo! Antonello Ranise.

«Sale conseguentemente il numero degli ospedalizzati e delle terapie intensive (i dati più aggiornati di cui dispongo sono 122 ricoverati più 10 in terapia intensiva), con un aumento della pressione su tutti i reparti ospedalieri, malgrado fortunatamente siano molti i pazienti guariti. Con questi numeri, il passaggio delle due province a “zona rossa” diventa inevitabile, così come previsto dalla legislazione nazionale in materia, sulla base dei report epidemiologici. Hanno sicuramente inciso negativamente la vicinanza con la Francia (in particolare la costa azzurra), e con il Piemonte, che da giorni presentano dati di espansione della pandemia molto alti e preoccupanti», prosegue Ranise

«E’ evidente, cosi’ come sottolineato da molti amministratori -conclude il consigliere arancione –  che questo ulteriore sacrificio sia un passaggio difficile ma necessario per garantire la salute dei nostri concittadini e sono assolutamente concorde con le preoccupazioni espresse dai vertici dell’ Asl. Voglio però sottolineare con forza la mia vicinanza ai commercianti e a tutti i settori della piccola impresa messi a dura prova e letteralmente stremati da questa pandemia. È necessario un cambio di passo radicale del governo in merito ai ristori e al sostegno di tutte le attività produttive, con l’ auspicio che dopo Pasqua si possa ripartire con aperture mirate e in sicurezza, possibilmente senza continui “stop and go” che mettano ulteriormente in difficoltà gli esercizi commerciali. C’è chi purtroppo ha chiuso e non riaprirà più, chi chiede solo regole sicure e definitive per poter lavorare in sicurezza, chi non ha lavoro e non vede alcuna possibilità di trovarne, né nel pubblico né nel privato. Per non parlare dei giovani e dei giovanissimi, costretti a vivere in modo innaturale e straniante. È un momento in cui c’è bisogno di una grande coesione sociale, di comprensione, e, mi si passi l’ espressione, di amore per la propria comunità, per poter ripartire dopo il periodo più duro che il nostro paese ha conosciuto dopo il dopoguerra».

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