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Coronavirus, campagna vaccinale a Ponente. Amato: «Abbiamo vaccinato 18mila persone»

Il responsabile dell'hub di Camporosso fa il punto sui vaccini

Camporosso. Va avanti senza sosta la campagna vaccinale contro il Covid-19 nell’estremo ponente ligure dove, dal 18 febbraio, sono 18mila le persone a cui è stato somministrato il vaccino. A dichiararlo è Matteo Amato, amministratore della Croce Azzurra di Vallecrosia, referente per la provincia di Imperia di Misericordie e soprattutto referente, incaricato dall’Asl1 Imperiese, per quanto concerne l’organizzazione della campagna di vaccinazione nell’estremo ponente ligure.

intervista Matteo amato

«Abbiamo iniziato questa attività, in sinergia con l’Asl1 Imperiese, il 18 di febbraio scorso – esordisce Amato – E’ un lavoro importante che vede coinvolte tantissime persone, tra volontari e forze di polizia per la gestione dell’ordine pubblico. Dal 18 febbraio abbiamo vaccinato circa 18mila persone, sempre seguendo le categorie classificate come “a rischio”: vulnerabili, ultravulnerabili, personale scolastico, forze dell’ordine».

A fare da traino è sicuramente l’hub istituto al PalaBigauda di Camporosso, vero centro nevralgico della campagna in grado di vaccinare anche 700 persone al giorno. Aperto tutti i giorni, dalle 8 alle 20, se non addirittura fino alle 24. Ma il lavoro non si esaurisce a Camporosso. Per raggiungere i più fragili ed esposti al virus, personale sanitario e volontari si sono spostati anche nell’entroterra, e tutti i pomeriggi anche a domicilio, per vaccinare i più vulnerabili.

E’ di tre tipologie di vaccino, la fornitura al PalaBigauda: Pfizer, AstraZeneca e Moderna. Quest’ultimo, insieme al Pfizer, viene utilizzato anche nell’entroterra. Mentre l’AstraZeneca è stato inoculato ad oltre 4mila persone, quasi tutti frontalieri.

La macchina, seppur complessa, ha funzionato benissimo fino allo scorso weekend quando è andata in tilt. Domenica scorsa, in particolare, centinaia di persone si sono riversate nell’hub di Camporosso, così come in quello di Arma di Taggia, ma sono state rimandate a casa. Cosa è successo? «C’è stata mancanza di comunicazione, forse da parte delle istituzioni, dell’Asl – spiega Amato – Poi magari l’informazione è stata anche recepita male dalla popolazione. C’è stata molta confusione, non solo sulla tipologia del vaccino, ma anche sull’organizzazione. Si era partiti con un’idea chiara da parte della direzione sanitaria: quella di vaccinare i nati nel ’42 e nel ’43. In corso d’opera, soprattutto nella giornata di domenica, la vaccinazione è stata aperta ad altre fasce di età. L’apertura era però indicata solo a persone che avevano già una prenotazione in corso a prescindere dalla data. Invece questa mala-informazione ha fatto sì che le persone si fiondassero anche senza avere prenotazione».

Una delle “fake news” che circolavano era quella relativa a “dosi in avanzo”: «Le dosi non avanzano mai – chiarisce Amato – Le  abbiamo calcolate, quindi sono sempre giuste sulla base dei prenotati. Qualora ci fossero delle dosi “in avanzo”, cinque o sei a fine giornata, queste non vengono assolutamente buttate: abbiamo un elenco di 1500 persone ultravulnerabili fornito dall’Asl da chiamare in questi casi».

AstraZeneca. Dopo le notizie di decessi a seguito di vaccinazioni con AstraZeneca ci sono state delle disdette tra chi aveva prenotato? «Inizialmente qualche disdetta c’è stata soprattutto da parte dei frontalieri – risponde Amato – Ad oggi abbiamo comunque prenotazioni, dunque non c’è quella grandissima disdetta che sembrava esserci inizialmente. AstraZeneca, lo sottolineo, è un vaccino sicuro». Su oltre 4mila vaccinazioni con AstraZeneca al PalaBigauda non c’è stata nessuna reazione.

Sabato e domenica il PalaBigauda resterà chiuso. «L’asl ha deciso questo fine settimana di chiudere il PalaBigauda – conferma Amato – Ma questo non vuol dire che interromperemo le vaccinazioni. Ci occuperemo di altro, ad esempio ricominceremo con l’entroterra della val Nervia: sabato saremo a Isolabona e domenica a Pigna, dove porteremo il vaccino Moderna per gli ultrasettantenni».