Quantcast

Covid, Elisa Anfossi dell’Asd Karate Arma Taggia: «Draghi riapri lo sport»

«Lo sport difende dal virus, l'inattività uccide la vita»

Taggia. Elisa Anfossi, vicepresidente dell’Asd Karate Arma Taggia, un’associazione sportiva che si occupa di formare giovani atleti nell’ambito del karate, sia a livello agonistico che dilettantistico, ma anche di corsi fitness quali aerobica, pilates ed allenamento funzionale ci scrive per sottolineare la situazione in cui si trovano palestre e centri sportivi, a più di un anno dalla chiusura, a causa della pandemia da Covid.

«Gentili lettori, amanti dello sport ed atleti amatori e professionisti, dopo più di un anno di silenzio e di aiuti negati, ci sentiamo in dovere di sollevare una discussione inerente a un problema che accomuna tutti i professionisti del nostro settore.

A partire da marzo 2020, il mese del primo lockdown, sino ad oggi, palestre e centri sportivi hanno avuto la possibilità di restare aperti per 6 mesi ottenendo meno di 2000€ come ristoro, cifra decisamente inferiore rispetto al fatturato annuo di qualunque attività: in questi mesi si sono susseguite proposte da parte degli organi istituiti per tutelarci, proposte inerenti a finanziamenti mai arrivati. Ciò che purtroppo a molti sfugge è che fare sport, non è solo un modo per fuggire dalla realtà: è un lavoro retribuito e a tempo pieno per tutti gli istruttori e collaboratori che credono realmente nelle potenzialità dei loro atleti e che da sempre mettono impegno e passione per insegnare al meglio la loro disciplina.

Da piccola realtà di paese quale siamo, abbiamo sempre cercato di insegnare ai nostri atleti, di ogni disciplina da noi praticata, valori quali l’impegno costante, la perseveranza, l’altruismo ed il rispetto, il tutto pervaso da entusiasmo e serenità; ci siamo sempre mostrati positivi ed ottimisti, svolgendo lezioni fitness online per continuare a mantenere lo spirito del gruppo e condividendo costantemente sui social aneddoti sul karate per meglio far conoscere la nostra attività.

Nonostante ciò, nei mesi trascorsi ci siamo sentiti profondamente ignorati dalle istituzioni, malgrado lo sport abbia dato e continui a dare enorme prestigio al nostro Stato; durante le brevi riaperture ci sono state imposte prenotazioni, numeri ridotti ai corsi, la distanza obbligatoria, facendo diventare un centro sportivo non più un luogo di convivialità e familiarità, ma quasi un luogo freddo ed apatico. Abbiamo investito soldi e tempo in sanificazioni, compilando costantemente moduli ed autocertificazioni, per la tutela nostra e dei nostri tesserati.

Nessuno si è mai imposto, nessuno si è mai lamentato perché l’importante era ricominciare con la nostra passione, con il divertimento che tanto ci accomuna e che ci fa star bene. Le persone che frequentano palestre o centri sportivi sono persone disciplinate, che hanno sempre rispettato e che sempre rispetteranno le regole.

Ad oggi, non esiste alcuna evidenza scientifica che correli la pratica di sport con il contagio da Covid-19 e, soprattutto, ad oggi nessun contagio è stato attribuibile alla frequentazione di palestre. Così facendo vengono messi in difficoltà estrema 1.000.000 di lavoratori, 100.000 centri sportivi e 20.000.000 di atleti, per non parlare dei sogni di istruttori, maestri, allenatori che hanno faticato una vita per arrivare a coronare il sogno di aprire o lavorare in un centro o un’associazione sportiva, insegnando a bambini, ragazzi e adulti discipline sane sia a livello fisico che a livello psicologico.

Chiediamo, pertanto, una risposta che ci permetta di riprendere non solo con la nostra passione, ma con il nostro lavoro e che ci consenta nuovamente di sostenere quotidianamente i nostri atleti» – scrive in una lettere Elisa Anfossi.