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Coronavirus, la testimonianza di Roberto Vallepiano: «Ho visto la morte in faccia»

«Mi è capitato di addormentarmi con una persona a due letti dal mio e rivederla la mattina dopo in un sacco nero»

Sanremo. «Ho visto letteralmente la morte in faccia. All’inferno e ritorno». Inizia così il post sulla pagina Facebook di Roberto Vallepiano, 44 anni, che racconta la sua personale lotta al Covid-19. «Dopo una odissea di 20 giorni – i peggiori della mia vita – trascorsi al Reparto Covid di Sanremo, trovo finalmente la forza di scrivere e raccontare», dice.

«L’incubo è iniziato dopo essere risultato positivo al Covid insieme a tutta la mia famiglia, mia madre, mio padre e mio fratello.
Mi sono immediatamente procurato un saturimetro ed ho riscontrato che l’ossigeno nel sangue era bassissimo – racconta – Ho avvisato la ASL che ha inviato una ambulanza in pochi minuti. Mi hanno ricoverato d’urgenza insieme ai miei genitori. Dopo la Tac e i vari esami mi hanno riscontrato una polmonite molto grave e perniciosa, mi hanno immediatamente mandato in Terapia Intensiva dove ero attaccato ad una macchina per respirare e non potevo muovermi dal letto neppure per motivi fisiologici.
24 ore al giorno attaccato all’ossigeno con la paura di un collasso polmonare».

Iniziano così 20 giorni da incubo: «Punture di eparina nella pancia, le braccia piene di flebo di antibiotici, antivirali, antidolorifici, e chissà cos’altro. Mi hanno chiesto uno o due numeri di telefono di persone care che volessi avvisare in caso di decesso. Sentivo il sangue gelarmi nelle vene. Intorno a me gente che urlava, che piangeva, che se la faceva addosso. Mi è capitato di addormentarmi con una persona a due letti dal mio e rivederla la mattina dopo in un sacco nero. Soltanto adesso riesco a elaborare e a mettere un po’ di distanza emotiva con quello che mi è accaduto negli ultimi 20 giorni».

Che cos’è il Covid? «Se non l’hai vissuto sulla tua pelle è impossibile da capire. Sono i peggiori dolori cervicali della tua vita concentrati nello stesso momento. Il mal di testa più martellante. Lo stomaco ti si piega in due. Tutte le ossa ti fanno male. Il gusto e l’olfatto spariscono. Ho 44 anni, non ho malattie pregresse e l’ultima volta che ho messo piede in ospedale avevo 9 anni ed era per l’appendicite. Ho un fisico sano e sportivo, curo l’alimentazione al limite del salutismo. Non ho mai fumato una sigaretta in vita mia. Questo probabilmente è ciò che mi ha salvato la vita ma, nonostante ciò, ho comunque rischiato grosso. Altro che il Covid colpisce solo gli ultraottantenni con varie patologie come sosteneva qualcuno! Un terzo dei ricoverati in Terapia Intensiva aveva meno di 45 anni».

La rabbia. «E’ passato più di un anno dall’inizio della pandemia e continuano a morire centinaia di persone tutti i santi giorni. I primi mesi le vittime erano per colpa del Covid, oggi il perdurare di questa situazione è colpa di chi ci governa, del loro pressapochismo, della loro incapacità. Sicuramente di tutto ciò il potere si è avvalso e questo gli ha fatto molto comodo. Perché un conto è avere milioni di persone incazzate che ti chiedono conto delle vittime e delle tue inadempienze in maniera cosciente e argomentata. Un conto è avere davanti masse di imbesuiti che dicono che il vaccino è fatto coi feti dei bambini morti e il 5G e che il Covid è un’invenzione dei poteri forti».

«Doveva essere già effettuata una campagna di vaccinazione di massa che mettesse fuori pericolo la popolazione eppure questo non è avvenuto. Non ci sono abbastanza vaccini ci hanno detto. Ma in realtà non ci sono perché, per motivi squisitamente geopolitici, chi ci governa ha preferito mettere a repentaglio la vita di milioni di persone favorendo esclusivamente i vaccini delle multinazionali e escludendo aprioristicamente lo Sputnik russo e il vaccino di stato cinese e cubano».

Gli esempi. «Gli esempi virtuosi su come affrontare l’epidemia erano lì davanti ai nostri occhi: quelli dei paesi socialisti che hanno messo la vita dei propri cittadini davanti al business. Erano quelli della Repubblica Socialista del Vietnam, di Cuba, del Venezuela, della Repubblica Popolare Cinese. Questa avrebbe dovuto essere la parola d’ordine delle organizzazioni della sinistra di classe e delle loro avanguardie. Invece, spesso e volentieri, ci si è avvitati in fumisterie ideologiche o peggio si è flirtato con le peggiori nefandezze su improbabili “dittature sanitarie” o con le più ignobili campagne antivacciniste che, come sappiamo, hanno delle ben note regie a livello internazionale: dalle destre evangeliche alla Bolsonaro ai cazzari di Q. Dopo un anno di pandemia abbiamo superato 100.000 morti ufficiali, un numero per altro largamente sottostimato. Oggi grazie all’irresponsabilità di Confindustria e delle forze padronali e di destra, con un numero elevato di decessi e di contagi, rischiamo di vanificare anche la lentissima campagna vaccinale e di essere travolti dalle varianti. Il virus corre troppo veloce, i trasporti sono inadeguati, in fabbriche, uffici e posti di lavoro non è cambiato nulla, il personale sanitario continua ad essere numericamente insufficiente e comprensibilmente sfinito davanti a numeri di decessi inquietanti».

La testimonianza. «Questo post è la mia testimonianza diretta su ciò che ho vissuto e su ciò che tutti i giorni vivono decine di migliaia di persone. Non è un invito ad aprire il dibattito. Fatevi i cazzi vostri. Se volete sproloquiare di dittature sanitarie, teorie no vax e complotti globali evitate. Non mi interessano queste stronzate. Fuori dai coglioni dalla mia bacheca».

I ringraziamenti. «Desidero soltanto concludere ringraziando le decine di amici e compagni che a vario titolo, con rispetto e discrezione, mi sono rimasti vicini in queste dure settimane di ospedalizzazione, non facendomi mai mancare il loro sostegno.
Ringrazio – fuori da ogni retorica – soprattutto le decine e decine di camici bianchi del Reparto Covid di Sanremo che in prima linea, lavorando in condizioni limite, tra mille difficoltà, mi sono sempre rimasti vicini con grandissima empatia e sensibilità.
E’ stata davvero commovente la vostra dedizione e la vostra vicinanza nei momenti più difficili».