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Decreto Riaperture, Vazzano (CNA Imperia): «Per la ristorazione criteri e orari ingiustificatamente punitivi»

«È necessario trovare una soluzione a metà strada, che permetta anche l’utilizzo delle aree interne dei locali, seppur in percentuale ridotta»

Imperia. «Delusione e tanta preoccupazione per il futuro. Il Decreto Riaperture si prende gioco delle imprese e delle famiglie: il risultato di una quasi totale assenza di dialogo e confronto con le categorie e le imprese» – così esordisce Luciano Vazzano, segretario provinciale CNA Imperia –«Non possiamo essere soddisfatti di fronte a misure e condizioni che appaiono del tutto ingiustificate e discriminatorie nei confronti di attività che hanno dimostrato di non incidere in alcun modo sull’andamento dei contagi».

Una posizione, quella dell’Associazione, fortemente critica, a cominciare dal coprifuoco: «Un decreto che presenta incongruenze incomprensibili. L’orario delle 22 condiziona troppo il lavoro degli esercizi di ristorazione, non tenendo conto dei comportamenti sociali, in particolare nei mesi estivi. Che senso ha pensare ad iniziative per far ripartire la stagione turistica, se l’obbligatorietà del rientro viene confermata alle 22? Senza contare che limitando gli orari di apertura si favoriscono, anziché evitarli, gli assembramenti».

Prosegue Vazzano: «Riaprire solo le attività che hanno i tavoli all’esterno, significa prolungare la chiusura per tutti gli altri, una percentuale altissima nel nostro territorio, se pensiamo agli esercizi nei centri storici, nei territori dell’entroterra o in affaccio sulle nostre strette vie. Il provvedimento prevede la riapertura da lunedì 26 aprile per il consumo al tavolo, nella sola zona gialla, ma solo all’aperto e fino alle 22. Come puoi comportarti con i clienti se inizia a piovere o a tirare vento? Li devi mandare via? Un’impresa programma gli acquisti e la linea produttiva, non vive alla giornata: come puoi pianificare la tua attività se non sei certo della tua capacità ricettiva in caso di maltempo? Oltre al danno, la beffa».

«Le amministrazioni locali stanno accelerando l’iter per un maggiore “sfruttamento” del suolo pubblico, ma la condizione o dentro o fuori così come ipotizzata dal Decreto è troppo stringente: è necessario trovare una soluzione a metà strada, che permetta anche l’utilizzo delle aree interne dei locali, seppur in percentuale ridotta. Ricordiamo infatti che soltanto dal 1 giugno sarà possibile svolgere le attività al chiuso, ma con l’incomprensibile limitazione alle 18. A queste condizioni, i risultati sono certi: pochissimi clienti e sicuramente ulteriori costi da dover gestire».

Insoddisfazione viene manifestata anche per l’assenza di indicazioni per le attività di catering ed eventi in occasioni delle cerimonie civili e religiose, con ulteriore gravissimo pregiudizio per le imprese: «Confidiamo in una correzione dell’attuale orientamento nei confronti delle attività di ristorazione, che sono praticamente chiuse da ottobre». «In ogni caso – conclude Vazzano – è evidente come l’accelerazione del programma delle riaperture e, soprattutto, il controllo dell’epidemia si basi sulla campagna vaccinale e da questo punto di vista ribadiamo la disponibilità delle imprese a contribuire al suo potenziamento».

«L’anno scorso, più precisamente il 16 maggio, le attività di ristorazione poterono aprire senza alcuna restrizione di orari. È passato un anno, la campagna vaccinale procede, ma le limitazioni, frutto di un provvedimento di finta cautela, sono ancora troppe e poco coerenti con la vita delle nostre imprese: occorre una necessario cambio di rotta, per non compromettere la stagione turistica e minare ancor di più la tenuta psicologica delle persone» – conclude.